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DIRETTORE RESPONSABILE: MARIO ROMANO |
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GUTEMBERG, SENZA CATENE !
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di Tommaso Migliaccio |
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" Les mauvais lieux de la pensee appeles jurnaux ": quegli ambigui luoghi del pensiero chiamati giornali! Questo giudizio, non proprio lusinghiero, nei confronti della stampa è di Balzac e viene, sovente, riproposto ancora oggi verso quella parte di giornalismo che utilizzando in maniera troppo disinvolta il diritto-dovere d'informazione, finisce col disorientare l'opinione pubblica. È, tuttavia, troppo facile demonizzare una attività tanto delicata, dimenticandone la valenza positiva. Con i suoi innegabili limiti, il giornalismo rappresenta un momento di libertà che si traduce in strumento indicatore del grado di civiltà del Paese. -
Basterà
ricordare che i primi giornali modernamente concepiti nascono nel '700
illuminista e riformatore divenendo insostituibile mezzo di diffusione
della cultura, fino ad allora monopolio di pochi uomini di chiesa e di
accademia. È, infatti, attraverso la stampa che trovano diffusione le
idee di libertà, ; uguaglianza e fraternità permeate di una
connotazione intrinsecamente rivoluzionaria" .La stampa -
ricordava Camus -può essere buona o cattiva ma è certissimo che senza
libertà non potrà essere altro
Il
mondo dei Mass Media, negli anni '10, è segnato da importanti eventi:
la creazione di una terza rete nel servizio televisivo pubblico con la
conseguente ramificazione di preferenze a livello regionale e
l’emanazione della sentenza (n. 202 n.6) con cui la Corte
Costituzionale consacrava, legittimandola, l'esistenza delle emittenti
locali nel frattempo proliferate. Dopo l'oscuramento delle reti private,
ad opera di alcuni Pretori, è emanato, ne11984, un Decreto Legge (D.L.
n. 807/84), convertito con '", legge n. lO/85, che ammette la
messa in onda, contemporanea e su tutto il territorio nazionale,
di pro- grammi preregistrati da parte dei c.d. "networks ".
È del '90 la cosiddetta “ Legge Mammì”l (L. 223/90) che
rappresenta, di fatto la abolizione del monopolio dell'emittenza
pubblica e la nascita di un duopolio che vede in posizione
concorrenziale l'emittenza pubblica da una parte e un potente gruppo
privato all'altra. Il resto è storia recente.
Nel
'94, con la sentenza n. 420, la Corte
Costituzionale ha dichiarato l' incostituzionalità della legge 223/90
(" Legge Mammì "), nella parte in cui (art. 15 comma 4)
si stabiliva la possibilità, per un privato, di detenere il 25% delle
concessioni televisive ed essere proprietario di tre reti; si è
pervenuti, poi, al referendum svoltosi nella primavera del corrente
anno, il cui esito negativo ha confermato la facoltà di concentrazione
per un unico gruppo di gestire più di due reti e la pubblicità ad esse
collegata.
Di
fronte ai giganti che dettano legge .nel settore, le piccole TV e i
piccoli giornali sono come nuovi David
che non riescono, però c pesare sulla bilancia del potere ! Tutto
ciò è rischioso ! In una democrazia occidentale come quella italiana
la grande informazione resta nelle mani di pochi. E
ciò che è più pericolo non è tanto la possibilità di utilizzare
direttamente e palesemente i Mass Media per scopi meno nobilj
dell'informazione, quanto piuttosto il fatto che la TV e, in misura
minore, i giornali, inviano messaggi " subliminali ,
occulti, nascosti, che manipolano le coscienze, senza alcun filtro se
non un intelligenza viva e critica !
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