DIRETTORE RESPONSABILE: MARIO ROMANO

 
 

(aggiorn. Aprile 2004)

 

LA PAROLA 

DEI MAESTRI 

* * * 

 Con quella dedicata a  FRANCESCO RUBICHI Castel Capuano", preosegue la rubrica curata da Maria Antonietta Stecchi de Bellis. .   

 GiustiziaOggi è lieta di pubblicare   queste pagine, frutto del fervido lavoro della Scrittrice , che si ringrazia per la preziosa collaborazione.

                                             E. Romano - Caporedattore

 

 

 
 

      

 
 

                                

                                                              

                                                                           Francesco Rubichi

         Amore e morte         

 Qual è il vostro segreto,Maestro – chiedevano i giovani avvocati del tempo a Francesco Rubichi.Ed il Maestro,sorridendo dalla profonda azzurrità dei suoi occhi,rispondeva: Far corrispondere la parola all’azione;seguire il dovere che s’insegna;obbedire al precetto che si proclama.

-Credete voi,Maestro,all’oratore di genio?

-Perché non dovrei credere? – rispondeva –Se ogni uomo di genio agendo, si dice, sotto l’impulso di una ispirazione, può trovare un qualunque mezzo di espressione, il più adatto al suo temperamento, quale meraviglia che l’artista trovi il suo mezzo non nei colori, nel marmo o nell’orchestra, nella sua parola?

 Non è del resto un segreto che come al pittore il quadro,così al musicista la melodia,al poeta l’inno,all’oratore il discorso, si manifesti in una forma visiva:la rivelazione della loro idea è puramente visiva.

La forma saranno i suoni, i colori, il metro, la parola. Ma lasciamo il pittore e il musicista. Prendiamo il poeta,che è il più vicino all’oratore, tanto più che hanno le stesse origini. L’uno e l’altro adattano la parola ad una melodia interiore e tanto più nobile sarà la parola quanto più nobile e pura sarà la melodia che li pervade. Se il mondo non è che rappresentazione e l’arte non è che rivelazione, qualunque il mezzo che si adoperi, noi potremo sempre veder sorgere il miracolo……Noi dobbiamo conquistare delle anime, dobbiamo far penetrare in altre intelligenze il nostro pensiero, far palpitare in altri il nostro sentimento.                                           Francesco Rubichi. Tra i privilegiati dell’oratoria – disse Alfredo de Marsico nel memorabile discorso tenuto a Lecce nel febbraio del 1951 –è Rubichi,che immise nelle vene della sua arte il sangue e la linfa della sua epoca.

Egli fu sempre ritenuto un figlio del Salento,nato a Lecce.  Ma fonti biografiche accredidate dicono che Francesco  Rubichi nacque a Napoli il 4 ottobre 1851.Si laureò  all’Università di Napoli il 13 agosto 1873.Rettore di quella Università era Luigi Settembrini.

Il padre,nativo di Galatone (Lecce) ,esercitò a Napoli la professione di avvocato e vi rimase fino al 1860,fino a quando,cioè,col nuovo governo fu chiamato a far parte della nuova Magistratura. Morì a Trani nel 1869,consigliere di quella corte di appello. Francesco Rubichi fu deputato al Parlamento dal 1886 al 1890 nella XVI legislatura e prese posto nella Sinistra  storica.Fu eletto in sostituzione di Giovanni Nicotera che optò per Salerno.

Entrato in Parlamento non ne rimase entusiasta né volle ripresentarsi, nonostante le insistenze degli elettori. Morì il 21 gennaio 1919. Ma non fu –dice ancora Alfredo de Marsico – un grande salentino in Italia.Fu un grande italiano nel Salento.

Un libro divenuto rarissimo  stampato alla fine degli anni Venti del secolo scorso dalla editrice  “L’Italia Meridionale” di Lecce,contiene arringhe riguardanti memorabili processi e grandi discorsi.Ne ricordiamo qualcuno.

Il processo a carico di Cosimo Zaccaria,che si svolse alla Corte di Assise di Roma nel giugno del 1909,è forse un classico processo del suo tempo ma,non soltanto.L’imputato è un signore di mezza età che,innamoratosi di una donna giovanissima e molto bella,la sposa.

Ma all’orizzonte, apparentemente sereno della loro vita, appare l’ombra nera del dubbio e della gelosia.  Il marchese Corradi è l’amante della moglie.Cosimo Zaccara l’uccide.

Grave provocazione,vizio parziale di mente ed attenuanti:la condanna è di appena tre anni.

Il 17 giugno 1914,la Corte di assise di Catanzaro,è teatro di un processo clamoroso.Si avvicendano alla sbarra veri principi del Foro: Francesco Rubichi,Giuseppe Casalinuovo, Ferdinando Lidonni.

L’avvocato Paolo Paternostro,noto professionista di Palermo,ha ucciso il presunto amante della moglie. Giovanni Saladino.Durante il processo,si verificano alcuni incidenti.Ma in quell’atmosfera incandescente, domina la figura della moglie del Saladino che difende la memoria e l’amore del marito ucciso.L’imputato viene assolto per vizio totale di mente.

 Non meno clamoroso il processo a carico di Vito Modugno che Francesco Rubichi  difese presso la Corte di assise di Perugia,dove era stato rinviato anch’esso per legittima suspicione.E’il settembre del 1905.Vito Modugno è imputato di aver ucciso la mattina del 29 dicembre 1902 la moglie Vincenzina Di Cagno nella camera da letto di una loro villa in una località della Puglia,in provincia di Bari.Il ritrovamento di una lettera,con la quale la vittima dichiarava di volersi togliere la vita così penosa e triste  doveva dar luogo,dopo cinquant’anni,ad alcune ipotesi di analogia con il famoso processo Graziosi.L’arringa di Francesco Rubichi fu definita trionfale e decisiva per le sorti dell’imputato,che fu assolto.Essa – fu scritto –basta da sola a dare la più luminosa gloria ad un oratore ed arricchisce con l’incantesimo del suo splendore la gemmata corona dell’eloquenza italiana.

Abbiamo riletto il discorso su Catilina.E’ difficilissimo commentare pagine di tanta grandezza.Ma ci chiediamo:è possibile che in questo tempo di computer e di fax i giovani ne vengano privati?

 Gli avvocati di Lecce,in quell’occasione,offrirono a Francesco Rubichi un busto di Cicerone con questa epigrafe:M.T.Cicerone al suo collega ed avversario Francesco Rubichi in ricordo dell’arringa da lui pronunciata a favore di L.S.Catilina addì 27 maggio 1906 per mezzo della Dante di Lecce offre.

 

 
   
   
 

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