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   ( aggiorn. ott. 2010 )

PERSONAGGI "SCOMODI"

a cura di Mario ROMANO

 

RASPUTIN

                      Grigorij Efimevic Rasputin era nato nel luglio del 1871 a Pokrovskoe, un piccolo villaggio siberiano nella provincia di Tobol’sk, vicino ai monti Urali.  

            Durante i primi anni della sua vita Grisha - come lo chiamavano in famiglia -  non si allontanò mai dal suo piccolo mondo rurale,  lavorando nei campi accanto al fratello Mishae , coltivando la terra e crescendo  nella più assoluta ignoranza.

             In seguito ad un incidente ed ad una lunga malattia che portò alla morte il fratello, Rasputin adolescente, durante un attacco di febbre, ebbe una visione e, secondo le sue parole, gli apparve la Madonna, che gli parlò e lo guarì.

            Da quel momento Rasputin incominciò ad interessarsi alla religione ed in particolare agli "Starec", monaci e profeti erranti che allora venivano accolti con grande rispetto nei villaggi russi.

              Sposato a vent'anni, Rasputin, dopo la morte del figlio a pochi mesi dalla nascita, cadde in un periodo di depressione dalla quale guarì grazie ad un'altra apparizione della Madonna, che gli ordinò di lasciare tutto e di partire, abbracciando la condizione di Starec.

               Fu nel corso di una delle  sue innumerevoli peregrinazioni che il giovanissimo monaco venne a contatto con esponenti di una setta molto critica nei confronti della Chiesa ortodossa ufficiale, accusata di corruzione e decadentismo: la setta dei Chlisty, considerata fuori legge nella Russia dello zar per la sua particolare visione religiosa, secondo cui  l’uomo avrebbe potuto purificarsi dal peccato solo bandonandosi totalmente al peccato e, attraverso il pentimento che ne sarebbe seguito, ascendere alla catarsi. Fisicità e religiosità si sposano equivocamente in questo credo eretico che fa del rito erotico e delle congiunzioni carnali, anche di gruppo, una delle sue caratteristiche fondamentali.  

              Dopo un anno al convento di Verchoturje, Rasputin, considerandosi "monaco"a tutti gli effetti, visitò grandi città come Mosca, Kazan e Kiev. Tornato al villaggio natale, costruì, con l’aiuto di alcuni fedeli una chiesa personale in concorrenza con quella ufficiale.

               Il suo sguardo intenso e allucinato con qualcosa di magnetico, aveva una grande presa sulla gente, le sue parole, nella semplicità di un’analfabeta, erano convincenti e la fama di uomo santo si diffuse in breve richiamando alla sua chiesa numerose persone da tutta la regione. 

                Trasferitosi a San Pietroburgo entrò in contatto con le figure più eminenti della chiesa russa e poi, attraverso il mondo dei pope ortodossi, venne accolto nei salotti dell’alta società.

               Nel 1905 Rasputin, preceduto dalla fama di guaritore, venne ricevuto al Palazzo degli Zar dove riuscì misteriosamente ad arrestare il flusso di sangue che stava uccidendo il piccolo Alessio, figlio emofilitico dello Zar.

               Entrato nella famiglia regnante e conteso dalle famiglie nobili, il monaco, seguendo alla lettera la propria filosofia chlisty, si abbandonò ad ogni tipo di piacere, mantenendo però, in presenza della famiglia imperiale, una condotta irreprensibile, atteggiandosi a tutore dello zarevic Alessio e suo protettore.

                Tutti i rapporti della polizia segreta e dei deputati della Duma sulla condotta di Rasputin che arrivarono sulla scrivania dello Zar vennero sempre considerati frutto di maldicenze ordite dall’intellighenzia liberale.  

                Gradatamente, il monaco Rasputin spostò i suoi interessi dalla vita mondana a quella politica e, allo scoppio della Guerra Mondiale, quale  pacifista convinto, cercò di opporsi con ogni mezzo e, mentre lo Zar Nicola era al fronte, cercò di manipolare la Zarina Alexandra, per portare la Russia alla pace.

                Con le sue manovre, inevitabilmente egli si fece nemici la casta militare, l’aristocrazia nazionalista, la destra, ma anche l’opposizione liberale, finendo per essere accusato di tradimento a favore della Germania.  

               La Russia stava passando un brutto periodo, l'esercito subiva numerose perdite, all'interno il governo era diviso e Rasputin continuava a tramare per ottenere una pace immediata.

               Nel tentativo di allontanarlo il Primo Ministro Trepov, offrì a Rasputin un' enorme somma per lasciare la capitale immediatamente e tornarsene in Siberia.  

              Rasputin, che aveva accumulato una fortuna,accettando "mazzette" per favorire questo o quel personaggio politico, non cedette al tentativo di corruzione, ma informata la zarina, dopo questa dimostrazione di fedeltà e attaccamento alle sorti della Corona, vide aumentare il suo prestigio e considerato  "unico amico della famiglia imperiale".

               Una congiura di nobili decretò la fine di Rasputin , che si trovava nel pieno della sua vigorìa fisica :aveva, infatti, solo quarantacinque anni allorchè , attratto in una trappola, nella notte fra il 16 ed il 17 dicembre 1916 venne prima avvelenato ,poi sparato con un colpo di pistola al cuore e infine, abbattuto a randellate, gettato in un canale.

              La zarina Alessandra accolse con disperazione la notizia, ma lo zar Nicola, che aveva espresso preoccupazione per il ruolo sempre più ingombrante che Rasputin stava assumendo a corte, tenne un tale atteggiamento che, tenuto conto che tra i congiurati c’erano nobili imparentati con la Corona, nessuno venne punito per il delitto.

             Quando la notizia della morte di Rasputin si diffuse ci furono grandi celebrazioni e gli assassini vennero considerati eroi che avevano salvato la Russia dall’influenza di Alexandra, di discendenza germanica, e del  "monaco folle".