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 ( aggiorn. ott. 2009 )

Dallo SCAFFALE al WEB

     

L'AVVOCATO CON GLI STIVALI

             di Stefano Bolla

Recensione (*)

di

FABIO BOMBAGLIO

    

i

  La copertina del libro/ Ediz.Casagrande , 2009

 

   

"Un mugnaio non aveva lasciato ai suoi tre figli che il mulino, un asino e un gatto. Le parti furono presto fatte senza neanche tirare in ballo il notaio e l'avvocato. Costoro si sarebbero mangiata in un boccone tutta la misera eredità".

Comincia così la celebre fiaba di Charles Perrault che l'avvocato e notaio luganese Stefano Bolla rilegge e interpreta con raffinata ironia, spiegandone i riferimenti colti e coltissimi e quelli legati alla tradizione popolare.

E' certo che nell'incipit riportato sopra e nella certezza del risultato sostanzialmente negativo di una lite ("Costoro si sarebbero mangiata in un boccone tutta la misera eredità") c'è un sentimento di sfiducia profonda e radicata che trova una divertente espressione figurativa nella facciata della casa Romagnoli in Marolta (Val di Blenio- Canton Ticino). Sulla sinistra è affrescato un uomo nudo che addita  la scritta "ho sempre litigato e ho sempre vinto, guardate come son dipinto". Dall'altra parte un personaggio sontuosamente vestito , certamente un uomo di legge, probabilmente un avvocato,che reca in mano un incarto dove - a testimonianza di studiosi - stava scritto "ho sempre litigato e ho sempre perso, guardate come son diverso". E' interessante annotare che la casa fu fatta edificare nel 1685 dal giudice Francesco Romagnolo  che vi amministrava la giustizia  e che intendeva, così, mettere in guardia i valligiani  dai rischi della  litigiosità.

(...) Anche il gatto della fiaba è rappresentazione di un uomo di legge. Il nostro Autore individua quelli che chiamiamo indizi concordanti, a cominciare da borsa e stivali che il Gatto chiede preliminarmente - quasi fosse un fondo spese - al suo disgraziatissimo padrone : la borsa era l'attributo professionale più comune ed emblematico del giurista e  nell'immaginario collettivo si riempiva di incarti per svuotarsi e riempirsi di denari con lucrosa ed ininterrotta ciclicità. Il gatto e l'avvocato hanno in comune  l'attitudine ad imbrogliare: il gatto, con l'agilità e l'astuzia,fa ciò per cui l'avvocato utilizza l'abbigliamento, il linguaggio, i riti astrusi e incomprensibili che ne hanno sempre favorito l'accostamento al diavolo!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     

(...) IL Gatto, calzati gli stivali e ricevuta la borsa , diventa le Maitre Chat, uno che sa usare tutti i mezzi sporchi dell'astuzia, della piaggeria e dell'intimidazione dei testimonima a fin di bene: un avvocato che toglie al ricco Orco - uccidendolo con l'inganno - per dare a un povero.Un avvocato che fa girare a rovescio la ruota della Giustizia !

   Può accadere, è sempre accaduto,che un        avvocato usi mezzi discutibili per fini nobilissimi o per fini turpi, ma chi è libero e non ha l'obbligo di dimostrare nulla a nessuno può sorridere di se stesso e della sua professione  senza necessità di immagini oleografiche , repertorio di una nuova classe di virtuosi del training autogeno che non può fare a meno di berretti a quattro spicchi.

Finchè tutto questo sarà possibile, finchè non confliggerà con inderogabili strategie aziendali o con doveri di appartenenza a gruppi più o meno chiusi e cui,sarà possibile imbattersi in avvocati  che, come Stefano Bolla, non scrivono solo per  far capire che hanno letto, ma per parlare di noi con  leggerezza , con gusto, con ironia e con arguzia.

 

 

 

 

 

 

          (*) Etratto da Themis- Rivista  giuridica quadrimestrale diretta da Roberto Porrello (Busto Arsizio)

 

 

 

 

 
     
     
 

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