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DIRETTORE RESPONSABILE: MARIO ROMANO |
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( aggiorn. marzo 2004 )
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IL CODICE NAPOLEONICO E LE CODIFICAZIONI SUCCESSIVE IN ITALIA E IN EUROPA Giuseppe Zanardelli nel Centenario della morte.
di Maria Antonietta Stecchi de Bellis |
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21 marzo 1804: 30
ventoso dell’anno XII, secondo
la denominazione data alle stagioni dal calendario repubblicano
francese, istituito dalla Convenzione Nazionale il 24 novembre 1793.
E’ appunto quella del 21 marzo 1804,la
data di emanazione del Code Napoléon-il
codice civile francese – detto “Napoleone” sia perché portato a
compimento sotto l’Impero di Napoleone,sia perché Napoleone stesso
prese parte attiva ai dibattiti sul relativo progetto.Il testo ebbe la
grande importanza,già avvertita dai contemporanei,di rompere
definitivamente col sistema del diritto comune e di dare l’avvio,in
tutta l’Europa,alla codificazione.
Va qui ricordato che se,per gli studiosi
e,particolarmente,secondo il Calasso,la nozione di diritto comune
indichi una categoria logica,che
ogni sistema giuridico,antico e moderno,arrivato a maturità di sviluppo
conosce,nel linguaggio corrente suole designarsi con tale
espressione il sistema di diritto risultante dal diritto romano e dal
diritto canonico,che regolò la vita italiana, e in parte europea,dalla
ricostituzione dell’Impero alla codificazione,da quando
l’aspirazione all’unità giuridica cominciò a palesarsi sempre più
forte nell’ambito del territorio europeo.Un lungo cammino che oggi
sembra avviarsi,nel rinnovato e fecondo dialogo tra i popoli civili,pur
tra grandi travagli,a quella unità tanto agognata e sofferta.
Il merito della codificazione toccò a
Napoleone che riuscì a condurre a termine i lavori già iniziati in
materia dalle assemblee rivoluzionarie.Fu infatti la Rivoluzione a
consentire la creazione di organi dotati dei poteri giuridici occorrenti
e dell’autorità politica necessaria a realizzare la codificazione.Il dualismo del
potere tra il re e il parlamento e
quello giuridico che opponeva il
droit écrit (romanistico) del Sud al droit
contumier – consuetutidinario – del Nord erano stati fino a quel
momento di ostacolo alla unificazione del diritto. Alla discussione sul
progetto dinanzi alle Camere,intervenne Napoleone in persona, preoccupato di contrapporre alle sottigliezze dei
giuristi l’opinione dell’uomo della strada: si può
affermare che il Codice civile francese del 1804,ancor oggi in
vigore in Francia,pur con molte modifiche,impostato sui principii di
uguaglianza e libertà dell’individuo,influenzò la codificazione
successiva in Europa ed anche in Sudamerica.
Al Code
Napoléon,seguirono quattro nuovi codici che furono: il codice di
procedura civile,promulgato nel 1806,il codice di commercio del 1807,il
codice di procedura penale del 1808 e il codice penale del 1810.
Mentre un codice civile generale veniva pubblicato in
Austria,valevole per tutti i paesi dell’Impero austriaco,in Germania
Federico Carlo di Savigny opponeva un argine alle tendenze
codificatrici,sostenendo la necessità di approfondire lo studio del
diritto comune, divenendo il creatore della cosiddetta
Scuola storica.
Ma il Secolo dei lumi
aveva già segnato,anche in Italia,un risveglio degli studi filosofici e
del diritto.
Dopo
La Scienza nuova di G.B.Vico (1725) ,che aveva tracciato la storia
ideale dell’umanità,mettendo l’Italia alla testa della
giurisprudenza europea,Pietro Verri,dalle colonne del suo giornale
milanese Il Caffè,
combattendo audacemente l’ignoranza e i pregiudizi,anticipava,con le
sue sapienti osservazioni sulla tortura,la fiera e generosa protesta
contro le leggi e le tradizioni medievali che reggevano la giustizia
criminale:il piccolo libro di Cesare Beccarla Dei
delitti e delle pene, edito a Livorno nel 1764,e destinato ad un
grande successo,varcava i confini d’Italia imponendosi ai pensatori di
ogni paese per l’abolizione della tortura e della pena di
morte.Qualche anno dopo,la genesi
del diritto penale di Gian Domenico Romagnosi,rappresenterà,attraverso
una rigorosa dimostrazione scientifica e sistemazione logica,uno
stupendo ingranaggio di principi astratti e di osservazioni concrete. Verrà quindi la Scienza
della legislazione di Gaetano Filangieri,illustre campione della
Scuola napoletana,diretta a migliorare la società con un sistema di
leggi ispirate alle più gloriose istituzioni del mondo,a cominciare da
quelle della Grecia e di Roma..Tradotta nei maggiori Paesi
europei,l’opera del Filangieri fu pubblicata dal 1780 al 1785 in sette
volumi.Il suo autore,uno dei più grandi giuristi e pensatori che
l’Italia possa vantare,nato a Napoli duecentocinquant’anni or sono e
scomparso a soli 36 anni,suscitò l’ammirazione di Beniamino
Franklin,di Goethe e dello stesso Imperatore,Napoleone Bonaparte. Il Codice borbonico,che vide la luce a Napoli nel 1819,si chiamò Codice per lo Regno delle Due Sicilie. Ciascuna delle sue parti,pubblicate in altrettanti volumi,reca in apertura il proemio di Ferdinando I Dopo la
proclamazione del Regno d’Italia,fu emanato il Codice civile italiano
del 1865. Il 26
dicembre del 1903,moriva a Maderno
Giuseppe Zanardelli,giurista ed uomo politico,nato a Brescia il
26 ottobre del 1826.Nella ricorrenza
del Centenario,già celebrato al Vittoriano con una mostra
storico-scientifica dedicata al grande Italiano,non possiamo fare a meno
di ricordarne la Figura e l’opera. Complessa e tumultuosa la sua vicenda politica,dall’organizzazione della insurrezione bresciana, tra i Cacciatori delle Alpi,all’incontro con Garibaldi alle porte della città. Ministro dei Lavori Pubblici nel primo ministero della sinistra,presieduto da Agostino Depretis;Ministro dell’Interno e quindi di Grazia e Giustizia,ancora con Depretis e poi con Crispi. Quindi, Presidente della Camera e,nel 1901,nuovamente a capo del Governo con Giolitti. Ha, intanto, varato
importanti provvedimenti: il nuovo Codice Penale,il nuovo Codice di
Commercio e la normativa sul lavoro femminile e minorile,affrontando
grossi problemi come la questione meridionale, che lo induce ad un
viaggio in Basilicata,e l’abolizione dei dazi di consumo.Fondamentali
i suoi discorsi sull’Avvocatura,che l’Ordine degli Avvocati di
Brescia nel Cinquantenario della morte di Giuseppe Zanardelli suo Primo
Presidente ristampò perché
vuole ne risuoni l’alta parola che esalta ed ammonisce.
A
Giuseppe Zanardelli è quindi legata una delle tappe fondamentali della
storia del diritto se il suo Codice unificò la legislazione penale a
livello nazionale,anticipando quelli che sarebbero stati i problemi più
vivi e cocenti della società in cammino:l’abolizione della pena di
morte,la libertà di sciopero,la libertà delle riunioni e delle
manifestazioni. Chiudiamo col nome di Giuseppe Zanardelli, anche in occasione del
Centenario,questa pagina con la quale,ricorrendo anche il Bicentenario della emanazione del Codice Napoleonico, abbiamo ricordato
il contributo dato dal pensiero e dall’opera dei giuristi italiani al
diritto ed alla civiltà.
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