DIRETTORE RESPONSABILE: MARIO ROMANO

 

 

      aggiornam.dic.2002

             PROCESSO 

            ALLA         SATIRA

      D'Annunzio  contro   Scarpetta

 

 

di    

MARIA ANTONIETTA STECCHI DE BELLIS

 

    PRESENTAZIONE   (*)

Niente di nuovo sotto  il sole ! 

  I lettori  ricorderanno  certamente l'azione giudiziaria  civile, a sfondo risarcitorio, intentata, qualche anno fa', dal massimo esponente politico dell'epoca (succeduto a Romano Prodi alla guida del governo italiano), nei confronti di uno dei maggiori rappresentanti della satira nazionale, quale Giorgio Forattini, per una vignetta ritenuta diffamatoria.

Ebbene, quello che Vi proponiamo è il resoconto giornalistico, reso  in forma di sceneggiatura teatrale dalla fervida penna di Maria Antonietta Stecchi De Bellis -  di un episodio autentico  che, nel 1904, vide  protagonisti il sommo "Vate" Gabriele D'Annunzio ( e per lui la Società  Italiana degli Autori e degli Editori )  "contro" il grande commediografo ed attore partenopeo Edoardo Scarpetta, "reo" di aver   portato sulle scene una trasposizione,in chiave umoristica, di un'opera dannunziana, ribattezzata...: "Il figlio di Jorio".  

  Nel riproporlo ai nostri lettori non possiamo fare a meno di sottolinearne il rigore storico,fondato su  precisi riferimenti bibliografici, quali  quello del testo di Mario Mangini  ("Eduardo Scarpetta" con prefazione di  Edoardo  De Filippo - Napoli 1961) e del libro, curato dalla stessa Stecchi De Bellis per  Alfredo De Marsico, ("Due secoli di  eloquenza"- Napoli 2000).

 Un   grazie sincero, dunque, all'impareggiabile Stecchi De Bellis  per quest' arguta pagina che rappresenta assai più che una cronaca di un evento, che ebbe quale teatro un' austera  aula  di Tribunale del 1904.    

                                                                            (*) a cura del  Direttore   di  GIUSTIZIAOGGI  Mario Romano

 

 

                                              ______________  ___  _______________

   Presidente : Si proceda all'interrogatorio di Eduardo Scarpetta (grande attenzione e tramestio nel pubblico)      

Scarpetta (avvicinandosi al banco  presdidenziale) : Agli ordini.

Presidente:     Accomodatevi

Scarpetta :   Grazie (torcendo il collo, si scusa con il cancelliere che gli resta alle spalle e si siede)

Presidente :  Voi sapete di che siete imputato ?

Scarpetta : Sissignore (il pubblico rumoreggia ansioso di sentire e di vedere)

Presidente : Silenzio !

Scarpetta : Ecco, Signor Presidente , io non sono un oratore, farò del mio meglio....( ricominciando , con tono solenne) Signor Presidente, signori della Corte  (scoppio di risa)

Presidente : Scarpetta, questa non è  Corte , è Tribunale.

Scarpetta : me credevo  che stevo facenno 0' terz'atto d' "O Scarfalietto"... Signor Presidente , Signori del Tribunale , io già dissi molto al Giudice Istruttore  e poche cose ho da aggiungere . PEr questo benedetto "Figlio di Jorio", io ho fatto quanto poteva  fare un galantuomo  ed un autore comico.

Visto il silenzio  di D'Annunzio alla mia richiesta di autorizzazione  a rappresentare la  parodia  della sua opera , gli feci scrivere dall'amico  Gaetano Miranda, sollecitando il permesso. Ma non  ebbi alcuna risposta. MI si disse che il Poeta aveva l'abitudine di non rispondere a nessuno. Tante grazie !     E intanto tutto  era pronto:scenario, vestiario,attrezzeria e per tutto questo io avevo affrontato non lievi spese. MI premeva, dunque, di porre in scena  la parodia e decisi di andare a Marina di Pisa, accompagnato dallo stesso Miranda. Anche il "Giornale d'Italia" aveva, intanto, annunciato la mia parodia.

Presidente : Ma D'annunzio aveva  inviato un telegramma.     

Scarpetta : Sì, ma quando ? QUando  ci voleva solo un mese per andare in iscena e, capirete, che a quell'epoca  tutte le spese erano state fatte e non mancava che niente. Dunque andai a Marina di Pisa...non, nu' momento,,, devo dirvi che prima feci leggere  la mia parodia a Edoardo  Scarfoglio. Egli rise tanto e  concluse : D'Annunzio riderà anche lui. Poi mi diede un biglietto  di presentazione per il Poeta.

Dunque andai a Marina di Pisa - è la terza volta ch'o dico, insieme a Gaetano Miranda e fui ricevuto dal Poeta.

Presidente :  E? vero che non vi  voleva ricevere ?

Scarpetta (meravigliato) : Non mi voleva ricevere ? Ma niente affatto, Signor Presidente, MI ricevette prima il Professor Tenneroni e  poi mi  fece attendere un poco. Io  mi  presentai col copione della parodia sotto il braccio.

Presidente :  E D'Annunzio lo  lesse ? 

Scarpetta: Lo ascoltò. Rise  a  crepapelle e mi congedò dandomi  le più ampie assicurazioni . In seguito, poi,  Scarfoglio  mi  disse:" sai che D'Annunzio  non  da più il permesso?" - Ma come - risposi  - prima me l'ha dato e poi lo ritira ? Ho quarant'anni di  vita artistica e non mi è mai capitato un fatto simile  ! Marulli ha parodiato la DIvina Commedia  alla Fenice  e chi gli ha detto niente....!

Avv. Ferri : Ma Dante era morto da qualche annetto..... 

Scarpetta : No, Dante è sempre vivo!

Voce : Bravo !

Scarpeta : Scafati ha  parodiato  l'  "Aida"  , Petito " la Bella Elena  e proprio con me il  professor Cocchia si è ricordato che la parodia non se po' fa'... pecchè so' Scarpetta....

Presidente : Parlate con me.

Scarpetta : Scusate. Volevo rispondere un poco ai perirti. Si è rappresentato "IL Figlio  della figlia di Jorio" e D'Annunzio non ha fatto niente .... pecchè la' nun ce steveno denare. Io ho fatto la parodia della "Boheme" e nessuno mi ha detto niente  , anzi Puccini venne in Teatro   e mi  fece le sue congratulazioni. Io ho frodato D'Annunzio ? Ma il danno l'ha fatto lui a me , non io a lui!  Signor Presidente, permettete che io legga pochi versi per dimostrarvi che io  non ho  contraffatto ma parodiato  (legge alcuni versi della parodia). Era questa una parodia da meritare quei fischi della prima sera ?  Durante il baccano che si fece, ricordo che  Ferdinando Russo gridò "Abbasso Scarpetta, Viva l'arte italiana". Ma scrivo io, forse,  per il teatro turco o cinese? Io  non feci una contraffazione  , ma una  parodia.   Dove sono,  professor Cocchia, le regole per parodiare  un'opera ?  Quali sono i confini di una  parodia ?  Ditemi in quale trattato li  avete  letti ? Presidente  :  Parlate  con me, vi ripeto.

Scarpetta : Ma  volevo dire   qualche cosa ai signori periti della parte  opposta, che insistono accusandomi di  contraffazione. Contraffare significa frodare, ingannare. Ed io non  ho frodato nè ingannato  nessuno. Ho agito con la massima franchezza : sul  manifesto era  scritto "Parodia" a lettere di  scatola .  Il fotografo Pesce  aveva esposto una fotografia grande, dal vero, che  mi riproduceva in vesti da donna e, due sere prima dell'andata in scena, aveva anche fatto distribuire un prologo che ben chiariva le mie  intenzioni di parodista.                   Ditemi  ora se con tutto questo si  può affernare che  io abbia ingannato  il pubblico e frodato D'Annunzio. Chi è che  non sapesse che si trattava  di uno scherzo, di  una  parodia  ? Non sono  conosciuto dovunque  per un attore comicoe non tragico ? Se sono colpevole,  condannatemi pure ma  tenete presente che, condannando me, condannate tutta una forma d'arte:  la Parodia ! 

Avv. Ferri  :     Desidero sapere se  Scarpetta ha  pagato.....

Scarpetta (Interrompendo) : Chi, che cosa ?  

Avv. Ferri (continuando)  : se ha pagato alla  Società  i diritti d'autore per  "Cane e gatte", "Nu cane bastardo" , "Duie Chiapparelle" ecc. ecc.

Scarpetta : Sicuro che ho  pagato.Ma queste sono riduzioni, non  parodie.

Presidente: E' vero che D'Annunzio vi promise una sua fotografia?

Scarpetta : Si, volle anche la mia, ma non mi mandò più la sua.

Presidente : Avete altro da  dire?

Scarpetta :  No, SIgnor Presidente. MI  rimetto alla giustizia ed alla competenza del Tribunale !

                                                         *    *    *

IL PROCESSO D'ANNUNZIO/SCARPETTA O,PIU' PRECISAMENTE SOCIETA' ITALIANA AUTORI E D'ANNUNZIO CONTRO SCARPETTA, NON FU  SOLAMENTE  UN AVVENIMENTO GIUDIZIARIO, MA SUSCITO' ANCHE NEL MONDO LETTERARIO ,  ARTISTICO E TEATRALE LE PIU' ACCESE POLEMICHE . A QUEL TEMPO  GABRIELE D'ANNUNZIO ED EDUARDO SCARPETTA  AVEVANO, RISPETTIVAMENTE, QUARANTACINQUE E CINQUANTACINQUE ANNI: ERANO;QUINDI; NEL  PIENO DELLA LORO PERSONALITA' E NEL MOMENTO DI MAGGIOR FAMA E  SUCCESSO.

LA SERA DEL 2 MARZO DEL 1904, AL TEATRO LIRICO DI MILANO, ERA ANDATA IN SCENA, CON LA COMPAGNIA DRAMMATICA TALLI-GRAMMATICA,  "LA FIGLIA DI JORIO" DI GABRIELE D'ANNUNZIO. UN TRIONFO.  PRESTO L'0PERA , SIA PER IL CONTENUTO DELLA TRAGEDIA CHE PER  LA SUA ESPRESSIONE LIRICA , VENNE CONSIDERATA UN VERO CAPOLAVORO. UN PERSONAGGIO COME  EDUARDO SCARPETTA - POICHE' SI SA UN MAESTRO DELLA COMICITA' E' SOPRATUTTO UN MAESTRO DELL'ARTE SCENICA, RIMASE COLPITO DA QUEL SUCCESSO E VOLLE CONOSCERE  LA TRAGEDIA.   NON SAPPIAMO CHE COSA SIA AVVENUTO NELLA  SUA MENTE COSI' VULCANICA E RICCA DI TROVATE, MA E' CERTO CHE  "LA FIGLIA DI JORIO" DI GABRIELE D'ANNUNZIO DIVENNE , NEL PIU' PURO STILE COMICO NAPOLETANO, "IL FIGLIO DI JORIO" DI EDUARDO SCARPETTA.

IL POETA, RAGGIUNTO DAL COMICO A MARINA DI PISA, SEMBRA ABBIA CONCESSO,  IN  UN PRIMO  MOMENTO, L'AUTORIZZAZIONE. MA EVIDENTEMENTE IL PENSIERO CHE LA SUA  PIU' GRANDE ED ORMAI FAMOSA TRAGEDIA POTESSE ESSERE ...CONTAMINATA DA UN'ALTRA OPERA CHE , ESSENDONE LA PARODIA, NE RIPETEVA , IN MANIERA INEQUIVOCABILMENTE ALLUSIVA, IL TITOLO,  DOVETTE  SUBITO DOPO TURBARGLI I SONNI.   STA DI FATTO CHE LA SERA DELLA PRIMA AL TEATRO MERCADANTE  DI NAPOLI, L'ATMOSFERA -  GIA' ALL'ALZARSI DEL SIPARIO , ERA INQUIETA. E SI PRESAGIVA LA TEMPESTA. CHE VENNE SUBITO ALL'INIZIO DEL SECONDO ATTO  QUANDO L'ILARITà, CHE CONTINUAVA QUA E LA A  SCOPPIETTARE , TRASFORMANDOSI IN LUNGHE E  FRAGOROSE RISATE,  FU SOFFOCATA DAL FUOCO DI FILA DI GELIDI E IRATI COMMENTI CHE SI MUTARONO  PRESTO IN URLA.

IN UNA CRONACA DEL TEMPO SI LEGGE: SI ASSISTE' ALLORA ALLO SPETTACOLO PENOSO, COMMOVENTE E MISEREVOLE DEGLI ATTORI IN VESTE DI PERSONAGGI , MA SENZA L'ANIMA E IL LINGUAGGIO DEI PERSONAGGI.   NELLA BUFERA DELLA SALA E NEL SILENZIO  MORTALE DEL PALCOSCENICO, SCARPETTA SI FA ALLA RIBALTA : BUONA PARTE DEL PUBBLICO REAGISCE APPLAUDENDO.  DA UNO O DUE PALCHI SI PROTESTA E SI INVEISCE CONTRO QUELLI CHE APPLAUDONO.  SCARPETTA APPARE ATTERRITO: NEL SUO VISO C'E' UN MISTO TRAGICO E COMICO INSIEME DI DOLORE,  DI SDEGNO E DI IRA.  MA E' UN ATTIMO, POICHE' L'ENERGIA  E LA DECISIONE PRESERO IN LUI  IL SOPRAVVENTO. RINUNZIO' A PARLARE E FECE SEGNO AL MACCHINISTA DI BUTTAR GIU' IL SIPARIO. SPINSE FUORI IL PRIMO ATTORE  CHE GLI  CAPITO' SOTTO MANO, INCARICANDOLO DI ANNUNCIARE  AL PUBBLICO CHE  LA RAPPRESENTAZIONE DELLA PARODIA ERA SOSPESA , MA CHE IN CAMBIO SI SAREBBE RAPPRESENTATO UN ATTO UNICO, UNA FARSA, TUTTA DA RIDERE.

MA QUALCHE GIORNO DOPO  LA STAMPA  ANNUNZIO' CHE MARCO PRAGA, DIRETTORE  DELLA SOCIETA' DEGLI AUTORI, A NOME DEL SOCIO GABRIELE D'ANNUNZIO AVEVA SPORTO QUERELA PER CONTRAFFAZIONE  CONTRO SCARPETTA, ASSUMENDO CHE "IL FIGLIO DI JORIO"  ERA UNA VOLGARE IMITAZIONE DELLA TRAGEDIA  DANNUNZIANA, FATTA A SCOPO DI LUCRO E DI CONCORRENZA.

LA  CAUSA DURO' DIVERSE SETTIMANE E FU UN VERO E PROPRIO SPETTACOLO .  IL GRANDE COMICO FU  ASSOLTO E, PER FESTEGGIARE LA SOFFERTA VITTORIA,  INVITO'  GLI  AMICI AD  UN MEMORABILE BANCHETTO, DECLAMANDO  UNA LUNGA POESIA:"....'A  QUERELA, 'O PROCIESSO , 'A PARODIA ... STA CAUSA MIA M'HA FATTE PARLA' SULO E SBRAITA' ".

DIFENSORE DI EDUARDO SCARPETTA FU L'AVVOCATO CARLO FIORAVANTE DEL FORO DI NAPOLI. LA SUA ARRINGA NON FU SOLTANTO UNA LEZIONE DI ORATORIA FORENSE, ESSA  RAPPRESENTO', ALTRESI',  UN ECCEZIONALE CONTRIBUTO DI CRITICA TEATRALE E LETTERARIA SU TEMI  COME L'IRONIA, LA PARODIA, IL PLAGIO  E LA CONTRAFFAZIONE CHE RICHIEDONO ANALISI SOTTILI ED ACUTE.   VERAMENTE STRAORDINARIA   SI RIVELO' LA DISTINZIONE , IN TRE CATEGORIE ,CHE EGLI  FECE DEGLI AMMIRATORI. " CHE COSA RAPPRESENTA LA PARODIA, ONOREVOLI SIGNORI ? RAPPRESENTA IL BISOGNO IMPRESCRITTIBILE DI RIDERE  , IL BISOGNO DI CHIEDERE UN'ORA DI CONFORTO E DI TREGUA LUNGI DALLE MISERIE E  DALLE AMAREZZE OND'E' STATA, E SARA' SEMPRE, TRAVAGLIATA LA VITA.  LA PARODIA VOLTA IL CANNOCCHIALE . ESSA, CONTRARIAMENTE ALL'IRONIA CHE DA'  CARATTERE  PERMANENTE A CIO' CHE E' CONTINGENTE, DI SOLENNE A  QUELLO CHE E'  PICCINO, DI GRANDIOSO A  QUEL CHE E' COMUNE E VOLGARE,  VOLTA  IL CANNOCCHIALE, CAPOVOLGE  GLI UOMINI E LE SITUAZIONI.  INTORNO  A UN LUMINOSO ARTISTA COME GABRIELE  D'ANNUNZIO E' GIUSTO SI RACCOLGANO GLI AMMIRATORI. DI QUESTI AMMIRATORI POTREI INDICARE  TRE CATEGORIE : GLI AMMIRATORI COSCIENTI, CONSAPEVOLI, CHE CREDONO DI TROVARSI AL COSPETTO DELLA PIU' ALTA MANIFESTAZIONE DELLA FORZA DELLO SPIRITO :  COSTORO SONO IN BUONA FEDE E SONO RISPETTABILI.   VE N'E' UNA SECONDA  CHE IO NON POSSO DETERMINARE IN LINGUA ITALIANA  POICHE' NON TROVO UNA PAROLA COSI' ENERGICA  E PRECISA CHE RENDA IL MIO CONCETTO E CHIEDO  PERMESSO DI ATTINGERE AL DIALETTO: VI SONO I  PATUTI. I PATUTI CHE EFFONDONO I TESORI DELLA  LORO AMMIRAZIONE INCONSAPEVOLE SU  COLORO CHE MENO INTENDONO.  VE N'E' , INFINE, UNA  TERZA PIU' PERICOLOSA DELLE ALTRE: QUELLA DEI SERVITORI AI QUALI E' CONCESSA UNA SOLA LIBERTA' : ESAGERARE GLI  ORDINI DEL LORO PADRONE"!.

Gli Avvocati  della Difesa e della Parte civile  pronunciarono tutti arringhe  memorabili per  argomentazioni giuridiche  e preziosità oratorie. Parimenti serrata fu la lotta tra i Periti che depositarono relazioni davvero monumentali. Dalla parte  di  Scarpetta vi erano Benedetto Croce e Giorgio Arcoleo; dall'altra parte, G.M. Scalinger, Roberto Bracco e Salvatore DI GIacomo; mentre al centro -  quale Perito d'Ufficio - vi era  Enrico Cocchia con il quale  l'imputato...Scarpetta non mancò di polemizzare con la sua  pungente vis satirica , inconsueta  per l'austerità dell'ambiente, ma non  per questo meno efficace.

                                                                                   Maria Antonietta Stecchi de Bellis

                                                                   

        

                  

  

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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