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DIRETTORE RESPONSABILE: MARIO ROMANO |
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| MEDIA CONCILIAZIONE : SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE | ||
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di ELIO DI RELLA |
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Il Parlamento, per risolvere il problema dell'endemica lentezza dei processi civili e porre rimedio a una situazione fallimentare, ha delegato al Governo l'emanazione del D.Legislativo 28/2010, che si sostanzia in una forma di privatizzazione della giustizia foriera di conseguenze molto negative per il cittadino. Il Governo bombarda i teleutenti di messaggi televisivi pubblicitari, che non esito a definire ingannevoli, esaltando l'istituto della media/conciliazione come metodo facile, agevole e poco costoso (perchè non è necessaria l'assistenza dell'avvocato) per la soluzione di molte vertenze. La media conciliazione è uno specchietto per le allodole : le allodole sono i cittadini meno avveduti e appartenenti alle fasce più deboli o meno protette da forti organizzazioni di categoria facili preda della trappola. Infatti i soggetti più attenti, avveduti ed economicamente più forti si avvarranno dell'assistenza di legali e non avranno difficoltà , con mediatori quasi sempre digiuni di leggi, a far prevalere le tesi dei propri assistiti a detrimento di controparti più sprovvedute ed economicamente più deboli, convinte dai messaggi pubblicitari mendaci di potersi affidare senza legali ai conciliatori, fidando nella loro competenza e terzietà. Nessuna informazione sulle gravi conseguenze per il cittadino comune è stata data all'opinione pubblica, forse perchè erroneamente si ritiene che il problema sia irrilevante, interessante esclusivamente per gli addetti ai lavori e preoccupante solo per gli avvocati che possono temere una riduzione del loro reddito. E' sfuggito, ad esempio, ai non addetti ai lavori ,che la norma secondo la quale la competenza si radica presso l'organismo di conciliazione davanti al quale la parte più sollecita presenta la domanda che la Compagnia assicurativa o un Istituto di credito potranno, al primo sentore di una controversia, depositare una domanda all'organismo di conciliazione contiguo alla propria sede legale: la controparte sarà costretta a presentarsi davanti al conciliatore appartenente a questo organismo , spostandosi , ove risieda all'altro capo dello stivale, di centinaia di chilometri. Ma è solo un esempio tra i tanti che potrebbero essere fatti. Di qui la necessità di una proroga dell'entrata in vigore del D.L.vo in attesa che vengano introdotte modifiche che prevedano la laurea in giurisprudenza per i conciliatori,il divieto per il mediatore di formulare proposte conciliative senza una esplicita richiesta delle parti, l'obbligatorietà dell'assistenza di un legale sia per la domanda introduttiva , sia nella fase di mediazione, l'inutilizzabilità in altre sedi degli atti e il divieto di rilascio di copie.
* * * Fin qui, le osservazioni del collega Elio Di Rella apparse sul n.2 dello speciale MondoProfessionisti.eu,distribuito in occasione del recente Congresso nazionale di Genova. A noi resta solo da aggiungere lo sconcerto di fronte allo strabismo di un Legislatore che, per il processo del Lavoro (in cui era obbligatorio fin dalla sua introduzione con la novella del 1973), ha eliminato il tentativo di conciliazione, mentre lo ha previsto per tutte gli altri settori del civile e del commerciale, con la sola eccezione del diritto di famiglia e di quello fallimentare.
Le anomalie di un simile istituto - così come immaginato dal Guardasigilli e da questi difeso nel suo (contestato)intervento al Congresso di Genova - sono sotto gli occhi di tutti , così come di solare evidenza è il fatto che - a differenza di quanto si tenta di sostenere con una pubblicità mediatica che non si dovrebbe utilizzare per le cose serie (se tale si può ancora definire la Giustizia, nel nostro Paese) - la riforma del mediaconciliatore non è nè gratuita nè acceleratoria del processo civile: essa - in definitiva - costituisce solo e soltanto un altro inceppo... nel difficile cammino del riconoscimento dei diritti del cittadino e c'è da augurarsi che - melior re perpensa - di ciò si renda conto il Legislatore, apportando le necessarie modifiche, prima di assistere impotenti all'ennesimo fallimento! Mario Romano vice presidente nazionale AssoStampa Forense (A.Sta.F.).
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