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DIRETTORE RESPONSABILE: MARIO ROMANO

 
 

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         ( aggiorn. sett.2009 )

 

 OSSERVATORIO

                            a cura

                                   di Gino di Sacco

     CASSA FORENSE

       ANALISI & PROSPETTIVE

nella visione di UBERTINI,ROSA e DE TILLA

 

    
 

 

 

 

 

La scelta di riprodurre il logo della "nostra" Cassa su un fondo scuro non è un semplice capriccio del nostro grafico, ma rappresenta un'indicazione emblematica che è resa più comprensibile dalle brevi considerazioni che seguono.

Lo spunto è offerto dal  recente articolo apparso sull'ultimo numero di ITALIAOGGI , in cui Maurizio De Tilla (past presidente della Cassa Forense ed attuale leader dell'OUA) lancia l'idea di un Giudice Unico  specializzato in materia di Diritto minorile e della  Famiglia.

Allegato al detto numero, troviamo - come di consueto - il periodico della Cassa Forense "MODELLO5"(ottimamente diretto da Marcello Colloca)che contiene due "pezzi" estremamente interessanti, il primo dei quali si snoda attraverso le fatidiche "dieci domande" (oggi, tanto di moda...) al neo presidente Marco Ubertini, mentre il secondo rappresenta un'analisi  di Paolo Rosa sulla situazione della previdenza forense  e sulle future prospettive.

Tralasciando le domande (e le risposte) inerenti lo scenario della riforma previdenziale, attualmente in itinere, dopo l'approvazione del progetto, nel settembre dello scorso anno, da parte del Comitato dei Delegati, su cui, peraltro, pende la scure del comma 763 dell'art.1 della recente Legge finanziaria, soffermiamo la nostra attenzione su due aspetti che riteniamo fondamentali, per le prospettive degli anni avvenire, che riguardano i colleghi più giovani.

Ebbene, alla domanda sulle reazioni degli iscritti alle proposte di aumento dei contributi e dell'età pensionabile, appare alquanto sorprendente la convinzione del presidente Ubertini, secondo cui "la maggior parte dei nostri iscritti abbia  ben compreso le ragioni della riforma e la sua importanza". La risposta sembra  lasciare intendere,  che la Classe forense condivida le scelte operate dai dIrigenti del nostro Organo di Previdenza, il che è, per vero, a dir poco, dubbio.

In realtà - come sa chi da decenni, in qualità di  avvocato e di giornalista forense, vive a contatto quotidiano con centinaia di Colleghi ,  cogliendone le pulsioni culturali ma anche  le preoccupazioni esistenziali - a fronte delle risultanze di studi attuariali proiettati al trentennio e alla luce delle allarmanti notizie riguardanti  gli  investimenti  di centinaia di milioni di euro  nella decotta Lehmann Brothers, tra gli avvocati italiani i motivi di serenità non sembrano affiorare da nessuna parte, nè ad essi l'Organo Previdenziale si è sforzato di  dare spiegazioni concrete e, soprattutto, comprensibili.

Si parla, infatti, di errori del passato e non si individuano nè i responsabili (come sarebbe  da attendersi in una Classe di uomini del Diritto), nè decisi cambiamenti gestionali, capaci di rimettere sulla giusta rotta una nave che sembra solcare mari in tempesta!

Qualche spiegazione, per la verità, viene dall'articolo di Paolo Rosa (a pag. 2 dello stesso  Mod.5 -allegato di ItaliaOggi del 10 settembre c.m.) , dove si legge:

(...)"le forme di capitalizzazione eccedenti quanto ragionevolmente necessario a garantire la correntezza del flusso delle prestazioni e le prevedibili oscillazioni di bilancio, concettualmente scontano una realtà giuridicamente squilibrata e sostanzialmente iniqua, quantomeno in riferimento alle precedenti generazioni di attivi: e cioè per evidenti eccessi  della contribuzione imposta o per erogazione di trattamenti pensionistici calcolati in difetto rispetto al giusto o per la combinazione di entrambi i suddetti fenomeni".

Siffatta spiegazione suscita sconcerto e preoccupazione, se le si interpreta - come tutto sembrerebbe suggerire - come un atto  di accusa e, perchè no, di autocritica...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E, tuttavia, a fugare qualsivoglia illusione, ci pensa lo stesso autore dell'articolo, allorchè, forse pentito di essere stato  esplicito e comprensibile nella sua esposizione, si affretta ad  aggiungere, con ermetismo degno di peggior causa, che "nel corso del tempo l'aumento del patrimonio mobiliare ha consentito a qualcuno di definire le Casse private come un sistema di previdenza a ripartizione ma caratterizzato da una forte capitalizzazione.  In realtà chi parla di una componente a capitalizzazione non considera  le passività implicite perchè se si guardasse al funding ratio che rappresenta il "core-tier 1" delle Casse come indice di patrimonializzazione ....altro che capitalizzazione ! 

Chi  ha pienamente compreso il senso di quest'ultimo periodo, si fermi qui .

Per parte nostra, mentre  aspettiamo che Rosa traduca quest'ultima notazione tecnica  in linguaggio comune a beneficio di noi modesti avvocati e dia , anch'egli, le risposte alle dieci domande poste da Colloca all'attuale presidente, siamo tentati di lanciare , da queste colonne, una (provocatoria?) proposta che fa - in qualche modo eco - a quella che De Tilla ha lanciato per colmare la necessità di specializzazione dei Giudici in una materia delicata come quella del Diritto di famiglia e minorile, da unificare in maniera organica,

Ebbene, se è pacifico che nell'ambito della gestione della Cassa Forense, per quanto attiene  agli investimenti in rapporto alle previsioni di crescita numerica degli iscritti e degli  aventi diritto al trattamento pensionistico, si affrontano scelte gestionali che presuppongono approfondita conoscenza di alta economia e di matematica attuariale, non sarebbe il caso che l'Avvocatura ( attiva per quanto attiene la formazione professionale e propositiva per le riforme del sistema giudiziario, come si coglie nelle iniziative del CNF e, recentemente, dell'OUA), provvedesse a formare adeguatamente i futuri delegati alla Cassa, attraverso corsi di alta specializzazione - da  introdurre in ambito distrettuale o nazionale - il cui proficuo superamento dovrebbe costituire  condizione per la candidatura ?  

Chiediamo  troppo ?

Naturalmente saremo lieti di leggere sull'argomento il pensiero dell'Avvocatura  , a cominciare dai tre autorevoli Colleghi dal cui pensiero sono scaturite queste brevi note che non intendono avere alcun a pretesa, se non quella di  stimolo per un confronto a più voci, su di un tema di comune interesse:la concreta previsione di serenità dopo una vita di lavoro!

 

 

                                  

                                                                                        

 
     
     
 

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