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" Questo incontro,
nell'alveo del lionistico scopo di "stabilire una sede per la
libera ed aperta discussione di tutti gli argomenti", ha inteso
promuovere il coinvolgimento di docenti e studenti per stimolare
l'approfondimento di quella che , a pieno titolo, può ritenersi la
prima pagina della storia nazionale.
E' certo che, a differenza
delle altre nazioni europee che conseguirono l'unità nazionale nello
stesso secolo - penso alla Germania che data al 1871 la sua attuale
conformazione, al Belgio, autonomo dal 1830, all'Olanda nata nel
1848, al Lussemburgo nato nel 1890 e, nonostante una peculiare
storia, alla Gran Bretagna che la indica nel 1801 - l'Italia
raggiunse l'obiettivo dell'unità grazie ad una serie di fortunose e
rocambolesche circostanze. Se, infatti, il processo di unificazione
italiano riuscì anche per la circostanza imprevista delle libere
annessioni di Toscana,Emilia e Romagna, per raggiungere l'unità
risulterà determinante la Spedizione dei Mille garibaldina.
In proposito Mack
Smith, ne "I Re d'Italia" scrive:" La documentazione di cui
disponiamo è tendeziosa e comunque inadeguata...gli storici hanno
dovuto essere reticenti e, in alcuni casi, restare soggetti a
censura o imporsi un'autocensura".
Il convegno di stasera,
dunque, si prefigge di approfondire le motivazioni sociali e
politiche che consentirono al Regno Sabaudo, uno stato con finanze
disastrate da precedenti campagne militari, di soverchiare il Regno
delle Due Sicilie, economicamente florido ed industrialmente
emancipato.
Lo faremo con i riscontri
oggettivi, che certamente ci verranno dagli illustri oratori che
ringrazio per aver accettato di accompagnarci in questo nostro viaggio nella
Italia voluta da Garibaldi e Cavour".
Con queste parole, ricche di
stimoli culturali, l'Ing.Antonio Pasquariello, presidente del
Lions Club di S.Maria Capua Vetere - alla presenza del
p. Governatore Dott.Michele Ginolfi e di un folto
pubblico, in cui spiccava una numerosa rappresentanza del mondo
giovanile studentesco universitario e liceale - ha aperto i
lavori del meeting dedicato ad un tema appassionante e delicato, di
grande interesse per la gente del Sud ed in particolare, di quella della provincia di
Caserta, dove vide il suo massimo splendore la
dinastia dei Borbone.
Moderatore dell'incontro il
Gen.Ugo
Grillo che, dopo una appropriata presentazione, ha dato la
parola, nell' ordine, alla Prof.ssa Rosaria Russo, al Prof.Sergio
Iorio, al Prof.Michele Vigliotti ed alla Prof.ssa
Marcella Marmo,
dagli interventi dei quali è venuto uno spaccato, in chiave
disincantata e spesso critica nei confronti della visione
antiborbonica, con cui la storia - specie secondo i proff. Iorio e Vigliotti - ha
talora faziosamente taciuto le conquiste civili raggiunte dal
mezzogiorno d'Italia, in campo scientifico, non meno che in quello
culturale e industriale, sotto il dominio dei Borbone, la cui
statura andrebbe riletta e rivalutata senza prevenzioni.
Di taglio decisamente
diverso , la relazione della docente universitaria
Marcella Marmo, che ha preceduto le conclusioni affidate al past
governatore Ginolfi. Le parole della Marmo, infatti,
prevalentemente orientate verso la valorizzazione dell'opera
unificatrice di Garibaldi e Cavour, hanno dato lo spunto ad
interventi anche di sapore polemico, come quello del Dott.Edoardo
Vitale, direttore del periodico "L'Alfiere",
dal
quale è tratto il pezzo di cui, senza commento,
Giustiziaoggi Vi propone, di lato,
un abstract, il cui contenuto - a parer nostro -ben si
addice alla riflessione in controluce proposta dal convegno.
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LA TORBIDA STORIA
DELLA MALAUNITA'
di
Francesco Maurizio di Giovane
(...) Napoleone III,
avendo deciso di tirarsi fuori dalle vicende italiane, concluse con
l'imperatore Francesco Giuseppe , l'11 luglio 1859, l'armistizio di
Villafranca, ottenendo la cessione alla Francia della Lombardia,
che, a sua volta, si impegnò a retrocedere al re di Sardegna.
Si stabilì, inoltre,
che gli Stati italiani avrebbero dovuto formare una confederazione,
presieduta dal Papa, comprendente anche il Veneto che restava sotto
la corona austriaca.
Cavour protestò per le
decisioni prese e rassegnò le dimissioni. Vittorio Emanuele II,
furbescamente, firmò gli accordi di Villafranca ma con la seguente
clausola capziosa, suggeritagli da Napoleone III: "Je ratifie
cette convention ci dessus en tout quii me concerne".
Praticamente per la sola Lombardia. Si teneva, così, libere le mani
per impossessarsi degli Stati
dell'Italia
Centrale.
(...) A partire da quel
1859 la politica legislativa del Piemonte fu diretta a
spianare la strada alle successive inglobazioni territoriali
attraverso il principio della legalizzazione. La Legge sarda n.3345
del 25 aprile 1859 , con cui il parlamento subalpino conferì al
governo ed al re pieni poteri legislativi ed esecutivi in caso di
guerra contro l'Austria, rese possibile emanare una serie di atti
legislativi che riguardavano l'ordinamento della pubblica sicurezza,
l'ordinamento giudiziario, i bilanci e la contabilità dello Stato,
l'ordinamento dell'amministrazione centrale, la pubblica istruzione
(legge Casati), la legge sull'ordinamento comunale e provinciale e
la legge sul contenzioso amministrativo . Con una celerità
spropositata si approvarono tre nuovi codici: penale, di procedura
penale e di procedura civile, che costituirono la base
dell'unificazione legislativa della penisola italiana. Furono
redatti in modo affrettato , nell'assoluta noncuranza per gli
istituti giuridici delle province appena annesse, il che, più
tardi, indusse molti giuristi a parlare di una "unificazione
a vapore". Essi imposero con la spregiudicatezza politica del
fatto compiuto,la legislazione piemontese alle province annesse e,
poco dopo, anche al Mezzogiorno d'Italia...
(...) L'ultimo anello della
guerra condotta dalla Rivoluzione contro la Legittimità fu la
conquista del Mezzogiorno d'Italia. Apparente realizzatore del
processo fu il regno di Sardegna, vere artefici Francia ed
Inghilterra, la prima per mai abbandonate mire egemoniche, la
seconda per obiettivi di espansione nel Mediterraneo a breve termine
e per motivi di distruzione del sentimento cattolico nella penisola
italiana, a lungo termine. Cavour, in un primo momento, mostrò di
sconfessare l'invasione garibaldina, definita "piratesca".
A cose fatte l'appoggiò. Infine, quando il successo del politico
Nizzardo divenne un pericolo per l'egemonia del partito liberale nel
fronte sovversivo, intervenne per riprendere in mano la guerra della
rivoluzione unitaria.
Il 25 giugno 1860 Francesco
II, sotto la pressione degli ambasciatori di Francia e di
Inghilterra, con la Sicilia messa a ferro e fuoco dalle bande
garibaldine protette dalla flotta inglese, ripristinò la
Costituzione emanata a suo tempo da Ferdinando II,
concedendo la libertà di stampa, l'amnistia e il rientro di tutti i
fuoriusciti dal regno. L'atto del re, compiuto nella speranza di
pacificare il paese, aggravò la situazione. Improvvisamente sorsero
tanti giornali, tutti nemici della dinastia e, quel che più conta,
dell'indipendenza del paese;(...) si diffuse un clima di caccia alle
streghe contro chi aveva servito con lealtà la patria napolitana. In
poche settimane i liberali si impadronirono del potere nelle
province del regno. Il paese si spaccò in due : un paese "legale"
minoritario, che gestiva il potere, ed un paese reale fedele al re,
maggioritario che subiva la tracotanza e le prepotenze dei liberali
e dei garibaldini che risalivano le Calabrie, senza incontrare
resistenza. Già alla fine di agosto fu chiaro che il paese era nelle
mani di chi lavorava per l'annessione del Regno al Piemonte.
Nell'intento di salvare il paese, re Francesco II si allontanò dalla
capitale trasferendo la sede del governo a Gaeta che divenne il
centro dell'ultima, disperata difesa armata dell'indipendenza
nazionale.
Un'incredibile serie di
voltafaccia, di tradimenti, di inconcepibili dimostrazioni di
incompetenza permisero a Garibaldi di entrare a Napoli il 7
settembre 1860, 17 giorni dopo essere sbarcato in Calabria.
Immediatamente il Nizzardo , in omaggio alla falsa legalità
liberale, si autoconferì il titolo di Dittatore in nome di Vittorio
Emanuele II "re d'Italia". Formò, quindi, un esercito e istituì un
governo provvisorio alle sue dipendenze. Nelle poche settimane di
vita della Dittatura, il Palazzo reale fu spogliato di tutto. Gli
oggetti preziosi furono spediti a Torino, quelli ritenuti di minor
conto, venduti al migliore offerente.
(...) Quando Garibaldi
dichiarò che l'unione delle Due Sicilie al Regno di Sardegna
doveva avvenire attraverso la convocazione di un'assemblea
costituente e non mediante plebisciti che implicavano l'annessione
incondizionata e quindi l'accettazione in blocco dello Statuto
Albertino e del governo piemontese, Garibaldi fu sconfessato e
fermato. Cavour, col consenso di Napoleone III, occupò le Marche e
l'Umbria per penetrare illegalmente nel territorio delle Due Sicilie.
(...) Il parlamento di
Torino votò, in tutta fretta, una legge volta a ratificare le
annessioni mediante plebisciti popolari, respingendo, così, il
principio costituente vagheggiato da Garibaldi. I plebisciti
annessionisti si svolsero sotto la vigile attenzione delle forze
militari straniere, quelle dell'esercito piemontese e di
occupazione, cioè le bande irregolari dell'esercito garibaldino che
continuavano ad occupare il suolo delle Due Sicilie.
Il giornalista Marco
Monnier, non accusabile di simpatie borboniche, a proposito del
plebiscito scrisse. "La procedura lascia molto a desiderare.
C'era un'urna tra due canestri, l'uno pieno di "si" e l'altro
pieno di "no". L'elettore votava alla presenza delle guardie
nazionali miscuglio di pavidi e di ribaldi - e dinanzi alla folla.
Il voto negativo era difficile da dare, forse pericoloso. Nel
quartiere Monte Calvario, un uomo che aveva votato "no" e ostentava
una certa iattanza, fu punito con un colpo di stiletto".
Il Regno, quindi, non
scomparve perchè aveva esaurito la sua missione, nè dopo un processo
di fusione con un confinante territorio, condividendo gli stessi
obiettivi, bensì attraverso la conquista violente che impose
dinastia,leggi, economia ed usi diversi da quelli che
l'eredità storica aveva costruito e trasmesso nel tempo.
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