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La forma del dialogo tra il Pubblico Ministero narrante -
l'Autore - e il tirocinante Francesco è il mezzo espressivo scelto
da Paolo Borgna per affrontare il tema dei rapporti tra i magistrati e gli
avvocati, o meglio il ruolo degli avvocati nella società e nel
processo visto da un appartenente all'ordine giudiziario.
La struttura del lavoro è molto
interessqante, perchètrae le mosse dqalla contestazione dei luoghi
comuni correnti sulla figura
dell'avvocato - la vulgata nel primo capitolo - per passare
al ricordo di due tappe della storia moderna dell'avvocatura: i
simboli Fulvio Croce e Giorgio Ambrosoli (capitolo secondo, "eroi").
Il primo era presidente dell'Ordine
degli Avvocati di Torino nel 1977 ,
all'epoca del processo storico alle brigate rosse, in uno dei
periodi più critici e travagliati della giovane democrazia italiana.
L'Autore descrive benissimo il
ruolo dell'avvocato sempre diviso tra la strenua difesa
dell'assistito e il rispetto delle norme e delle regole sostanziali
e
processuali.
Tutti noi ricordiamo che furono
proprio le B.R. ad esaltare l'importanza sociale della figura
dell'avvocato perchè, rifiutando la difesa di fiducia e quella
d'ufficio, ma dichiarando di voler personalmente assumerla,
centrarono perfettamente il fulcro del nostro sistema , fondato
sull'avvocato quale soggetto costituzionale necessario che
tutela gli interessi di una parte nel pieno rispetto e, dunque,
all'interno di un quadro normativo di riferimento (salvo discutere
oggi quale esso sia alla luce di una visione allargata dei diritti
fondamentali della persona)
Da pochi giorni, l'11 luglio
scorso, sono trascorsi vent'anni dalla tragica uccisione del secondo
eroe borghese,l'Avv.Ambrosoli.
Egli, nominato commissario
liquidatore della Banca Privata Italiana , noto istituto di credito
facente capo al finanziere Sindona intorno al quale ruotavano oltre
trecento società matrioske, assunse la funzione e la condusse con lo
scrupolo, la meticolosità e l'intransigenza propri di un
servitore della legalità, rigido osservante delle regole e
inflessibile su ogni aspetto della vicenda a lui affidata.
Quelli che oggi sogliono chiamarsi
i poteri forti, gli enormi interessi economici e politici che
gravitano intorno agli affari di Sindona, non ultimi i rapporti con
la mafia, condurranno il giurista Ambrosoli a un destino
predestinato.
Egli, infatti, scoprì che la banca
di cui era commissario deteneva la maggioranza di azioni di un noto
gruppo: trovò, in altri termini il tesoro nascosto
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di
Sindona, al quale facevano capo i consorti del finanziere: colpì in
sostanza il ventre pasciuto dell'impero economico del discusso
siciliano e, sempre più consapevolmente, si avvicinò al giorno
finale da cui, con lucida visione, sapeva di non poter fuggire.Nel
febbraio 1975, quattro anni prima del fatidico 11 luglio, Ambrosoli
scrive una lettera testamento alla moglie in cui prima ricorda i
tempi della gioventù e degli ideali politici, poi ironizza che a
quarantanni sta facendo politica per lo Stato assumendo
quell'incarico gravoso di liquidatore e aggiunge:"qualunque cosa
comunque, su sai cosa devi fare e sono certo che saprai fare
benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di
quei valori nei quali noi abbiamo creduto (...). Abbiano coscienza
dei loro doversi verso se stessi, verso la famiglia nel senso
trascendente che io ho, verso il paese,si chiami Italia o si
chiami Europa".
Nel terzo capitolo "la
dialettica", l'Autore vuole smentire il luogo comune dell'avvocato
antitesi del magistrato (giudice o pubblico ministero), come
contrapposizione tra interessi privati e interessi pubblici.
Entrambi partecipano alla funzione sociale di fare giustizia nel
rispetto dei diritti e degli interessi molteplici che
gravitano intorno a questo "nostro" mondo.
"il processo senza avvocato
ci appare, oggi, come la testimonianza di un passato che non potrà
più tornare".
Brogna affida a una simile
convinzione il compito di contrastare il larvato pensiero di quelli,
anche magistrati, che vedono come un peso, quasi inutile, la
presenza dell'avvocato nel processo, come se esso potesse essere
risolto e affidato direttamente alle cure della tutela
pubblica
.
(*)Abstract da
Quaderni
-
Rivista dell'Ordine di Brindisi |
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