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Con 390 voti a favore
dell'abrogazione e 357
contro gli oltre mille
delegati del Congresso
hanno detto "no" al
testo elaborato
dal Consiglio nazionale
forense, chiedendo di
abrogare il regolamento
sulle specializzazioni.
Il voto ha fatto seguito a vivaci contestazioni nei confronti
del tavolo della
presidenza (formata
da Guido Alpa,
presidente CNF e
Maurizio De Tilla,
presidente OUA),
secondo cui non era
necessario procedere
alla votazione per
rispondere al quesito
sull'abrogazione,
dopo il voto già
espresso su una
precedente mozione, con
cui era stato chiesta
al Cnf l'istituzione di
un tavolo tecnico
per modificare il testo
del regolamento.
E' prevalso
l'orientamento di un
nutrito ed agguerrito
manipolo di delegati
(tra cui spiccavano i
firmatari del ricorso al
Tar), che hanno ottenuto
di porre ai voti la
mozione sull'abrogazione
del regolamento che -
come si è detto - è
passata,sia pure con un
esiguo margine di voti
favorevoli.
Senza contrasti di rilievo, invece, è passata la mozione sulla
mediazione.
, che passa
all'unanimità. Nel
documento, votato
all'unanimità, l'assise
nazionale ha chiesto la
cancellazione
dell'obbligatorietà
della mediazione,
o, in subordine
correttivi che vanno dal
rinvio alla
cancellazione della
norma. Quest'ultima
prevede l'annullabilità
del mandato in caso di
mancata informazione del
cliente, fino
all'obbligatorietà della
difesa tecnica.
Disco verde, anche per la mozione sulla specializzazione civile, che è
passata con l'eccezione
dei punti che
prevedevano
l'istituzione di sezioni
ad hoc per lo
smaltimento
dell'arretrato e
l'ausiliario del
giudice.
Si è chiuso, così, un Convegno dai toni forti che ha segnato
un'inversione nei
rapporti con il ministro
Angelino Alfano, fatto
oggetto di una dura
contestazione nel corso
del suo intervento di
ieri.
Un invito ad Alfano a
continuare per la sua
strada è arrivato in
serata dalla
Confindustria che ha
incitato il ministro ad
insistere
nell'introduzione
proseguire nella
direzione intrapresa ed
a puntare su
misure, come la
mediazione, che
perseguono l'interesse
dei cittadini e delle
aziende anziché quelli
delle corporazioni.
In sintonia con il punto
di vista di
Confindustria, anche
i delegati degli Ordini
di Genova, di Palermo e
dell'Unione Triveneta ,
che - con una nota,
trasmessa anche ai
presidenti De Tilla e
Alpa (protagonisti di
contrasti spesso
travalicanti i confini
di un sana dialettica) -
hanno inteso prendere le
distanze dai
metodi utilizzati per la
contestazione «che
screditano l'immagine
dell'avvocatura e del
congresso».
Nella
mattinata del 27
novembre, si è avuto un
interessante
filo
diretto tra la Cassa
forense e il ministro
del Lavoro Maurizio
Sacconi, intervenutocon
un lungo
video-messaggio. Successivamente,
è intervento Ernesto
Lupo, Primo Presidente
della Corte di
cassazione, il quale ha
confermato solennemente
il suo impegno di
risultato e di mezzo.
"L'impegno di
risultato - ha
affermato Lupo - è
verso l'obiettivo di
lavorare sull'arretrato
della Cassazione civile,
con proposte volte ad
incidere concretamente
sulla quantità delle
pendenze .
L'impegno di mezzo è
legato all'importante
presenza, sancita per
legge, di due membri
dell'avvocatura nel
Consiglio Direttivo
della Cassazione e la
partecipazione reale
degli avvocati, in un
dialogo positivo e
permanente tra
magistratura e
avvocatura".
In
mattinata il Cardinale
Arcivescovo di Genova
Angelo Bagnasco ha
portato il suo saluto
all'assise, mentre,
Maurizio de Tilla ha
affermato che il
ministro Alfano - con
l'intervento di ieri -
ha dimostrato di non
conoscere l'avvocatura.
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(*)
A
cura di
Mario ed Enrico
Romano / Al Congresso ,
in rappresentanza dell'
A.Sta.F. (AssoStampa
Forense)
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