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DIRETTORE RESPONSABILE: MARIO ROMANO

 
 

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   ( aggiorn. giugno 2009  )

RIFORME&FILTRI PROCESSUALI

              

                        ...UNA CORSA SU CAVALLI DI LEGNO!

       (*) NOTA REDAZIONALE                                                     

            La frenesia accelleratoria che pervade il Legislatore, allorchè tenta di introdurre norme correttive della lungaggine dei giudizi civili e penali che affollano i Tribunali italiani ed hanno guadagnato al nostro Paese pesanti condanne dalla Corte Europea , per superamento dei limiti ragionevoli di durata, ha generato - negli ultimi tempi - riforme che è eufemistico definire platoniche , data la loro  assai scarsa  efficacia e, talvolta, la dubbia correttezza costituzionale.

E' il caso della introduzione della "notifica via e-mail" e della "testimonianza su modulo" proclamate dal Guardasigilli  Alfano  come trionfo della velocità processuale.

Saremo , forse, degli inguaribili pessimisti, ma non possiamo fare a meno di notare che la notifica del nuovo tipo, non solo presuppone la certificazione e l'omologazione dello strumento  digitale da utilizzare, ma - per di più - non potrà essere adottata che per gli avvocati e per le aziende (dotate di tale strumento), ma giammai per i privati cittadini, per i quali dovrà continuarsi ad utilizzare il...tradizionale avviso a mezzo ufficiale giudiziario fide-facente del corretto adempimento.

Che dire, poi, della riforma attinente alla testimonianza, che dovrebbe essere resa   su un modulo da far pervenire al Giudice ?

Qui l'obiezione è addirittura lapalissiana e consiste nel denunciare : a)  la violazione  del principio del contraddittorio, dal momento che al teste è  concesso di redigere il modulo in perfetta solitudine e senza  il controllo della difesa della parte avversa; b) la abrogazione, di fatto, degli artt. 251 , 252 e 253 del c.p.c. che dispongono il giuramento, l'identificazione e la deposizione del teste dinanzi al Giudice, con possibilità, per lo stesso Giudice, di rivolgere al teste, di ufficio o su istanza di parte,tutte le domande che ritiene utili a chiarire i fatti di causa.

In realtà, è prevedibile che siffatta norma - allorchè troverà concreta applicazione -  non  potrà che provocare danni peggiori dei rimedi che vorrebbe apportare, inducendo a continue richieste di riesame e rinnovazione  del materiale probatorio, in applicazione del dettato di cui all'art.280 c.p.c., (fortunatamente)  tuttora vigente!

 Non minore sconcerto suscita la riforma del "filtro corto"  ipotizzato per i ricorsi  dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione e consistente in una delibazione preventiva circa l'ammissibilità del ricorso, non già alla luce di disposizioni processuali (termini, forma, motivi in diritto), bensì alla stregua di una (non meglio identificata) "giurisprudenza conforme" ?

Trattasi - con ogni evidenza - di una vera e propria discrezionalità assegnata ai Giudici di legittimità, in relazione alla quale  opportunamente è stato eccepito -  in una recente nota dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura (OUA) presieduto da Maurizio De Tilla - un macroscopico contrasto con l'art.111 (comma 7) della Costituzione.

E'questa, dunque, una sacrosanta protesta, cui la Stampa Forense (e Giustiziaoggi, in primis) non può far mancare il proprio appoggio, teso a dar voce alle giuste rivendicazioni dell'Avvocatura, che non riguardano suoi interessi corporativi, bensì la tutela effettiva dei diritti dei cittadini. 

A questo punto, è  troppo sperare che  la durata dei giudizi venga accorciata, piuttosto che con norme liberticide e farraginose, con il potenziamento numerico dei Giudici e del personale ausiliario e con l'introduzione di disposizioni processuali volte ad impedire i rinvii di un anno, due o più, dotando le emanande norme non già di perentorietà (impossibile, nella fattispecie, perchè non può ipotizzarsi la cancellazione di un giudizio o la decadenza,a danno delle  parti, quale conseguenza di un colpevole ritardo 'o di una omissione del Magistrato), bensì di concrete (e, perchè no, pesanti) sanzioni di natura disciplinare?

Se ciò non avverrà, magari  per ragioni di bilancio, perchè ci si ostinerà ad attribuire risorse irrisorie ad uno dei settori vitali dello Stato (qual'è la Giustizia, che dovrebbe preoccupare assai più  del digitale terrestre o del ponte sullo stretto messinese), allora si rassegnino gli avvocati (e con essi i cittadini che loro si  affidano), ad affrontare la corsa ad ostacoli della causa  in groppa a destrieri di legno, con armi (processuali) sempre più spuntite !

 (*) nella foto: Massimo Olcese, nei panni di Brancaleone, nella versione teatrale di Age     Scarpelli (Benevento, 1998 - Teatro Massimo)