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La scelta
di riprodurre il logo della "nostra" Cassa su un fondo scuro non è
un semplice capriccio del nostro grafico, ma rappresenta
un'indicazione emblematica che è resa più comprensibile dalle brevi
considerazioni che seguono.
Lo spunto è offerto dal
recente articolo apparso sull'ultimo numero di
ITALIAOGGI
, in cui Maurizio De Tilla (past presidente della Cassa Forense ed
attuale leader dell'OUA) lancia l'idea di un Giudice Unico
specializzato in materia di Diritto minorile e della Famiglia.
Allegato al detto
numero, troviamo - come di consueto - il periodico della Cassa
Forense
"MODELLO5"(ottimamente
diretto da Marcello Colloca)che contiene due "pezzi" estremamente
interessanti, il primo dei quali si snoda attraverso le
fatidiche "dieci domande" (oggi, tanto di moda...) al neo presidente
Marco Ubertini, mentre il secondo rappresenta un'analisi di Paolo Rosa sulla situazione della previdenza forense
e sulle future prospettive.
Tralasciando le
domande (e le risposte) inerenti lo scenario della riforma
previdenziale, attualmente in itinere, dopo l'approvazione del
progetto, nel settembre dello scorso anno, da parte del Comitato dei
Delegati, su cui, peraltro, pende la scure del comma 763 dell'art.1 della
recente Legge finanziaria, soffermiamo la nostra attenzione su due
aspetti che riteniamo fondamentali, per le prospettive degli anni
avvenire, che riguardano i colleghi più giovani.
Ebbene, alla domanda
sulle reazioni degli iscritti alle proposte di aumento dei
contributi e dell'età pensionabile, appare alquanto sorprendente la
convinzione del presidente Ubertini, secondo cui "la maggior parte dei nostri iscritti abbia ben compreso le
ragioni della riforma e la sua importanza". La risposta
sembra lasciare intendere, che la Classe forense
condivida le scelte operate dai dIrigenti del nostro Organo di
Previdenza, il che è, per vero, a dir poco, dubbio.
In realtà - come sa chi
da decenni, in qualità di avvocato e di giornalista forense,
vive a contatto quotidiano con centinaia di Colleghi ,
cogliendone le pulsioni culturali ma anche le preoccupazioni
esistenziali - a fronte delle risultanze di studi attuariali proiettati al
trentennio e alla luce delle allarmanti notizie riguardanti
gli investimenti di centinaia di milioni di euro
nella decotta Lehmann Brothers, tra gli avvocati italiani i motivi di serenità non sembrano
affiorare da nessuna parte, nè ad essi l'Organo Previdenziale si è
sforzato di dare spiegazioni concrete e, soprattutto, comprensibili.
Si parla, infatti, di
errori del passato e non si individuano nè i responsabili (come
sarebbe da
attendersi in una Classe di uomini del Diritto), nè decisi
cambiamenti
gestionali, capaci di rimettere sulla giusta rotta una nave che
sembra solcare mari in tempesta!
Qualche spiegazione,
per la verità, viene dall'articolo di Paolo Rosa (a pag. 2 dello
stesso Mod.5
-allegato di ItaliaOggi del 10 settembre c.m.) , dove si legge:
(...)"le
forme di capitalizzazione eccedenti quanto ragionevolmente
necessario a garantire la correntezza del flusso delle prestazioni e
le prevedibili oscillazioni di bilancio, concettualmente scontano
una realtà giuridicamente squilibrata e sostanzialmente iniqua,
quantomeno in riferimento alle precedenti generazioni di attivi: e
cioè per evidenti eccessi della contribuzione imposta o per
erogazione di trattamenti pensionistici calcolati in difetto
rispetto al giusto o per la combinazione di entrambi i suddetti
fenomeni".
Siffatta
spiegazione suscita sconcerto e preoccupazione, se le si interpreta - come
tutto sembrerebbe suggerire - come un atto di accusa e, perchè no,
di autocritica...
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E, tuttavia, a fugare
qualsivoglia illusione, ci pensa lo stesso autore dell'articolo,
allorchè, forse
pentito di essere stato esplicito e comprensibile nella
sua esposizione, si affretta ad aggiungere, con ermetismo
degno di peggior causa, che "nel corso del tempo l'aumento del patrimonio
mobiliare ha consentito a qualcuno di definire le Casse private come
un sistema di previdenza a ripartizione ma caratterizzato da una
forte capitalizzazione. In realtà chi parla di una componente
a capitalizzazione non considera le passività implicite perchè
se si guardasse al funding ratio che rappresenta il "core-tier 1"
delle Casse come indice di patrimonializzazione ....altro che
capitalizzazione !
Chi ha pienamente
compreso il senso di quest'ultimo periodo, si fermi qui .
Per parte nostra, mentre
aspettiamo che Rosa traduca quest'ultima notazione tecnica in
linguaggio comune a beneficio di noi modesti avvocati e dia ,
anch'egli, le risposte alle dieci domande poste da Colloca
all'attuale presidente, siamo tentati di lanciare , da queste
colonne, una (provocatoria?) proposta che fa - in qualche modo eco -
a quella che De Tilla ha lanciato per colmare la necessità di
specializzazione dei Giudici in una materia delicata come quella del
Diritto di famiglia e minorile, da unificare in maniera organica,
Ebbene, se è pacifico
che nell'ambito della gestione della Cassa Forense, per quanto
attiene agli investimenti in rapporto alle previsioni di
crescita numerica degli iscritti e degli aventi diritto al
trattamento pensionistico, si affrontano scelte gestionali che
presuppongono approfondita conoscenza di alta economia e di
matematica attuariale, non sarebbe il caso che l'Avvocatura ( attiva
per quanto attiene la formazione professionale e propositiva per le
riforme del sistema giudiziario, come si coglie nelle iniziative del
CNF e, recentemente, dell'OUA), provvedesse a formare adeguatamente
i futuri delegati alla Cassa, attraverso corsi di alta
specializzazione - da introdurre in ambito distrettuale o
nazionale - il cui proficuo superamento dovrebbe costituire
condizione per la candidatura ?
Chiediamo troppo ?
Naturalmente saremo lieti di leggere
sull'argomento il pensiero dell'Avvocatura , a cominciare dai
tre autorevoli Colleghi dal cui pensiero sono scaturite queste brevi
note che non intendono avere alcun a pretesa, se non quella di
stimolo per un confronto a più voci, su di un tema di comune
interesse:la concreta previsione di serenità dopo una vita di
lavoro!
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