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DIRETTORE RESPONSABILE: MARIO ROMANO |
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Sito Internet : www.giustiziaoggi.it - e-mail:avvromanomario@libero.it Tel. e Fax: 0823. 844686 |
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(aggiorn.
giugno 2004)
UNA RIFORMA CONCERTATA :
di MARIO ROMANO
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Forse per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, l'innovazione introdotta con il Codice dei Beni Culturali e Paesaggistici è scaturita da una volontà comune del Ministero competente e degli Enti interessati, quali Regioni, Comuni e Comunità Montane. Si tratta di una rivoluzione di notevole portata se si pensa che, con tale codificazione si è unificata la disciplina riguardante i Beni culturali, inseriti all'interno delle Città e affidati alla responsabilità del relativo MInistero e quella dei Beni paesaggistici, la cui responsabilità è demandata alle Regioni cui competeva l'emanazione dei Piani Urbanistici: la novità, dunque, è che - in conseguenza dell'introduzione del Codice - i Piani saranno adottati previa concertazione tra Regioni e Ministero e ciò dovrebbe scongiurare i possibili conflitti (di competenze) spesso verificatisi in passato, con conseguenti ritardi nell'elaborazione dei piani stessi. Altra importante novità, contenuta nel Codice appena approvato, riguarda la spinosa questione delle dismissioni dei beni demaniali. Finalmente, mettendo fine ad una polemica , il "Codice" ha sancito il netto divieto di alienare i beni che abbiano un riconosciuto valore sotto il profilo storico e/o artistico:il compendio di questi beni, opportunamente monitorato, andrà a costituire il così detto "Demanio storico e artistico", quale categoria privilegiata nell'ambito del demanio pubblico, al cui interno ben potrà farsi luogo a dismissione o concessione il locazione per quegli immobili che non rientrino nella detta categoria. Peraltro va sottolineato che, anche a riguardo di tali dismissioni o locazioni, il Codice ha stabilito il preventivo intervento delle Sovrintendenze che dovranno dare l'assenso sempre che la destinazione dell'uso prevista dall'acquirente o dal locatario sia compatibile con l'austerità dell'edificio pubblico ceduto : potrà, cioè essere consentito di adibire un palazzo del demanio pubblico - purchè non di valore storico o artistico - a Banca , ma giammai a palestra. Come si vede, con questa importante innovazione, si è inteso rivitalizzare il patrimonio immobiliare dello Stato, sottraendolo all'incuria e al degrado, ma senza consentirne l'utilizzo indiscriminato magari per mere finalità commerciali che mortificherebbero la tradizione culturale di cui l'Italia è, e deve rimanere, gelosa custode.
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