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 ( aggiorn. marzo 2010 )

 

Riflessioni

in controluce

proposte dai Lions di S.Maria Capua Vetere, nel 150° Anniversario

dell'UNITA' d'ITALIA

 

Teatro Garibaldi, 26 marzo 2010

 

 

   

                       

In da sin.: G.Carlo Coviello e Antonio Pasquariello, rispettivamente Cerimoniere e Presidente del Lions Club

    di S. Maria CapuaVetere

 

 

 

 

 " Questo incontro, nell'alveo del lionistico scopo di "stabilire una sede per la libera ed aperta discussione di tutti gli argomenti", ha inteso promuovere il coinvolgimento di docenti e studenti per stimolare l'approfondimento di quella che , a pieno titolo, può ritenersi la prima pagina della storia nazionale.

E' certo che, a differenza delle altre nazioni europee che conseguirono l'unità nazionale nello stesso secolo - penso alla Germania che data al 1871 la sua attuale conformazione, al Belgio, autonomo dal 1830, all'Olanda nata nel 1848, al Lussemburgo nato nel 1890 e, nonostante una peculiare storia, alla Gran Bretagna che la indica nel 1801 - l'Italia raggiunse l'obiettivo dell'unità grazie ad una serie di fortunose e rocambolesche circostanze. Se, infatti, il processo di unificazione italiano riuscì anche per la circostanza imprevista delle libere annessioni di Toscana,Emilia e Romagna, per raggiungere l'unità risulterà determinante la Spedizione dei Mille garibaldina.

In proposito Mack Smith, ne "I Re d'Italia" scrive:" La documentazione di cui disponiamo è tendeziosa e comunque inadeguata...gli storici hanno dovuto essere reticenti e, in alcuni casi, restare soggetti a censura o imporsi un'autocensura".

Il convegno di stasera, dunque, si prefigge di approfondire le motivazioni sociali e politiche che consentirono al Regno Sabaudo, uno stato con finanze disastrate da precedenti campagne militari, di soverchiare il Regno delle Due Sicilie, economicamente florido ed industrialmente emancipato.

Lo faremo con i riscontri oggettivi, che certamente ci verranno dagli illustri oratori che ringrazio per aver accettato di accompagnarci in questo nostro viaggio nella Italia voluta da Garibaldi e Cavour".

Con queste parole, ricche di stimoli culturali, l'Ing.Antonio Pasquariello, presidente del Lions Club di S.Maria Capua Vetere - alla presenza del p. Governatore  Dott.Michele Ginolfi e di un folto pubblico, in cui spiccava una numerosa rappresentanza del mondo giovanile studentesco universitario e liceale - ha aperto i lavori del meeting dedicato ad un tema appassionante e delicato, di grande interesse per la gente del Sud ed in particolare, di quella della provincia di Caserta,  dove vide il suo massimo splendore la dinastia dei Borbone.

Moderatore dell'incontro il Gen.Ugo Grillo che, dopo una appropriata presentazione, ha dato la parola, nell' ordine, alla Prof.ssa Rosaria Russo, al Prof.Sergio Iorio, al Prof.Michele Vigliotti ed alla Prof.ssa Marcella Marmo, dagli interventi dei quali è venuto uno spaccato, in chiave disincantata e spesso critica nei confronti della visione antiborbonica, con cui la storia - specie secondo i proff. Iorio e Vigliotti - ha talora faziosamente taciuto le conquiste civili raggiunte dal mezzogiorno d'Italia, in campo scientifico, non meno che in quello culturale e industriale, sotto il dominio dei Borbone, la cui statura andrebbe riletta e rivalutata senza prevenzioni.

Di taglio  decisamente  diverso , la relazione  della docente universitaria  Marcella Marmo, che ha preceduto le conclusioni affidate al past governatore Ginolfi. Le parole della Marmo, infatti,  prevalentemente orientate verso la valorizzazione dell'opera unificatrice  di Garibaldi e Cavour, hanno dato lo spunto ad interventi anche di sapore polemico, come quello  del Dott.Edoardo Vitale, direttore del periodico "L'Alfiere", dal quale è tratto il pezzo di cui, senza commento, Giustiziaoggi Vi propone,  di lato, un abstract, il cui contenuto - a parer nostro  -ben si addice alla riflessione in  controluce proposta dal convegno.

 

 

 

 

 

 

 

 

LA TORBIDA STORIA

 DELLA MALAUNITA'

di

Francesco Maurizio di Giovane

(...) Napoleone III, avendo deciso di tirarsi fuori dalle vicende italiane, concluse con l'imperatore Francesco Giuseppe , l'11 luglio 1859, l'armistizio di Villafranca, ottenendo la cessione alla Francia della Lombardia, che, a sua volta, si impegnò a retrocedere al re di Sardegna. Si stabilì, inoltre, che gli Stati italiani avrebbero dovuto formare una confederazione, presieduta dal Papa, comprendente anche il Veneto che restava sotto la corona austriaca.

Cavour protestò per le decisioni prese e rassegnò le dimissioni. Vittorio Emanuele II, furbescamente, firmò gli accordi di Villafranca ma con la seguente clausola capziosa, suggeritagli da Napoleone III: "Je ratifie cette convention ci dessus en tout quii me concerne". Praticamente per la sola Lombardia. Si teneva, così, libere le mani per impossessarsi degli Stati dell'Italia Centrale. 

(...) A partire da quel 1859  la politica legislativa del Piemonte fu diretta a spianare la strada alle successive inglobazioni  territoriali attraverso il principio della legalizzazione. La Legge sarda n.3345 del 25 aprile 1859 , con cui il parlamento subalpino conferì al governo ed al re pieni poteri legislativi ed esecutivi in caso di guerra contro l'Austria, rese possibile emanare una serie di atti legislativi che riguardavano l'ordinamento della pubblica sicurezza, l'ordinamento giudiziario, i bilanci e la contabilità dello Stato, l'ordinamento dell'amministrazione centrale, la pubblica istruzione (legge Casati), la legge sull'ordinamento comunale e provinciale e la legge sul contenzioso amministrativo . Con una celerità spropositata si approvarono tre nuovi codici: penale, di procedura penale e di procedura civile, che costituirono la base dell'unificazione legislativa della penisola italiana. Furono redatti in modo affrettato , nell'assoluta noncuranza per gli istituti giuridici delle  province appena annesse, il che, più tardi, indusse molti giuristi a parlare di una "unificazione a vapore". Essi imposero con la spregiudicatezza politica del fatto compiuto,la legislazione piemontese alle province annesse e, poco dopo, anche al Mezzogiorno d'Italia...

(...) L'ultimo anello della guerra condotta dalla Rivoluzione contro la Legittimità fu la conquista del Mezzogiorno d'Italia. Apparente realizzatore del processo fu il regno di Sardegna, vere artefici Francia ed Inghilterra, la prima per mai abbandonate mire egemoniche, la seconda per obiettivi di espansione nel Mediterraneo a breve termine e per motivi di distruzione del sentimento cattolico nella penisola italiana, a lungo termine. Cavour, in un primo momento, mostrò di sconfessare l'invasione garibaldina, definita "piratesca". A cose fatte l'appoggiò. Infine, quando il successo del politico Nizzardo divenne un pericolo per l'egemonia del partito liberale nel fronte sovversivo, intervenne per riprendere in mano la guerra della rivoluzione unitaria.

Il 25 giugno 1860 Francesco II, sotto la pressione degli ambasciatori di Francia e di Inghilterra, con la Sicilia messa a ferro e fuoco dalle bande garibaldine protette dalla flotta inglese, ripristinò la Costituzione emanata  a suo  tempo da Ferdinando II, concedendo la libertà di stampa, l'amnistia e il rientro di tutti i fuoriusciti dal regno. L'atto del re, compiuto nella speranza di pacificare il paese, aggravò la situazione. Improvvisamente sorsero tanti giornali, tutti nemici della dinastia e, quel che più conta, dell'indipendenza del paese;(...) si diffuse un clima di caccia alle streghe contro chi aveva servito con lealtà la patria napolitana. In poche settimane i liberali si impadronirono del potere nelle province del regno. Il paese si spaccò in due : un paese "legale" minoritario, che gestiva il potere, ed un paese reale fedele al re, maggioritario che subiva la tracotanza e le prepotenze dei liberali e dei garibaldini che risalivano le Calabrie, senza incontrare resistenza. Già alla fine di agosto fu chiaro che il paese era nelle mani di chi lavorava per l'annessione  del Regno al Piemonte. Nell'intento di salvare il paese, re Francesco II si allontanò dalla capitale trasferendo la sede del governo a Gaeta che divenne il centro dell'ultima, disperata difesa armata dell'indipendenza nazionale.

Un'incredibile serie di voltafaccia, di  tradimenti, di inconcepibili dimostrazioni di incompetenza permisero a Garibaldi di entrare a Napoli il 7 settembre 1860, 17 giorni dopo essere sbarcato in Calabria. Immediatamente il Nizzardo , in omaggio alla falsa legalità liberale, si autoconferì il titolo di Dittatore in nome di Vittorio Emanuele II "re d'Italia". Formò, quindi, un esercito e istituì un governo provvisorio alle sue dipendenze. Nelle poche settimane di vita della Dittatura, il Palazzo reale fu spogliato di tutto. Gli oggetti preziosi furono spediti a Torino, quelli ritenuti di minor conto, venduti al migliore offerente.

(...) Quando Garibaldi dichiarò che l'unione delle Due Sicilie al Regno di Sardegna  doveva avvenire attraverso la convocazione di un'assemblea  costituente e non mediante plebisciti che implicavano l'annessione incondizionata e quindi l'accettazione in blocco dello Statuto Albertino e del governo piemontese, Garibaldi fu sconfessato e fermato. Cavour, col consenso di Napoleone III, occupò le Marche e l'Umbria per penetrare illegalmente nel territorio delle Due Sicilie.

(...) Il parlamento di Torino votò, in tutta fretta, una legge volta a ratificare le annessioni mediante plebisciti popolari, respingendo, così, il principio costituente vagheggiato da Garibaldi.  I plebisciti annessionisti si svolsero sotto la vigile attenzione delle forze militari straniere, quelle dell'esercito piemontese e di occupazione, cioè le bande irregolari dell'esercito garibaldino che continuavano ad occupare il suolo delle Due Sicilie.

Il giornalista Marco Monnier, non accusabile di simpatie borboniche, a proposito del plebiscito scrisse. "La procedura lascia molto a desiderare. C'era un'urna tra due canestri, l'uno pieno di "si"  e l'altro pieno di "no". L'elettore votava alla presenza delle guardie nazionali miscuglio di pavidi e di ribaldi - e dinanzi alla folla. Il voto negativo era difficile da dare, forse pericoloso. Nel quartiere Monte Calvario, un uomo che aveva votato "no" e ostentava una certa iattanza, fu punito con un colpo di stiletto".    

Il Regno, quindi, non scomparve perchè aveva esaurito la sua missione, nè dopo un processo di fusione con un confinante territorio, condividendo gli stessi obiettivi, bensì attraverso la conquista violente che impose dinastia,leggi, economia ed usi diversi da quelli  che l'eredità storica  aveva costruito e trasmesso nel tempo.  

 

 

 

                 

                                                                                        

 
     
     
 

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