TITOLO ARTICOLO

 

                       GIUSTIZIAOGGI

 
 

DIRETTORE RESPONSABILE: MARIO ROMANO

 
 

   

    aggiorn.sett. 2008                     

 

dallo scaffale al Web

                                         a cura del Direttore

Un inno all’ulivo nella

“AITANA DEI COLLI TIFATINI”di P. Zibella  (nella foto)

          Potrà apparire strano, ma - subito dopo aver avuto la gradita opportunità di ricevere,dalle mani dell'Autore, una copia del manoscritto - mi sono tuffato alla scoperta di queste pagine e per farlo ho, quasi istintivamente, utilizzato un metodo di lettura per così dire " a rovescio", ossia partendo dalla fine, come mi accade con gli atti legali di cui, talvolta, esamino prima le conclusioni e quindi la motivazione che di quella chiarisce l'iter logico.

           Con una certa emozione  sfogliavo l'opera, precipitandomi alla parte finale, tutta dedicata all'aspetto tecnico, peculiare dello studioso che mette a disposizione dei lettori, (compresi i non addetti ai lavori,come il sottoscritto...) le proprie cognizioni scientifiche, illustrando, con dovizia di particolari, le caratteristiche e le proprietà dell'Ulivo sia sotto l'aspetto chimico che nutrizionale.

            Sì, mi è parso giusto iniziare dalle ultime pagine, perchè in esse - insieme ad un' interessante descrizione fotografica dei numerosi strumenti utilizzati per le analisi del prezioso alimento prodotto dall'ulivo - si ha modo di ritrovare la spiegazione vera e profonda dell'opera dell'Autore e cioè l'interesse appassionato per questa pianta, dall'aspetto severo e mite, alla quale ha dedicato anni di studio e di ricerche.    Più che un'appendice, dunque, l'excursus scientifico appare come una  sorta di premessa collocata alla fine, forse per un'innata modestia del Pasquale  Zibella-docente di Chimica che ha timore di conferire all'opera una connotazione segnatamente didascalica. E, tuttavia, da quei passaggi, ricchi di formule e di riferimenti dottrinari  , promana il profumo dell'olivo e l' intensità dell'amore  che esso suscita, anche allorquando  - con gli aspetti agronomici, morfologici e tecnologici (tipo di fogliame, calibratura, densimetria, peso specifico ecc) - viene descritta la  preparazione  dell'infornata  o della conserva delle olive – naturalmente  aitane del Tifata(*) - e se ne auspica la massima diffusione  a beneficio dei consumatori , entro e fuori  i confini territoriali della nostra regione.

                        La collina del Tifata alle porte di San Prisco (Caserta)

          Dopo la parte più propriamente  "tecnica" ( ma non per questo meno coinvolgente - come si è detto), proseguendo... indietro, ci si ritrova in una dimensione poetica che - mi si perdoni il paradosso - verrebbe voglia di leggere ad occhi chiusi , ossia lasciando alla fantasia di rivestire di immagini  parlanti  quelle evocate dalla descrizione poetica, mitologica e storica dell'Ulivo, giunto in Sicilia per opera dei  Siriani e dei Palestinesi e diffuso, poi, nel resto della penisola, dalla Roma dei Cesari.       E' così che, come un declivio collinare (tifatino) ,la pagina si stempera con dolcezza , passando dal bucolico

      Ulivo “Aitano” del Tifata (Podere Carrello – S.Prisco)

 fraseggio Virgiliano a quello campestre e intimistico del Pascoli, con il costante motivo conduttore rappresentato da questo gigante frondoso e pacifico, verso il quale, al termine, della lettura, Ti accorgi che l'Autore Ti ha contagiato un amorevole rispetto !

         Non è questo, tuttavia, il solo messaggio che è dato cogliere nell'opera, se è vero che - dopo appropriati riferimenti di carattere storico sulle vicende  che videro il trionfo ed il declino della nostra Capua Antica - emerge una preoccupazione dal sapore concreto ed attuale, frutto della drammatica constatazione del colpevole disboscamento dei monti della nostra provincia, ed in particolare dell'austero Tifata. Echeggiando l'esortazione di Virgilio (vestire oliva Taburnum), Zibella trae spunto per  lanciare un accorato appello affinchè anche la collina del Tifata e le terre ad esso contigue vengano arricchite da tale utilissima pianta, che - oltre alla produzione del biondo e prezioso olio - ha in sè la capacità di rinforzare e proteggere dalle calamità naturali questo nostro fertile e martoriato  territorio,  alla cui armonia orografica, l'uomo, con un dissennato (ab)uso dell'estrazione calcarea, ha, negli anni, inferto uno sfregio  dalle conseguenze non meno gravi di quelle determinate dallo scempio ecologico.

          Questo monito, dunque, rivolto alle nostre coscienze di cittadini, rappresenta ulteriore motivo di convinto consenso e di sincera gratitudine verso l'Autore, custode geloso di un sentimento di amore per la nostra terra  e  le sue tradizioni  che , con pacata fermezza, si è ostinato a trasmetterci.

                                                                        

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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