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       (aggiorn. nov.2011)          

                                                                                                              

 

    

 

CASSA FORENSE  / da Leman Brothers U.S.A. ai BPT made in Italy                         

             Una notizia e quattro  interrogativi.

 

di

MARIO ROMANO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

      Tra i soggetti che hanno risposto con iniziative concrete all'appello lanciato dalle colonne del Corriere della Sera dall'imprenditore toscano  Giuliano Melani, il più significativo è, senz'altro, la Cassa di Previdenza degli Avvocati.

     E' di questi giorni la notizia -  diffusa dai mass media cartacei e on line (in particolar dal sito web della stessa  Cassa Forense) - secondo cui la Cassa degli Avvocati, presieduta da Alberto Bagnoli, ha acquistato titoli di Stato (BPT) per un valore di 150 milioni di Euro.

     Si tratta, senza ombra di dubbio, di un'iniziativa che darà buoni frutti a vantaggio della solidità dell'Ente Previdenziale Forense, che è stata adottata - come ha precisato lo stesso Avvocato Bagnolia seguito di apposita deliberazione del Comitato dei Delegati, dopo un' attenta valutazione di carattere finanziario.

     Non abbiamo motivo di dubitare della correttezza della determinazione e della sua bontà sul piano del rendimento, sia pure non a breve termine, anche se i boatos sempre più insistenti, in ambito UE, destano qualche preoccupazione  circa il futuro dell'Euro e di ciò che ad esso è collegato: sembra, infatti, che le oscure forze della speculazione economica internazionale stiano per sferrare un attacco che potrebbe avere effetti devastanti di tipo recessivo per i Paesi della Comunità e, in particolar modo, per il nostro.

     Nel valutare, tuttavia, la notizia del recente investimento conforme al dettato  Melaniano, ci viene in mente un'altra notizia - per la verità assai meno pubblicizzata (apparsa solo sul Sole 24 Ore dell'11 novembre 2008) - relativa al (fallimentare) investimento fatto dalla Cassa Forense, qualche anno fa', di oltre 200 milioni  di Euro in azioni della Leman Brothers statunitense, di cui non si è saputo più la fine.

     Crediamo, allora, che - come avvocati  - ci sia consentito di chiederci :

-  quella iniziativa fu preceduta da pari prudente attenzione da parte dei Delegati dell'epoca, in larga misura , coincidenti con quelli attuali ?;

- che tipo di accertata  competenza possedevano e  posseggono i Colleghi delegati , sulla materia ?

-  di quali qualificate consulenze essi si sono  preventivamente  avvalsi ?

-  quali i  costi di dette eventuali consulenze ?

Sarà gradita una chiara risposta che ci impegniamo a pubblicare.