|
|
|
|
|
DIRETTORE RESPONSABILE: MARIO ROMANO |
||
|
CONFRONTO TRA IL SISTEMA PREVIDENZIALE ITALIANO E QUELLO DEGLI ALTRI PAESI EUROPEI
di NATASCIA PAPARCONE |
||
|
|
||
|
Per una panoramica delle caratteristiche d ei sistemi previdenziali
pubblici dei Paesi Europei, o - almeno di quelli
più significativi, è utile far riferimento a sei
Paesi, oltre l 'Italia e precisamente
la Francia, che presenta un sistema previdenziale integrativo obbligatorio per legge; l'Olanda e la Germania, in cui è stato ufficialmente introdotto il sistema pensionistico dei tre pilastri, quali la previdenza pubblica di base, quella complementare aziendale e quella di tipo individuale-volontaria; la Gran Bretagna, dove la mancanza di un' adeguata struttura pubblica di base ha favorito, già da molti decenni un notevole sviluppo di forme di previdenza complementare; il Belgio e la Spagna, che stanno vivendo esperienze previdenziali molto simili a quella italiana. Attese le profonde differenze che intercorrono fra i diversi sviluppi della previdenza complementare nei singoli Paesi (in ragione delle peculiarità storiche di ciascuno), l'unica caratteristica che assimila i sistemi integrativi privati dei Paesi Europei (fatta eccezione per la Francia), è quella del metodo di finanziamento costituito dall'applicazione del criterio di capitalizzazione che si contrappone ai sistemi pubblici basati, in prevalenza, sul meccanismo della ripartizione. Quasi tutti i piani previdenziali dei menzionati Paesi Europei prevedono -sia in caso di morte in servizio che dopo il pensionamento e accanto alle pensioni di vecchiaia pensioni di invalidità e a favore dei superstiti, il cui importo è determinato in percentuale rispetto alla prestazione di base. Riguardo alle prestazioni garantite, in caso di invalidità totale e permanente non dovuta ad infortuni o malattie professionali e in caso di morte in servizio, i sistemi pubblici tendono a tutelare -anche se solo in parte- il lavoratore che si trovi in uno stato di invalidità; in tal caso: è garantita, per retribuzione intorno ai 40 milioni, una prestazione tra il 37% e il 70% delle retribuzione stessa, con l'eccezione costituita dalla punta minima del 24% in Gran Bretagna; è erogata anche una prestazione, sia pure di misura piuttosto ridotta, in favore del coniuge e dei figli superstiti, in caso di morte in servizio dell'assicurato, con ciò,lasciando fuori tutela più del 70% dell'ultima retribuzione. Si tratta di una previsione normativa dovuta al fatto che le prestazioni sono calcolate tenendo conto del solo servizio maturato al momento della morte del soggetto protetto, il che comporta, dunque, notevoli lacune di copertura, soprattutto per i giovani. Il costo globale sopportato dai lavoratori e dai datori di lavoro dei Paesi Europei, compresa l'Italia ( e con l'eccezione dell'Olanda, dove un peso notevole è rappresentato dall'assicurazione obbligatoria di invalidità) è collocato in una percentuale che supera il 50%. Va rilevato inoltre che, tra i Paesi europei solamente il Belgio e l'Italia non limitano la contribuzione ad un massimale retributivo. Negli altri Paesi i contributi sono limitati ai relativi massimali e ciò lascia maggior spazio sia ai datori di lavoro che ai lavoratori per ricorrere a forme di previdenza complementare che valga a coprire la parte di retribuzione annua superiore al massimale. Per quanto attiene all'assistenza sanitaria, nei Paesi considerati, la copertura delle malattie fa parte della tutela di base obbligatoria, ad eccezione che per l'Olanda e per la Germania dove per i dipendenti con stipendi superiori a determinati massimali è prevista un'adesione a carattere facoltativo. Per i sistemi di base che erogano prestazioni adeguate -come accade in Belgio e in Francia (dove il sistema di base interviene in via diretta e in misura valutabile in media al 70-80% delle spese reali sostenute presso enti convenzionati)- l'esigenza dell'intervento privato sembrerebbe, a prima vista , limitata alle eventuali coperture facoltative ed all' integrazione dei rimborsi già erogati dal sistema pubblico. Si verifica, in realtà, che anche i sistemi che in astratto dovrebbero provvedere ad una sufficiente copertura sanitaria, manifestano notevoli lacune soprattutto di fronte alle esigenze di rapidità ed efficienza. Il caso più tipico dell'opportunità-necessità dell'intervento privato è quello della Gran Bretagna dove, pure in presenza di un sistema pubblico qualificato e teoricamente efficiente, è alquanto normale -per il dipendente di un certo livello - ottenere dal datore di lavoro, per sè e per i propri familiari, una copertura privata sostitutiva che gli permetta , in caso di necessità, di fruire di un'assistenza rapida e confortevole.
|
||