DIRETTORE RESPONSABILE: MARIO ROMANO

 
 

   

      (aggiornamento settembre 2002)

 

 

EUROPA,  EUROPA...oltre  la siepe !

 

      di CARLO PETRONE 

 
    
 

       Credo che sia  necessario  per molti di noi mettere un freno  alle  umane passioni  ed al  senso di accorata disperazione conseguenti  al dibattito in  corso sui destini della giustizia  in  Italia.

Gli sforzi alchemici dei magistrati parlamentari e  degli  avvocati parlamentari  (o  viceversa) di  interpretare legislativamente il  "pensiero dominante" sono tessere di  un mosaico  che, in un futuro  abbastanza prossimo, potrà essere definitivamente interpretato  come  l'immagine  degli anni  bui  della  "questione  giustizia".

Su di essa incombe anche  la gara, che ha assunto spesso, profondi  significati  semantici,  fra i sostenitori della  tesi  del complotto dei giudici, ritenuti contaminati da furore giacobino ed i propugnatori  della tesi

evangelica della giustizia con la "g" maiuscola che  dovrebbe anche perdonare e non dovrebbe  mai smarrire una benevola  propensione  verso la grazia.

"Una contrapposizione tra la maggioranza  del Parlamento e la Magistratura italiana - è stato recentemente  detto - non può che lasciare sgomenti  gli italiani, divisi  fra quanti credono  che la  Magistratura  agisca per  fini politici, con forti connotati eversivi e quanti pensano invece che siano governati da  membri del Parlamento italiano che  si sono resi responsabili di  reati  clamorosi  dai quali cercano scampo attraverso l'approvazione di  apposite leggi, con grave  attentato ai principi  costituzionali. In questa contrapposizione  chiunque  risultasse avere ragione decreterebbe la  sfiducia massima sulle nostre istituzioni, o di Governo o di Magistratura". 

Inoltre, gli scioperi dei magistrati e dei penalisti iscritti alle  camere penali hanno  finito  con  l'assumere l'amaro  sapore degli opposti estremismi ed hanno offerto anche all'ingegnoso Ministro della Giustizia l'occasione per esternazioni non sempre condivisibili.

Il risultato complessivo  di tanto dire appare rappresentato, allo stato, da un cedimento di credibilità del sistema giustizia nell'opinione  pubblica  del nostro Paese.

E' anche  per questo che  val la  pena  per un  giurista  guardare ad un  orizzonte piu' ampio, verso il quale anche gli scettici dovranno  dirigersi: la Costituzione e la  legislazione dell'Europa. Il consistente pluralismo culturale e  giuridico la vischiosità delle tradizioni, la confusione di ruoli, i silenzi  di chi ammicca  al passato e  la debolezza  del radicamento di un pensiero  comune, sono alcuni degli ostacoli che rendono  ancora  quanto meno difficile costruire la storia di  una nuova   "Nuova Europa".

Eppure a Bruxelles si  respira già l'aria dei domani, con fervore e vitalità, in contrasto con la commedia degli  equivoci  ed  il  tiepido consenso  riveniente spesso  dai singoli  Stati nazionali.

L'originalità dell'idea  di Europa unita, che  diviene Europa politica, passa certamente  anche attraverso l'unione di popoli e di Stati, non in senso raccogliticcio,ma  con una  spinta dal basso e un confronto  diffuso su quella che, comunque, deve restare  una idea-forza per tutti, da realizzare  attraverso  una  strada chiara, con  indicazione  netta delle leggi e, conseguentemente, dei  meccanismi decisionali ed esecutivi. In una parola: Unità. 

                                               

  Anche gli avvocati ed i giuristi dovranno fare sempre  piu' la loro parte: un segnale - e non è il primo - viene dal sofferto percorso della  "direttiva" (in fieri) del Parlamento  Europeo e  del Consiglio, relativa al riconoscimento  delle qualifiche professionali  per contribuire  alla flessibilità dei mercati del lavoro e  dei servizi, nonchè dal  groviglio  di  indicazioni riguardanti la riforma complessiva delle  professioni nel nostro paese.

Una maggiore attenzione al destino dei professionisti che prestano servizi  di natura intellettuale  consentirà  di  cogliere nuove

sensibilità ed intercettare significative linee di sviluppo attraverso le quali si  dovranno  muovere i ceti professionali, fra necessaria  "protezione" dell'attività in ragione di un interesse pubblico ed uno scenario europeo connotato  da un forte orientamento  "liberalizzato".

Una esortazione sento di  dover  fare,affinchè passione e ragione, come sempre, possano,  unite,  creare quella  comunità di intenti  e  di orizzonti  che tutti desideriamo: guardiamo  avanti, molto al di la' del muro, oltre  la solita, spinosa, antipatica  siepe. E non è poco! 

                                               

                                                         

                                                                                             

                                                                                              

                                                         

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