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 ( aggiorn. marzo 2009 )

 

IL PARADOSSO dei  SORCI    VERDI in  CASSAZIONE

 

 Sconcertante pronunzia della S.C. in tema di minacce ed ingiurie.

 

          

Breve commento

 di Gino Di Sacco

    

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I nostri lettori sono invitati a  non storcere il naso di fronte all'immagine di apertura di questo articolo:

 far vedere i sorci verdi, infatti, (o meglio,  minacciare taluno di farglieli vedere ) , non è cosa riprovevole e non  riveste connotazione di reato, così come privo di  rilevanza penale è da ritenere l'epiteto di disonesto rivolto al proprio interlocutore, nel corso di una  animata discussione.

Lo ha sancito la Suprema Corte con  una recente pronunzia (la n.8006/2010) di pochi giorni or sono, con cui ha chiarito che l'espressione non deve essere intesa come una minaccia , trattandosi di un  modo di dire con cui si vuol far capire che si adotteranno tutti i mezzi  possibili per far valere le proprie ragioni.

La vicenda era finita in Cassazione , su ricorso della Procura della Repubblica che aveva impugnato una sentenza di assoluzione emessa dal Tribunale penale di Nuoro contro   la persona che aveva pronunciato questa colorita...promessa all'indirizzo della ex socia che si rifiutava di restituire un appartamento, nel quale continuava a dimorare senza titolo, definendola anche "disonesta".

In realtà, lo sconcerto  di fronte ad una assoluzione, forse, un po' troppo permissiva,  è suscitato dalla considerazione che, per escludere un intento minatorio di grave spessore a siffatta espressione, occorrerebbe avere la certezza che, con essa, si intenda far riferimento al ricorso a mezzi leciti  (quali le procedure legali previste per la fattispecie). Or bene, laddove l'autore della minaccia non chiarisca (come,nel caso in commento, non sembri abbia fatto) le sue intenzioni nel senso or ora enunciato, vi potrebbe essere materia per ipotizzare il ricorso a mali ingiusti,  accompagnati da violenza, non necessariamente fisica: la vista dei sorci verdi è, infatti, una metafora che evoca la volontà di incutere una sofferenza, magari sul piano morale o psicologico,  come tale,non sicuramente e non sempre indenne da configurazioni e/o rilevanza penale.

 

 

  

 

   Ma tant'è. La Suprema Corte di Cassazione - nel suo continuo oscillare tra rigorismo e... modernismo etico e giuridico - non è nuova a decisioni che non mancano di suscitare disappunto e qualche (sana) critica.

Basterà ricordare la  sentenza del maggio 2002 (in questa rivista, ante:aggiornamento maggio 2002), con cui la stessa Corte ritenne non penalmente punibile l'espressione "Non  rompermi i C.", dove, nella citazione testuale, si è - da parte nostra - utilizzata l'iniziale puntata per ragioni di pudore e la maiuscola per un rigurgito di...maschilismo!

            

                                                      G.d.S.

 

 

 

 

 

         

 

 

 

 

 
     
     
 

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