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Tornano alla mente i giorni vissuti a Ravenna nell'ottobre del
1990, quando l'Avvocatura riunì, per la prima volta, gli Ordini e le
Associazioni alla ricerca di nuove dimensioni in cui proiettare
l'attività forense, al cospetto delle istituzioni. Fu quello il
primo confronto da cui scaturì la necessità di creare un organismo
(diverso dal CNF), capace di identificare la soggettività politica
dell'Avvocato, teso a confrontarsi con la società per incidere
tempestivamente nelle trasformazioni e contribuire attivamente alle
irrinunciabili riforme.
Fu da quell'assise, infatti, che
scaturì cinque anni dopo, al termine di uno storico congresso
straordinario tenutosi a Venezia nel 1995, l'Organismo Unitario
dell'Avvocatura (O.U.A.).
Chi - come l'estensore
di queste note - visse quella rivoluzione , partecipando in
prima persona ai giorni caldi dell'OUA guidato dal carismatico
Giovanni Mati, avverte amarezza e rimpianto, di fronte al
progressivo logoramento dell' unità faticosamente conquistata,
quando sembrava compiuto il miracolo di ridurre ad uno il comune
sentire di Associazioni e Ordini, per l'insopprimibile obbiettivo di
esaltare il prestigio della nostra travagliata Classe professionale.
Non può che salutarsi con favore,
allora, l'iniziativa dell'O.U.A. di Maurizio De Tilla di
chiamare a raccolta Ordini e Associazioni (come ai tempi di
Ravenna), per riaffermare il ruolo costituzionale dell'Avvocato
degli anni duemila, teso alla conquista di nuovi e più moderni
strumenti processuali.
Di
particolare interesse, leggendo il programma dei lavori, si presenta
la sessione del Forum della Previdenza, che
- tra tutti - appare l' argomento meno
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avvertito
dalla maggioranza degli avvocati, la cui età media li colloca in
posizione ancora lontana dal momento del pensionamento e non li fa
riflettere sulla necessità di preparare a quarant'anni le condizioni
più favorevoli da godere a sessanta:A questo proposito, sarà il
caso di avanzare , tra le tante proposte di riforma del nostro
ordinamento, quella che preveda un'adeguata formazione, sul piano
tecnico e scientifico, dei colleghi da eleggere quale delegati della
Cassa Forense, in considerazione del bagaglio di nozioni di
macro-economia e di matematica attuariale indispensabili per una consapevole
partecipazione alle scelte di tipo finanziario connaturate alla
gestione dell'Ente previdenziale.
Leggendo
gli interventi dei vari Rosa, Ubertini & C. (pubblicati nei recenti
numeri di MODELLO 5 ) si ha, infatti, la conferma che il ruolo di
cassista esige una preparazione ed una capacità espositiva
(comprensibilità del linguaggio, nella spiegazione dei problemi
previdenziali) di
cui gli avvocati non sempre sono in possesso.
il
delegato deve, dunque, possedere caratteristiche specialistiche,
inconciliabili con l'improvvisazione sorretta da sola buona volontà
e tale specializzazione non dovrà essere appannaggio esclusivo dei
dirigenti dell'Ente, ben dovendo ciascun delegato, lungi da una
passiva partecipazione ai lavori dell'Ente, apportare un proprio
efficace
contributo nell'interesse di tutti.
Mario Romano
- già componente OUA
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