DIRETTORE RESPONSABILE: MARIO ROMANO

 
 

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        (aggiorn. luglio 2009 )         

                                                                                                             

         

              

                                   SIMPOSIO  BRUNIANO

       Cimitile , 14 Giugno 2009 -  Atti del Convegno

                         (*(*)

                          a cura della  Redazione di  GIUSTIZIAOGGI

                                                                                                                                                       

 
 

 Come preannunciato nel corso del meeting Bruniano, svoltosi nell'ambito  del PREMIO CIMITILE, Giustiziaoggi pubblica gli atti delle due giornate dedicate  al grande Filosofo  nolano GIORDANO BRUNO.

         

CIMITILE 14 GIUGNO 2009 -SIMPOSIO  BRUNIANO(a cura dei Lions Club Nola "Giordano Bruno")

                                  Responsabile Distrettuale:Avv.Alberto Armano

Apertura dei  Lavori  del Dott.Felice Napolitano -Presidente della FONDAZIONE PREMIO CIMITILE

"Un benvenuto a tutti i presenti, che ringrazio per la partecipazione a questo convegno  che prende spunto dalla figura di Paolino di Nola e dalla sua prigionia presso i Visigoti. Poi concluderemo sabato con l'assegnazione dei Campanili d'argento ai vincitori della XIV Edizione del Premio Cimitile. Quindi sarà una settimana intensa di cultura con al centro il Libro, in quanto l'obbiettivo del Premio Cimitile è stato e rimarrà sempre quello  di promuovere il gusto alla lettura,recuperare i valori  della fantasia e della creatività.Quindi direi che il Libro continua ad incontrare questo splendido patrimonio storico-artistico delle Basiliche paleo-cristiane, in un felice connubio tra arte, storia, cultura e letteratura che, senza alcun dubbio , c ha rappresentato e rappresenterà per il futuro un'occasione di sviluppo culturale,turistico , religioso  ed economico dell'area nolana e direi, perchè no, di tutta la regione Campania. Quindi io vi ringrazio ancora ed entrerei nel vivo della  cerimonia".

(applausi)

Napolitano:

Ha inizio il VI SIMPOSIO BRUNIANO  organizzato su iniziativa dei Leo e Lions Clubs Nola Giordano Pruno e con il partenariato dei Dipartimenti di Filosofia del Liceo Classico Carducci di Nola, Liceo scientifico Enrico Medi di Cicciano e  Liceo scientifico Girolamo Albertini  di Nola.  Il Convegno si articolerà in due tempi e quello di questa mattina  verterà sul tema "Cicala e i luoghi di Giordano Bruno". Coordinerà i lavori il Professor Ciro Asproso, Docente del Dipartimento di Filosofia del Liceo Classico Carducci di Nola: Relazioneranno il Professor Aniello Montano,Ordinario  di Storia della Filosofia, Università degli studi di Salerno, con un contributo letterario e filosofico; l'Architetto Federico Cordella, II Università di Napoli, con un contributo storico ed architettonico; Concluderà  il Dott.Emilio Cirillo, Vice Governatore eletto del Distretto Lions 108YA.

(In piedi per l'ascolto della Preghiera dei Lions)

Ti ringraziamo, Signore, per essere qui riuniti per diventare migliori e per servire  meglio i nostri simili.Dacci ,Signore, l 'umiltà, la conoscenza e la forza necessaria per compiere insieme i nostri doveri con entusiasmo e tenacia. Dacci la bontà e la tolleranza  per rispettare  le opinioni  degli altri  ed alimentare  in tutti l'aspirazione a servire l'umanità che soffre. Proteggi  la nostra grande famiglia  lionistica che lavora oggi come  sempre per il culto dell'amicizia, dell'amore verso il prossimo e del servizio disinteressato.

Per un indirizzo di saluto , prende la parola il Presidente del Lions Club di Nola "Giordano Bruno",

Architetto Rosario Simonetti.

Autorità lionistiche, civili e religiose, amici lions, gentili signore e signori. Sento l'imprescindibile dovere di rivolgere i miei più cordiali saluti a voi tutti che siete intervenuti in questo sacro luogo in cui hanno dato  i loro primi passi Felice e Paolino. Un saluto particolare va rivolto ai seguenti presenti: Dottor Emilio Cirillo, V.Governatore eletto Lions anno2009.2010; Dott.Girolamo Laudanna, Presidente della IV Circoscrizione; Dott.Felice Napolitano, Presidente Fondazione Premio Cimitile; Dott. Michele Mezza, Presidente Fondazione ParcoLetteraio Giorsano Bruno; Dott.Angelo Amato di Serpis, Presidente Associazione Meridies Nola; Avv.Mario Romano, Consigliere Fondazione Lions e v.Presidenre nazionale Assostampa Forense;Prof.Ciro Asproso, Docente Dipartimento Filosofia Lice Carducci di Nola; Prof. Aniello Montano,Ordinario Storia della Filosofia Università di  Salerno che è anche relatore; Architetto Federico Cordella, II  Università di Napoli, relatore. Bene, a questo punto, data la numerosità degli interventi e dei prestigiosi relatori, ritengo giusto concludere , augurandovi un buon proseguimento della culturale manifestazione e grazie dell'ascolto.

(applausi)

Napolitano:Prende la parola,per un indirizzo di saluto il Presidente del Leo Club di Nola "Giordano Bruno",

Dott.Francesco Confetto.

Sarò molto breve,  E'  mio dovere salutare e ringraziare tutti voi e sopratutto il Comune di Cimitile e la Fondazione del Premio Cimitile che da anni curano in maniera orgogliosa e brillante questa manifestazione.Un ringraziamento anche al nostro Lions Club padrino nella persona dell'Architetto  Simonetti che ci consente di essere qui stamattina.Per noi e per la nostra città  il Premio Cimitile è un grandissimo motivo di vanto. Esso coniuga in maniera eccellente la filosofia, la letteratura, l'arte architettonica e consente di dare conoscenza  al mondo della bellezza di queste Basiliche paleo-cristiane che fanno da cornice a questa bellissima manifestazione. Grazie all'invenzione della stampa, numerose opere letterarie e filosofiche sono state portate a conoscenza del mondo e così anche l'opera di Giordano Bruno. E di questo patrimonio culturale noi giovani Leo facciamo tesoro e ci ripromettiamo di trasmettere ai nostri posteri così come è stato fatto con noi. Grazie.

(applausi)

Napolitano:Prende la parola,per un indirizzo di saluto l'Assessore ai Beni Culturali e turismo del Comune di Cimitile,

Dott.Arcangelo Riccardo

Nel porgere il saluto, porto il saluto del Sindaco Provisiero e dellaComunità di Cimitile. Mi verrebbe voglia di usare un'espressione poco formale che è quella di chiedere "come state tutti?",poichè , infatti, ormai con i Lions esiste un rapporto di consolidata amicizia  che ,anno dopo anno, in questi straordinari convegni in cui io personalmente, ma credo un po' tutti quelli che ascoltano, ci arricchiamo sempre di più di conoscenza sul pensiero bruniano ed un po' più in generale su quelli che sono i grandi valori della cultura, questo percorso- dicevo - ha instaurato un rapporto veramente di amicizia e simpatia nei confronti di tutti gli iscritti al Club Lions.

Naturalmente questo è un luogo, per sua natura, deputato ad accogliere chi, come i componenti del Club Lions, ha fatto della solidarietà, dell'amicizia della fratellanza i valori fondanti della propria attività. Questo è  il luogo, come sappiamo,in cui Paolino ha voluto edificare una serie di fabbriche sacre nelle quali permettere a flussi intensissimi  di pellegrini di poter pregare sulla tomba di Felice, ma ancora di più ha voluto creare il luogo di una fraterna e cristiana amicizia e non  può che essere naturalmente deputato  ad accogliere chi degli stessi valori  ha fatto fondamento della propria azione.  Sono, quindi, particolarmente contento di essere qui a dare il benvenuto a tutti voi a nomedella mia Comunità e poichè il tempo stringe e gli interventi molto più autorevoli del mio sono ancora  numerosi  auguro a tutti un buon  lavoro e mi associo all'invito del caro presidente Napolitano , invitandovi a partecipare alle ulteriori manifestazioni del XIV Premio Cimitile, vi aspettiamo e grazie a tutti..

 (applausi)

 

Napolitano:Prende la parola,per un indirizzo di saluto il Presidente dell'Associazione Meridies.

Dott.Angelo Amato De Serpis

Saluto e ringrazio  i Lions per l'ospitalità. Son particolarmentre lieto perchè questi incontri bruniani e il Premio Cimitile  oramai sono per me un appuntamento fisso: ci vediamo da nove anni, da quanti ne sono passati da quqando l'associazione Meridies insieme al Liceo cura il Certamen internazionale Bruniano.

Quando si fa cultura in questo territorio lo si fa spesso a livello elevato, come nel caso del Premio Cimitile e questo è sicuramente un  merito. Purtroppo per noi non sono giorni felici,  perchè stiamo avendo difficoltà  nell'ambito dei Beni Culturali e speriamo che questo possa essere un momento di attenzione per quello che è il patrimonio  culturale dell'area nolana dove ci troviamo.Grazie.

 (applausi)

Napolitano: Prende la parola, il Consigliere della Fondazione Lions e Vicepresidente nazionale dell'Assostampa Forense,

Avv.Mario Romano

Grazie, Felice.

Mi sono imposto di essere tacitiano e lo sarò, per il rispetto che debbo non solo a voi presenti, ma all'autorevolezza dei relatori e all'importanza dei temi che ci occuperanno tra qualche  istante.

Mi limiterò a dire - citando parole non  mie - che questo incontro di oggi, o  meglio, quello iniziato già ieri, con la visita delle Basiliche Paleo.cristiane e di questi magnifici affreschi , che purtroppo mi sono perduto e me ne dolgo, rappresenta - secondo quanto leggo nella brochure di apertura di questi giorni -  uno stimolo al gusto della lettura, un vero strumento per il confronto delle idee, capace di creare una società meridionale moderna ,consapevole  del proprio passato ed in grado di realizzare un futuro migliore.

Sono queste le parole del vostro Presidente Felice Napolitano, presidente del Premio Cimitile.  Questo premio giunto, ormai, alla quattordicesima edizione, che ha una sinergia - e stamattina lo vedete -  con  le massime autorità Lions, che vanno dai presidenti di Clubs al Vicegovernatore Emilio Cirillo e rappresenta un trionfo di quella che è la cultura, non solo bruniana, ma la cultura in genere che promana da queste mura.

Per parte mia -  e mi avvio subito alla conclusione - più che come Lions ,anche se sono stato chiamato qui come officer distrettuale,  vi porto  la testimonianza dell'attenzione della stampa, e in particolare di quella forense, di cui mi onoro di essere il vicepresidente nazionale, la quale ha già provveduto, da giorni, a dare annuncio in internet di questa vostra magnifica iniziativa e si  impegna, mio tramite, a pubblicare - in modo che le possano leggere tutti in ogni parte del mondo - le fasi salienti di questa Sette giorni , che culminerà - come sapete - con l'assegnazione di Premi letterari, in sintonia con quello che è lo spirito della cultura nolana e cimitiliana (siamo a Cimitile, vera perla di questo triangolo culturale), dove voi oggi  grazie all'apporto di uomini come Alberto  Armano e Felice Napoletano,portate avanti questo immenso patrimonio di idee, questo crogiolo di idee che è stato Giordano Bruno, al quale Cicala - piccolo borgo della città di Nola - ha avuto l'onore di dare i natali  e del cui retaggio culturale voi rimanete i gelosi custodi, in una tradizione che vi fa grandi dentro e fuori i confini della vostra splendida  Nola.  Grazie. 

 

 (applausi)

 

Napolitano:Prende la parola, per un saluto , il Delegato della IX Zona della IV Circoscrizione Lions,

 

Avv.Nicola Rescigno.

Buongiorno. Quale Delegato di zona,  porgo un saluto da parte di tutte le autorità lions anche non  presenti. Sono particolarmente soddisfatto di essere presente al sesto Simposio Bruniano, evidenziando che tutte le problematiche relative alla filosofia bruniana trattata  nel corso dei precedenti simposi, sono stati  affascinanti e di spessore culturale certamente di livello elevato.In effetti, i Lions,quando affrontano  un progetto, generalmente portano a compimento l'impegno assunto, con riconosciuto successo perchè  sono sempre interessati a ciò che fanno, in considerazione del fatto che la loro partecipazione ai problemi, soprattutto drammatici,del mondo è molto concreta perchè vi è un evidente e profondo  intento di affrontarli  con  competenza, passione ed impegno e soprattutto per essere perennemente sollecitati a confrontarsi con la realtà che li circondano.Chiudo questo mio piccolo intervento, per dare spazio ai relatori che ci porteranno , con le loro esposizioni, un mondo suggestivo qual'era la località  di Castel Cicala che ha dato i natali all'illustre filosofo Giordano Bruno.  Grazie per avermi ascoltato ed auguro un  buon prosieguo della manifestazione.

 

 (applausi)

Napolitano: Prende la parola, per un indirizzo di  saluto , il Presidentedella IV Circoscrizione Lions,

Dott.Girolamo Laudanna.

Buongiorno. Come Lions, debbo esprimere l'apprezzamento per questo Simposio che , da  sei anni, i Lions di Nola,  portano avanti nell'ambito del Premio Cimitile, che funziona in maniera egregia da ormai quattordici anni.

Questo, credo, sia l'espressione di un nostro valore lionistico. In effetti noi  non è che ci moviamo , pensando ad essere - come spesso qualcuno ci dice - gruppi di persone che si incontrano  per parlare  tra di loro, per vedersi e incontrarsi.Credo che abbiamo un compito che è bellissimo, per chi è lions e si sente orgoglioso di portare lo stemma lions, che è quello di cercare di dare un'impronta al territorio sul quale si vive, valorizzandolo; e quale momento migliore della cultura,per innalzarsi, per essere migliori..Indubbiamente il Club Lions di Nola questo sta facendo da sei anni. Apprezzo un'altra cosa  che è fatta nell'arco del Premio Cimitile, che è quella delle Borse di studio. Perchè, guardate,un'altra  delle cose che noi forse dovremmo tentare di fare tutti e i clubs lions cercano di farlo, è di puntare sui giovani,la nuova classe dirigente, in un momento in cui si soffre, in un momento in cui c' è un disagio giovanile enorme. Dare speranza ai giovani, anche attraverso una Borsa di studio, attraverso un momento culturale, è una cosa stupenda perchè significa non solo metterli in competizione fra di loro ma farli affrontare i problemi sotto l'ottica della lettura, del dialogo del confronto, della capacità di comprendere e comprendersi. Se questo avviene, abbiamo spesso e bene fatto il nostro compito. Questo voglio augurare al Club di Nola, di continuare su questa strada perchè è una strada che porterà certamente dei frutti ottimi, per tentare di migliorare la società nella  quale viviamo.  Grazie.

(applausi)

Napolitano: Cedo la parola, per l'inizio dei lavori, al Moderatore,

 Prof.Ciro Asproso.

 Vi ringrazio per essere intervenuti numerosi a questa manifestazione. Per parte mia, ho fatto del mio meglio per presentarmi nella mia veste migliore, perchè, come dice Oscar Wilde in un suo famoso aforisma, solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze.Gli aforismi di Wilde sono belli e sorprendenti perchè paradossali.  Il paradosso-come voi sapete - è il capovolgimento del significato comune,ordinario, di una frase.Ma questo paradosso di Wilde, a  ben pensarci, è arci-paradossale,perchè dicendo qualcosa di  paradossale,dice la verità.In questo caso è la verità della filosofia bruniana che conferisce la medesima dignità ontologica alla interiorità e alla esteriorità, alla sostanza e all'apparenza, all'idea e all'ombra. L'ombra o apparenza  non èmeno substanziale e necessaria della sostanza :idem est praedicatum substantiale.

Noi,della umbrabilitas di Bruno,cioè di come lui è apparso nella sua configurazione umana o ,come lui dice, nella sua complessione temporale,non sappiamo niente  di certo, tranne  che era di piccola statura e  poco altro.La sua sostanza e cioè le sue idee, stanno nelle sue opere che adesso  noi possiamo leggere grazie alla fatica di tanti bravi studiosi , fra i quali ricordiamo Giovanni Acquilecchia, Felice Tocco e il nostro conterraneo Vincenzo Spampanato. Ma c'è  qualcosa di  Bruno, qualcosa di esteriore , di visibile  che appare ancora oggi  e ci  permette di capire meglio la personalità del nostro gran filosofo. Questo qualcosa sono i così detti "Luoghi Bruniani". Napoli, Parigi, Londra, Oxford  ecc., sono sì luoghi bruniani, ma nessuno  mai identificherebbe Parigi o Londra e men che meno Oxford, con Bruno. Cicala, le colline circostanti e la olim - cioè, una volta - fertile campagna nolana, sono sicuramente Luoghi Bruniani, cioè  parti di quel mondo esteriore "umbrabilis" di Bruno che sicuramente hanno qualcosa  molto  importante  da raccontarci sulla vicenda umana e sull'itinerario culturale di quella specie di greco in convento o  in gabbia che fu Giordano Bruno. Per convento o gabbia, in senso metaforico, si può - nel caso di Bruno - intendere anche il tempo in cui visse e che lui definì "secolo  indegno".

Ad illustrare e a sottolineare la irrinunciabilità della conoscenza dei  luoghi bruniani, per una più autentica comprensione della filosofia bruniana, viene  in nostro  soccorso il repertorio  iconografico raccolto e commentato dal Professor Federico Cordella.docente di analisi della città e del territorio presso la seconda Università di Napoli, nonchè esperto di archeologia medioevale; un lavoro che probabilmente verrà pubblicato del Prof.Aniello Montano, che non ha bisogno di presentazione perchè,da tempo, è nostro concittadino, in quanto ha ricevuto la cittadinanza onoraria della città di Nola, per la sua particolare competenza e per la sua dedizione allo studio e alla divulgazione del pensiero di Bruno. Devo solo dire che,con  la chiarezza del suo stile e con la profondità delle sue analisi, ha consentito a numerosi altri studiosi meno avvertiti e a moltissimi appassionati di Bruno o ai semplici curiosi la possibilità di trovare in  lui la guida per un'interpretazione del pensiero bruniano  più aderente al vero. Per questo noi lo ringraziamo e gli diamo subito la parola.

(applausi)

Prof.Aniello Montano

Grazie al Professor Asproso, e grazie soprattutto ai Lions e alla città  di Cimitile che ci ospita. Questo convegno di stamattina segue quello a cui ho partecipato, insieme al Prof.Masullo, al Prof. Luis Cordero dell'Università di Parigi,l'anno scorso, quando parlammo dei rapporti tra un grande filosofo della Magna Grecia quale era Parmenide ed il nostro grande Bruno.

Fu quello un convegno molto ricco   , soprattutto perchè entrò dentro  la problematica della  formazione del pensiero di Bruno ed ebbe,poi,riscontro anche in testi scritti ripresi da una bella iniziativa locale che è "Infiniti Mondi", questa bella rivista  che ha compiuto un anno di pubblicazione questo giugno e,quindi,fu un convegno di grande rilievo.Quello di quest'anno ,diciamo, sposta l'attenzione dalla formazione intellettuale del pensiero di Bruno al riflesso che possono avere i luoghi  frequentati da Bruno-ragazzo sulla formazione della sua spiritualità e,quindi, del suo  pensiero.Siamo in una linea  di continuità nella analisi  del pensiero di Bruno.Il simposio di stamattina consta di due parti; io tenterò di tirar fuori  dalle Opere di Bruno questo legame, che non è solamente il legame affettivo che ognuno di  noi ha con i luoghi della propria nascita e della propria formazione giovanile,ma  qualche cosa di più e cioè sul piano teorico e non soltanto sul piano emozionale ed empatico .   Il  legame che Bruno sente che esiste tra i luoghi e la formazione di un carattere per così  dire "specifico",legato a quei luoghi, sono stati occasione per la maturazione di motivi  teorici della formazione  del pensiero di Bruno stesso. Tutti voi sapete che Bruno continuamente , nelle sue opere, si proclama Nolano e Nolano è il protagonista che parla attraverso altri all'interno di dialoghi bruniani.  Il Nolano è, appunto, il filosofo Bruno il quale rivendica questo suo legame con la città.  Cominciamo con una  prima testimonianza. Ve  la leggo:  Io ho nome Giordano  della famiglia di Bruni della città di Nola vicino a Napoli a dodici miglia.  Nato e allevato in quella città e la professione mia è stata di Littere  ed ogni scientia e mio padre aveva nome Giovanni e mia madre Fraulisso  Savolina e ,la professione di mio padre era di soldato il quale è morto insieme anco con mia madre. Così Giordano Bruno  si presenta all'Inquisitore veneto nel primo costituto o interrogatorio il 26 maggio 1592. Quella che salta agli occhi in questo brano è la determinazione con cui il detenuto tiene a sottolineare di essere nato ed allevato nella città di Nola, come se volesse rimarcare non solo l'origine nolana,ma anche l'impronta caratteriale derivante da quella origine. Il Libraio Giovan Battista Ciotti, nella testimonianza resa nello stesso 26 maggio 1592, davanti al Tribunale veneto, afferma: Io conosco questo Giordano Bruni da Nola o napolitano, è omo piccolo,scarno,con un po'di barba nera, di età di circa quarant'anni.  Giorge Abbot, nel ricostruire malevolmente l'esperienza di conferenziere del nolano all'Università di Oxford, lo definisce spregiativamente "quell'omiciattolo italiano".  E per completare il ritratto, anche dal punto di vista dell'auto-appresentazione del suo percorso di vita, Bruno stesso, nella Oratio valedictoria,  nel congedarsi dai Dotti dell'Accademia di Wittemberg l'8di marzo 1588, li gratifica per averlo  accolto, per  non aver disprezzato la sua cultura e,consentendogli di parlare liberamente, per avere onorata la libertas filosofica., sebbene -scrive - fossi di nazione forestiera, esule, fuggiasco, zimbello della fortuna,incalzato dall'odio del volgo e perciò disprezzabile da parte di quegli uomini stolti e ignobilissimi che non riconoscono nobiltà se non dove splende l'oro,tinnisce l'argento e il favore di persone loro simili tripudia e applaude. Sono questi,quindi, i tratti essenziali della figura di Bruno e del sentimento di sè che aveva maturato. Entrambi, figura e sentimento di sè,sono dal filosofo rapportati  alla terra natìa, a quella Nola, così presente in tutte le sue opere. Egli è convinto, infatti, che tra i  luoghi d'origine e i caratteri umani esista un rapporto strettissimo.  Nel "De rerum principis"  scrive:"Gli spiriti umani sono  in tutto  governati dalle proprie regioni e dal proprio cielo,  come è possibile vedere dove un cielo  non benigno produce uomini non benigni". E per quanto l'ambiente  culturale  e le esperienza di vita possano modificare, in parte, il carattere dei singoli uomini,tuttavia  quella  radice naturale è  sempre insita nel profondo  della loro indole, rimane scolpita  all'interno  della propria identità personale e dei modi del costituirsi di questa identità.  Si impone,cioè, quale  struttura fondamentale del valore e del significato dell'individuo.  Nola, nel primo dialogo del "De la causa principiae uno",è descritta dal Bruno in questo modo:" regione gradita dal cielo e posta insieme,talvolta,  capo e destra di questo globo,governatrice e dominatrice delle altre generazioni e sempre da noi ed altri stimata maestra, nutrice e madre di tutte le virtudi , discipline, umanità,modestia e cortesia,sebbene,per il principio  della coincidenzia oppositorum, Bruno dice che possa contemporaneamente essere considerata anche  "maestra di tutti li vizi,inganni, avarizia e crudelitadi". Di qui, l'importanza del legame affettivo di Bruno con la propria patria, con le pendici del monte Cicala, la contrada nolana in cui è nato e ha trascorso l'infanzia  e la prima adolescenza e di qui l'importanza  dei passaggi autobiografici presenti nella sue opere, non passaggi retorici, non passaggi decorativi, utili soltanto per ambientare una scena, ma  riferimenti a luoghi ed a fatti  concreti, connessi a ricordi precisi ed eventi legati ad insegnamenti formativi e duraturi. In Bruno,infatti, il sentimento naturale e ancestrale  di simpatia per il luogo natio si accompagna sempre ad un elemento di carattere più propriamente intellettuale e, vorrei dire, filosofico.  Nella riflessione del Nolano, la casa è sentita e rappresentata come il luogo della formazione della parte più profonda e duratura della spiritualità di ogni singolo soggetto, il luogo dove si formano i sentimenti primari, si apprende la lingua materna,si modella il carattere e i tratti fondamentali del comportamento, si conquistano le prime e fondamentali sicurezze e tensioni morali,si acquistano le strutture veritative di fondo;e di questa formazione, il momento più incisivo è, appunto,l'infanzia, la prima adolescenza: in quegli anni, la mente  viene formando le categorie fondamentali, immagazzinando pratiche di vita e forme di linguaggio che, pur nella loro immediatezza, rimangono nelle pieghe profonde  della memoria e fungono da strutture identitarie capaci di indirizzare sia la tensione  desiderativa che la capacità valutativa del soggetto.Si assorbono,in quella età, forme comportamentali e modi di dire che,per aver contribuito alla strutturazione del sentire e del pensare del soggetto, diventano espressione perfetta, quasi naturale della sua personalità.  Si  finisce consapevolmente con  il pensare e l'agire in conformità con quei modelli, di richiamarli alla memoria,  per giustificare un'azione compiuta o corroborare una possibile scelta . Quando nella scena ottava dell'atto  terzo  del Candelaio,  Marco racconta che la sera prima,avendo deciso con alcuni amici,di allontanarsi dalla taverna del Cerriglio a Napoli senza pagare  il conto, da Barra viene giustificato per il comportamento  tenuto con il ricorso ad un modo  di dire tanto diffuso e condiviso da assurgere a norma morale corrente:far burla ad osti,è far sacrifici a nostro Signore :rubare a un tavernaio è come fare un'elemosina !  E Barra,a  sua volta, nel vantarsi di un comportamento  simile tenuto il giorno  prima in una taverna tra Nola e Pomigliano, racconta di aver sfidato il tavernaio  a gioco:chi vince, se vinco io non pago, se vinci tu,io pago il doppio di quanto di devo.E qui Bruno fa una sorta di elenco dei giochi praticati da lui e dai ragazzi del nolano in quella seconda metà del cinquecento:a straqquaro a palla e maglio, alla mirella, ai tre dadi, ai cinque dadi, a spacca-strommola, a correre.Alcuni di questi giochi (che quelli della mia età hanno sentito o praticato), sono stati praticati fino agli anni cinquanta del novecento , nella nostra zona.  L'oste, che  si era rifiutato di accettare tutti i giochi proposti, di fatto è costretto da Barra a giocare a correre e senza fortuna,perchè Barra nello  scappare dall'osteria è più lesto  e  più veloce. Della fanciullezza e dell'adolescenza  passata  sulle pendici  del  monte  Cicala, Bruno  conserva una  chiara  e  precisa memoria. Ricorda  in modo preciso  i luoghi.  A testimonianza irrefutabile dell'attaccamento  di Bruno al piccolo mondo dell'infanzia trascorsa nella casa dei genitori alle pendici del monte  Cicala vi è un lungo  brano del dialogo primo dello Spaccio della Bestia trionfante .In quest'opera  composta a Londra nel 1584,oltre vent'anni  dopo il suo  allontanamento  da Nola,Bruno raccoglie e  utilizza non  pochi ricordi  dell'infanzia passata in quel borgo di contadini, raccolto intorno  alla Cappella  di S.Giovanni del  Ciesco e raso al suolo nei primi decenni della seconda metà del  500 per far  posto al convento dei  Cappuccini e  alla  bella Chiesa dedicata alla Santa Croce.  Dopo anni  di  lontananza,dopo aver viaggiato in  molti paesi europei,  Bruno ritorna con la  memoria  al luogo natio;ricorda parenti,vicini di casa, attività prevalenti, i  caratteri  delle singole persone;rappresenta un quadro preciso dell'ambiente umano  e dei  luoghi  della sua fanciullezza. Anche in questo caso,il  ricordo  autobiografico è inserito  in  un  preciso contesto teorico-filosofico. L'intento di  Bruno è quello di mostrare come sia impossibile che non si muova  foglia,che  Dio  non voglia  e, quindi,come sia impossibile   anche rammerorare  e raccontare tutto quanto accada  nel mondo e con una garbata ironia  far notare quanto  da fare avrebbe Giove,cioè il sommo Dio,se dovesse veramente decidere momento  dopo momento  anche i più  piccoli e insignificanti  eventi della storia  umana. In questo  contesto  Bruno ricorda Franzino,un  vicino  di  casa dei Savolino, proprietario  di un mellonaio,in  cui,secondo  i  voleri  di Giove,debbono  in  quel giorno,venire  a maturazione "doi meloni,ma che non siano colti se  non tre giorni appresso quando  non saran  giudicati  buoni da mangiare" . E si ricorda  ancora Giovan Bruno,cioè l padre del filosofo , per dire che dall'albero di giuggiole presente nella sua  proprietà,siano raccolte trenta giuggiole  e diciassette scalmate, cioè ancora immature,  cadano per terra e quindici di queste siano rose dai  vermi. Quindi  Giove deve decidere questi piccoli eventi che devono accadere in una piccola contrada come Cicala o in una piccola città come Nola...o in tutto l'universo mondo.E si ricorda Vasta,moglie di Albenzio, zio di Bruno da  parte materna, alla  quale ,sempre per ordine di  Giove  provvidente..,nel mentre con il ferro  caldo  increspa i  capelli,  se  ne debbono  bruciare cinquantasette, senza  che le scotti la testa e  senza che bestemmi.Sempre  per comando  di Giove, dallo sterco del Bove  di Albenzio,debbono"nascere ducentocinquantadoi  scarafoni,dei  quali quattordici siano calpestati ed uccisi dal piede  Albenzio, vintisei  muoiano di rinversata, vintidoi vivano  in  caverna ,ottanta vadano in  peregrinaggio ,quarantadoi si ritirino  a  vivere sotto quel ceppo vicino alla  porta,sedici vadano rivoltando le pallotte per dove meglio  gli  vien comodo,il  resto  corra  alla fortuna !   Si ricorda,ancora, Laurenza,una poverissima  vedova, senza figli, costretta  a far  da  fantesca,per  la  quale Giove che cosa ha stabilito ? che,nel pettinarsi  le caschino diecisette capelli, tredici se gli rompano e di quegli dieci rinascano in spacio  di tre giorni e glisette non rivegnino più !  Per Antonio Savolino, proprietario -secondo Vincenzo Spampanato- di un oliveto nelle pertinenze, dove si  dice "allo fornillo de Cicala", Giove decide che"dalla sua cagna nascano cinque cagnolini, dei quali tre vivano e doi siano gettati via".

"E di quei tre, il primo sia simile alla madre, il secondo sia vario , il terzo sia parte simile al padre  e parte simile al cane di Polidoro , per dire di amori promiscui di questa cagna con i cani  del luogo. E ancora, nel mentre la cagna di Antonio Savolino partorisce, sempre per decisione  di Giove, il cuculo  s'oda catare dalla starza,  e o faccia udire nè più è meno  che dodici cuculate e poi si parta e vada alle roine del castello Cicala  per undici minuti di ora; da la' se ne vola a Scarvaita". Ancora una toponomastica precisa , una descrizione di luoghi che sono rimasti nel linguaggio e nella memoria di noi ancora oggi. E così, con Giove che ordina sempre eventi, tra il ridicolo e il mortificante, vengono ricordati un Mastro Danese , un sarto della Confraternita della Cappella di San Sebastiano, un certo  Costantino, "dalle tavole del  cui letto debbono partirsi dodici cimici".  E viene ricordata "la vecchia del Firulo, alla quale deve cadere la terza mola  che tiene nella mascella destra di sotto"; un certo Ambruogio, per il quale Giove ha stabilito che "nella  centesima e duodedima spinta - attenzione che è una scena molto bella -  abbia spacio e rispedito il negocio con la mogliera  e che non la ingravida per questa volta, ma nell'altra con quel seme in cui si convertisce quel porro cotto che mangia al presente con la sapa e pane di miglio; dando conto, così, anche della modestia dei cibi consumati dagli abitanti della contrada. Si ricorda, ancora, il figlio di Martinillo, per il quale Giove ha stabilito che "quella mattina comincino a spuntare i peli della pubertade  nel pettinare e un Paolino - identificato con Paolino da Casoria - proprietario di una taverna, seguita da un aggettivo taverna lorda, al quale dovrà rompersi la stringa rossa  delle braghe -e se bestemmierà-  Giove decide che dovrà essere punito col preparare a sera una minestra salata e dal sapore di fumo e col rompere, cadendo, un fiasco di vino. Giove ha deciso, ancora, che di sette talpe, partite dal fondo del podere, due vegnano alla superficie della terra nell'ora medesima; l'una al punto  di mezzogiorno, l'altra a quindici  minuti e dieci e nove secondi appresso, discoste l'una dall'altra tre passi, un piede e mezzo dito, nell'orto di Antonio Faivano, un maestro della Cappella di S.Maria del  Porto, sita in un luogo detto, appunto "allo porto": ancora un altro luogo della collina di Cicala , dove Bruno pone eventi legati alla sua memoria.  Si tratta - come si può vedere - di una descrizione di un pezzo del circondario di Nola, di un borgo di contadini,  situato alle radici del monte Cicala, tra il tenero e il divertito di uno spaccato della misera vita  di piccoli contadini e artigiani, residenti in povere case alla periferia di una città opulenta , ricca di artisti e di arti, colta e raffinata, centro commerciale e amministrativo di un territorio ampiamente e densamente abitato. Una città descritta in tutto il suo fasto, pochi decenni prima della nascita di Bruno, da Ambrogio Leone , un medico nolano, amico di Aldo Manuzio, residente a Venezia, ma legatissimo a  luogo di nascita, tanto da scrivere la prima monografia dedicata ad una città, il "De Nola Patria". Questa stessa borgata, Bruno parla ancora in due delle sue più importanti opere latine, il "De magia naturali" e il "De immenso et innumerabilibus". Nella prima, nel paragrafo intitolato "De analogia spirituum", Bruno, parlando degli spiriti di terra e di acqua, che possono mostrarsi a piacimento, afferma :a questo tipo di spiriti, appartengono quelli che stanno nei pressi di Nola, in un luogo solitario, vicino al Tempio di Porto (ritorna ancora una volta questa località) e  sotto  una certa rupe ai piedi del monte Cicala, che fu, un tempo, cimitero degli appestati: io stesso e molti altri, ne abbiamo fatto esperienza, passando di la' di notte, sono stato assalito da molte pietre che grandinavano con gran violenza , in fitta quantità, a piccola distanza dalla testa e da altre parti del corpo, inseguendomi fastidiosamente per uno spazio non breve e, tuttavia, senza causare alcuna lesione del corpo nè in me , nè a tutti quelli che possono portar testimonianza dello stesso fenomeno. I luoghi cui Bruno fa riferimento sono ancora una volta quelli intorno alla casa della sua infanzia, la Cappella di S.Maria al Porto e la Rupe ai piedi del Monte Cicala, cioè quel Ciesco che , come toponimo, accompagna l'intitolazione della Cappella di S.Giovanni, ancora oggi ricordata come "Sotto Santo Janni".  Il passo in cui, con toni sentitamente lirici, Bruno scioglie un vero e proprio cantico a Monte Cicala, è quello del capitolo primo del libro terzo del "De immenso et innumerabilibus". Anche in questo caso, a sollecitare il ricordo dolce della sua terra, di quel lembo di Campania in cui aveva trascorso la parte più bella e tranquilla - forse l'unica tranquilla - della sua vita, coccolato e  protetto dall'ambiente raccolto e semplice  del piccolo borgo ai piedi del Cicala, è u a questione teorica, un problema filosofico: la' era la polemica con il Giove provvidente, con il Dio che tutto vede e a tutto provvede e che - diciamo - decide quali sono gli eventi piccoli o grandi che debbono verificarsi momento per momento; qua, invece, è il problema della centralità dell'uomo e della mente umana, all'interno di ogni orizzonte di carattere teorico-filosofico. In questo trattato, stampato a Francoforte, e ultimo dei poemi latini, sono ripresi i motivi fondamentali di tutto il pensiero di Bruno. Ritorna la polemica contro il secolo buio, che ha ricordato già il Professore Asproso, infelice, turbatissimo; si riprendono intrecciandoli e in parte innovandoli, i motivi cosmologici e filosofico-storici, i motivi etico-religiosi ed astronomici; in questo contesto di riproblematizzazione dei motivi fondamentali della Nova , aniqua filosofhia , Bruno tiene a ribadire che nell'universo infinito non c'è alcun centro nè si danno punti di riferimento assoluti. A segnare il centro di un orizzonte, del proprio orizzonte, è sempre e soltanto il soggetto umano: ovunque questi si sposti, la' si sposta il centro del suo mondo. Per mostrare la fondatezza di questa verità, Bruno ricorre ad un espediente letterario-narrativo, assai efficace anche dal punto di vista letterario. Mi avvio alla conclusione. Bruno crea una scena surreale  i cui protagonisti sono Bruno stesso, ancora fanciullo, l'amenissimo Monte Cicala, trasformato in personaggio, "il cui grembo fecondo proteggeva le giovani viscere mie" - scrive Bruno - e il Vesuvio, anch'esso personificato, posto all'orizzonte verso mezzo giorno e ben visibile dalle pendici di Cicala, come ci dice l'immagine proiettata sullo sfondo alle nostre spalle.  Bruno immagina che il Cicala, redimìto d'edera e di rami d'olivo e corniolo e alloro e mirto e rosmarino , cinto di castagno, quercia , pioppo, olmo, felice per l'unione con la uvifera vite nel porgere, con  ruvida mano ,alla tenera mano l'uva, abbia invitato il bambino a guardare al proprio germano Vesuvio, chiedendogli se avesse avuto piacere ad andare la' e a rimanervi. Già al primo sguardo  si presenta con una forma informe e con la cima bruna, staccata al tutto dal  mondo, brutto  per fumo .che lo ombra, senza doni: non ha, infatti - annota Bruno - nè poma, nè uve nè dolci fichi  , chè non ha alberi nè orti , è scuro, tetro, truce, vile, sterile . Appunto, per effetto della distanza, questo Vesuvio appare al giovanissimo Bruno "triste e inquietante". Dopo essere stato rassicurato dal Cicala che la Campania chiama il Vesuvio "padre", questo Vesuvio appare sotto un'altra veste e Bruno lo descriverà "celebre di vigne, superbo di molti arbusti, d'uve ubertose pendenti dai rami, di frutti di ogni genere, quali li produce l'alma natura genitrice, di varia figura e colore , favorendo il cielo benigno della mia patria e che niente gli mancava delle cose che conosceva. Al giovanissimo ospite non resta che accusare i propri occhi un primo tempo mendaci. E il Vesuvio, come il Cicala prima, coccola e blandisce il bambino, prendendolo  in braccia e riempendogli  le palme e il grembo di ignoti frutti; ride della sua ignoranza, mentre presta il desiderato ufficio all'avida indole del bambino. E nel mentre lo invita a rimanere per sempre presso di lui, lo sollecita a  volgere gli occhi verso il Cicala:"Guarda come tocca il cielo col l'atro vertice e copre i foschi arti con veste di piceo colore, è umile e pudìco, avvolge  di cerulea caligine il  povero suo corpo.

Visto dal Vesuvio, il Cicala presenta lo stesso aspetto derelitto e cupo che presentava il Vesuvio visto dal Cicala. Il bambino Bruno ha compreso la lezione: l'aspetto delle cose varia, con il variare del punto di osservazione. E' il principio della "relatività ristretta" e confessa:"tale eri anche tu, prima che io venisse ai tuoi campi e simile a te Vesuvio si farà vedere quando m'accoglierà presente. Così di li' si allontaneranno anche le nebbie e il cielo e il centro del mondo - e questo è il denso messaggio filosofico - ritornerà di nuovo la' con me, come sempre, io mossi, accompagnato da esso ed esso rimase con me ovunque io rimanessi" . Grazie.

(applausi)

Asproso.

Insomma, Bruno vuol dire che è ridicolo pensare che Dio sia persona, cioè dotato di volontà, perchè Dio è il mondo che  è deterministicamente organizzato. Se non fosse così , non ci potrebbe essere l'ordine del  mondo ( "kosmo psichè"). Perchè nessun essere intelligente, distinto dal mondo , può essere così intelligente da governarlo.

Diamo, ora, la parola , perchè ci illustri quanto detto dal Prof.Montano, attraverso il suo repertorio  iconografico,al Prof.  Arch. Federico  Cordella

Buongiorno a tutti, ringrazio  insieme gli ospiti e gli organizzatori e passo a mostrare subito alcune immagini significative che illustrano i luoghi di Giordano Bruno. Parto dal titolo "Cicala e i luoghi di Giordano Bruno". Ci<cala, spesso è stato richiamato il Cicala o la collina di Cicala. I questo senso il titolo parte da lontano perchè questo doveva essere un lavoro da presentare alla Biennale Bruniana da poco conclusasi e per motivi contingenti non si è chiuso perchè, potrà sembrare strano, abbiamo trovati troppi documenti che ci hanno dato informazioni sulla collina e sul territorio di Cicala e tutta una serie di notizie rimandavano anche a quella che era la vita, la cultura e i toponimi che Bruno cita nelle sue opere. Per questo motivo abbiamo immaginato di estrarre da questa opera più grande che riguarda la trasformazione della collina di Cicala nei secoli, proprio questo aspetto che riguarda i luoghi di Giordano Bruno.Riprendendo quanto ha già affermato il Professor Montano prima e cioè che tra i luoghi di origine e i caratteri umani esiste un rapporto strettissimo, andrò, qui, ad esemplificare alcuni degli aspetti fondamentali che sicuramente hanno influenzato la personalità del Bruno e le sue opere, e cercherò di sintetizzarli  i alcuni aspetti significativi. Uno dei primi è quello della città di Nola. All'inizio il Professore diceva che il padre di Bruno era soldato e ovviamente lui è nato e cresciuto ella città di Nola.Che cosa significa? Significa che in questo periodo la città di Nola subisce una profonda trasformazione, così come possiamo vede da due immagini immediatamente successive: è finita , ormai, la Nola di Ambrogio Leone e sta venendo fuori la Nola vice-reale,ossia una città profondamente diversa dalla precedente, pure in rapporto al privilegio che  alla città viene concesso da Carlo V e, quindi, vi è una grossa trasformazione urbana, con l'immagine della città di Nola trasformata in città rinascimentale e quella che vedete è una ricostruzione che ho fatto nell'ultimo volume sulle opere fortificate dell'area nolana, dove è possibile vedere con colori diversi   le varie fasi di crescita della città e soprattutto la citta vice-reale, con i bastioni e, alla luce delle nuove scoperte, con la cittadella esterna. Ciò con un nuovo aspetto, sia in termini militari, sia con riferimento all'immagine urbana che si va configurando - questa è un'immagine sintetica - e consolidando sia   in termini fisici riferiti alle costruzioni che per quanto riguarda la concezione che la città ha di sè stessa, nell'immaginario collettivo. Quelle che vedete, sono alcune immagini dei secoli successivi che conservano ancora la configurazione urbana della città di Nola, con  il ricorrente aspetto della città bastionata , con fuori le località significative: i Cappuccini, Cicala, i Camaldoli e S.Angelo in Palco.  Ancora più significativa è questa dell'archivio di Vienna, dove si vede in primo piano la città murata, con i Cappuccini, Cicala, i Camaldoli e dall'altra parte S.Angelo in palco. La città, dunque, assume conoscenza di sè stessa e viene riprodotta nell'immaginario collettivo.  Queste sono altre immagini nuove e addirittura inedite che mostrano la nuova  città di Nola.  In una recente ricerca la città viene raffigurata ai piedi dei Santi protettori. Qui vedete a destra e a sinistra ci sono i due santi protettori. La città nel suo nuovo aspetto, bastionata con  la torre che rappresenta il castello all'interno della città e soprattutto sulla sinistra, sempre presente, Cicala, la collina incombete al di sopra della città, quale motivo ricorrete della iconografia. Ancora due immagini, da cui si evince che la città si è trasformata in centro di potere di tutto il circondario e omai Cicala - come abbiamo sentito già da alcuni passi del Prof. Montana - è decaduta.  In precedenza Cicala, in alcuni periodi  - come in quello normanno -era stata alternativa a Nola, così come per certi versi Cimitile , quando vi erano strutture amministrative,studi di notai che davano un'estrema importanza al territorio di Cicala. Questo territorio noi lo abbiamo indagato attraverso i documenti di archivio. Quindi un lavoro filologico, preciso che, per la verità, ci ha sorpresi perchè immaginavamo di trovare alcune notizie , invece ne abbiamo trovate una marea. A partire dal periodo medioevale, attraverso gli atti di compravendita, attraverso le donazioni delle chiese e altri documenti, come le Sante visite, noi abbiamo potuto ricostruire tutte le trasformazioni, i toponimi e tutti quegli aspetti del territorio che si ritrovano presenti in Giordano Bruno. Si avverte, così, una trasformazione simbiotica della cultura e del territorio tanto più sigificativo se si ricorda che siamo nel periodo della contro-riforma. Attraverso le rationes decimarun Cicala annoverava circa dodici-tredici chiese, tutta una serie di luoghi importanti che è possibile vedere segnati in verde nell'immagine, con una serie di toponimi (prima richiamati dal prof. Montano) come Scarabaito, tra Livardi e Liveri, la Madonna della Neve, tutta la zona del Castello, S.Giovanni in Cesco,  quella grotta e rientra all'interno del perimetro  del ristorante Minieri.  Questa ricerca ci ha permesso di recuperare moltissimi toponimi: il Prof. Montana ha ricordato l'esistenza di una bottega l"lorda" e in effetti si è appreso che all'ingresso di Cicala vi è una località chiamata proprio "botteghe". Quindi,attraverso i documenti medioevali e quelli coevi a Giordano Bruno, come "Le sante visite", è stato possibile effettuare un confronto tra due periodi, scoprendo il momento del declino di Cicala, con l'esodo della popolazione che comincia a stabilirsi più in pianura, determinando la nascita dei borghi attuali, ossia i centri storici degli attuali comuni di S.Paolo Belsito , Liveri, Visciano, Casamarciano e l'ampliamento della città di Nola, anche al di fuori delle mura.

Con una ricostruzione ancora approssimativa in relazione alla quale confidiamo di ritrovare altri documenti significativi, abbiamo immaginato che la casa del Bruno si trovasse nella parte bassa del Borgo di Cicala. Allorchè egli racconta che dai muri della sua casa possono uscire dei serpenti, descrive che si tratta di un luogo abbandonato , con la trasformazione del Castello da monumento e luogo di fortificazione strategica in luogo di mera residenza: qui ho collocato simbolicamente la bifora che testimonia il luogo di residenza, come elemento formale.

La fortificazione di Cicala era rappresentata da tre cerchi concentrici, con al centro "Don Johon", cioè la torre e tutta una serie di chiese e, all'esterno, vi è il borgo dove poteva essere la casa di Giordano Bruno.

Questa che vediamo nell'immagine, è  una delle porte di accesso al Borgo, poi c'è il camminamento che immette nel borgo, questa è la torre circolare o mulino dove è possibile scorgere la trasformazione di un elemento di difesa in un elemento di sfruttamento delle potenzialità produttive. 

Ancora una torre di epoca sveva di cui si spera possa effettuarsi il restauro. Una perla da aggiungere sarebbe quella di studiare un itinerario bruniano sulla collina di Cicala.

(applausi)

Nota Redazionale L'intervento sarà completato , con la pubblicazione delle immagini e dei disegni proiettati in occasione del meeting, attualmente in corso di allestimento grafico. 

Asproso.: Diamo ora la parola al Vice Governatore eletto per l'anno 2009.2010

Dott.Emilio Cirillo

 Buongiorno. E'  con vero piacere che siamo arrivati al sesto simposio. Quindi mi viene dall'animo il ringraziamento per gli amici che hanno organizzato questo incontro e che mi auguro lo portino avanti anche per gli anni che verranno:il presidente Rosario, Alberto  Armano che credo sia la vera anima di questo convegno, Felice Napolitano e l'amico Laudanna. Bene, permettetemi di fare qualche riflessione ad alta voce, con voi.Vorrei partire dall'ultima relazione dell'Architetto Cordella Oggi si parla tanto di turismo, si parla tanto di portare avanti quelli che sono i posti migliori della nostra regione, ebbene abbiamo visto quali sono le condizioni di questi luoghi, di questi luoghi che sono nostri , che hanno significato la nostra vita, la nostra formazione. Entriamo, quindi,in quella che è stata l'azione di questi luoghi sulla formazione spirituale di Giordano Bruno. Ebbene, si parla di Bruno come di un uomo che ha anticipato i tempi. Io ritengo che persone  come Giordano Bruno anticiperanno sempre  i tempi. Voi avete avuto l'occasione, anche attraverso le parole di Asproso prima e del Professor Montano,poi, di rendervi conto delle potenzialità di quest'uomo. Io voglio ricordare con voi un testo che ho avuto modo di ripercorrere  con gli occhi, qualche attimo fa': quel Candelaio, dove, attraverso il dialogo, Giordano Bruno fa affiorare quelle che sono le potenzialità , quella che è la sua filosofia di vita, detta in maniera comprensibile, semplice. Vi cito solo un esempio. nel dialogo parla delle ostriche: perchè le ostriche non hanno i piedi ? Ovviamente, non  avrebbero nessun senso in un'ottica di economia naturale, perchè le ostriche vivono tenendosi aggrappate, filtrando l'acqua; oppure, entrando in un discorso più pruriginoso:perchè nella riproduzione sessuale, gli organi genitali maschili e femminili, la prima non ha i bottoni o la seconda non ha le mani ? Perchè questo vuol fare emergere quelle che sono le potenzialità della natura, la quale favorisce ed è caratterizzata per la presenza della divinità all'interno della natura stessa. Credo che questo sia uno dei messaggi forti dell'uomo Giordano Bruno. Io credo che questa sia una delle persone mi par di sentire profondamente nel mio animo, molto vicina a noi . E consentitemi di ricordare a noi Lions come Giordano Bruno parla dell'uomo e come noi abbiamo tanto parlato di quel "progetto uomo", che poi è diventato  "cittadinanza attiva" e "cittadinanza umanitaria,successivamente. C'è una vicinanza tra quest'uomo al quale noi come società, come associazione di uomini laici, di uomini che hanno la religione della vita, che ci sforziamo - e lo sottolineo - di migliorare quella società nella quale viviamo. Io credo che Giordano Bruno possa rappresentare un punto di riferimento. Lui che ha creato una rivoluzione, una rivoluzione dello spirito, una rivoluzione della materia, una rivoluzione che è tutt'oggi valida. Io credo che, se voi leggete l'opera di Giordano Bruno, se considerate questa persona, vi renderete conto come quello che dice oggi, quello che ha detto ieri, varrà domani, varrà dopodomani e se considerate quello che la nostra società oggi si trova a vivere: esistono più di centocinquanta guerre , oggi, nel nostro mondo, guerre di fanatici, guerre di popoli, ma soprattutto guerre economiche. E quante  noi ne conosciamo ? dei numeri veramente molto piccoli, perchè le guerre che non poggiano sull'economia, le guerre hanno sempre un motivo economico e voglio ricordare le parole che sono state lette da uno dei nostri relatori che ci ha ricordato come quella società canalizzata e formalizzata sulla moneta, sull'economia, su quell'argento tintinnante, era stata già in quell'epoca condannata e stigmatizzata da Giordano Bruno, il quale, con le sue debolezze, col suo modo di essere uomo, col tentare di salvare la sua vita , con quelle parziali ammissioni e poi, alla fine quando si rende conto, rialzandosi, andando avanti, si rende conto che lui è un uomo e che il suo modo di essere, il suo modo di credere, il suo modo di vivere, il suo modo di pensare, devono essere difesi anche con la sua vita e si sacrifica con quella frase che ritengo tutti voi conosciate, quando si riferisce ai giudici che lo condannano, dicendogli :"tremate più voi nel pronunciare la sentenza, che io nel subirla". E con l'augurio che ritengo possa venirci dall'animo ad impegnarci, per migliorarci a tenere come punto di riferimento Giordano Bruno, io vi ringrazio per l'attenzione..

(applausi)

 

Asproso.: Ringrazio il Dott.Cirillo e vorrei chiudere dicendo che Giordano Bruno è il filosofo dell'avvenire.

( segue  la consegna, da parte del Presidente Simonetti, di una scultura in bronzo dell'artista Di Martino, ai relatori)

Napolitano: Per le conclusioni, la parola all'Architetto

Rosario Simonetti

Signori, personalmente devo dire che sono gioioso di questo incontro di cui mi sento onorato. In un certo qual modo, io convivo con Giordano Bruno, e ciò perchè il mio studio affaccia sulla statua di Giordano Bruno e me lo vedo e me lo godo tutti i giorni. Attualmente sto svolgendo dei lavori a Roma a Campo dei Fiori, dove - guarda caso - c'è un'altra statua di Giordano Bruno ! E' davvero sorprendente constatare come quest'uomo, quattrocento anni fa', ha compreso problemi che la scienza  di oggi affronta. Dice in un passo biblico il Profeta Isaia : "Per amore del mio popolo, non tacerò". Giordano Bruno, per amore del suo popolo, il popolo di Dio, non ha taciuto, però lo hanno messo a tacere.E' questa l'amara differenza! Grazie a Voi tutti per la vostra partecipazione.

  --------SECONDA PARTE  DELLA GIORNATA  BRUNIANA - 14 GIUGNO 2009 ,ore 18,00---------

Napolitano:

Ha inizio la seconda parte del VI SIMPOSIO BRUNIANO  organizzato su iniziativa dei Leo e Lions Clubs Nola Giordano Bruno, sul tema "Dalla Nolana filosofia  alla napoletana Scienza Nuova :Bruno e Vico". Cedo la parola al

Moderatore. Prof.Luigi Pesciari, Docente  Dipartimento di Filosofia Liceo Carducci di Nola.

 Nell'aprire questa seconda fase del Simposio Bruniano, partirò da una  fugace considerazione: io credo che niente può testimoniare in maniera più plastica la lungimiranza dei lions e leo clubs di Nola nel curare ormai da anni il Pensiero Bruniano e farlo diventare il centro delle loro iniziative culturali, quanto quello che è avvenuto pochi mesi fa' a Nola, con le iniziative legate alla  anteprima della Biennale Bruniana. E' stata quella una circostanza in cui abbiamo visto convergere  a Nola studiosi di tutte le latitudini, che hanno testimoniato con la loro presenza l'attualità, l'importanza, la centralità del messaggio di Giordano Bruno. Il fatto che i Lions di Nola siano arrivati al sesto Simposio consecutivo, simposi che hanno offerto tutti uno straordinario contributo di originalità nella lettura del pensiero bruniano, denota quanto lungimirante sia stata la loro scelta. E in questo non posso che associarmi, con una sottolineatura - mi sarà permesso - anche di tipo personale, alle parole del Presidente Napolitano. Se questa iniziativa vive e ogni anno si arricchisce di contenuti è merito di tutti, è merito dell'organizzazione, è merito del club, però permettetemi di dire, e nessuno se ne abbia a male, che è merito soprattutto di una persona :il mio carissimo amico e vostro carissimo Avvocato Alberto Armano. Voi non potete immaginare quanto entusiasmo, quanta intensità, quanta abnegazione metta Alberto, fin da domani mattina per mettere a punto non solo l'iniziativa che ci si lascia alle spalle, ma quella che dovrà avvenire. Una capacità, una costanza, talvolta - Alberto me lo concederai - è quasi insopportabile, ma che è sempre straordinariamente apprezzabile.Io credo che sia giusto riconoscere il lavoro, i sacrifici e l'impegno di chi non compare, ma di chi ha un ruolo senza il quale queste iniziative non avrebbero ragione di essere. E insieme all'Avv.Armano, poichè questo lavoro si svolge quasi sempre nei ritagli di tempo  nei ritagli di tempo nel Liceo Carducci, permettetemi di ringraziare , come ha già fatto il Presidente Napolitano,il Dirigente scolastico  della mia scuola, il Preside prof.Paolo Allocca che non è presente, ma il cui contributo è certamente importante. Della scelta del tema del convegno di questa sera, in un certo qual senso e senza peccare di presunzione, rivendico un pizzico di paternità. Fu proprio a conclusione del Simposio dell'anno scorso, quello dal titolo "Bruno, vendicatore di Parmenide", che , forse abusando del ruolo che stavo svolgendo, indicai come ipotesi di lavoro per il Simposio successivo, una riflessione sulla possibilità di rapporto tra il pensiero Bruniano ed il pensiero Vichiano. Naturalmente, l'indomani mattina l'Avvocato Armano si è messo immediatamente al lavoro. Questa mia ipotesi ,che stasera trova realizzazione, nasceva da due tipi di esigenze, una di carattere oggettivo e cioè il voler dare una continuità e una organicità ad un percorso, nel quale ci si è incamminati da tre anni a questa parte e cioè ripensare il pensiero bruniano alla luce dei possibili rapporti con altrettanto autorevoli protagonisti della storia del pensiero occidentale, di estrazione meridionale. Si è cominciato con il rapporto fra Bruno e Campanella, si era passati al rapporto fra Bruno e Parmenide, e pensavo che fosse quasi naturale completare questo percorso con il rapporto fra Bruno e Vico. Il fatto che il tema del Simposio sia stato individuato con il titolo "Dalla nolana filosofia alla napolatana scienza nuova" conforta questa mia ipotesi, che mi accingo ad ascoltare dagli interventi degli autorevolissimi relatori . L'altra motivazione, lo confesso,era di carattere tutto soggettivo e personale. Chiunque di noi - vedo tanti colleghi qui presenti - svolge questo straordinario lavoro che è quello di iniziare e accompagnare i giovani alla conoscenza , all'apprendimento , all'amore - se è possibile dire - per la filosofia, el corso degli studi ha avuto una sorta di stella polare, un pensatore che diventa punto di riferimento. Nel mio caso non è Bruno, come si potrebbe pensare, il mio punto di riferimento è stato ed è  Gianbattista Vico, che ho scoperto, conosciuto e - posso dire - ho amato,  grazie all'insegnamento di uno straordinario personaggio dell'Università di Federico II di Napoli - credo all'epoca  il Direttore del Dipartimento di Storia della Filosofia  fosse il Prof.Antonio Aliotta - mi riferisco al compianto Professor Cleto Carbonara. E fu proprio il Prof. Carbonaro  che mi fece conoscere Bruno, al di là di quegli steriotipi  che hanno accompagnato, e forse ancora accompagnano, il pensiero di Giordano Bruno. Ancora pochi minuti fa' un mio carissimo amico, nonchè cultore di filosofia, l'Avvocato Paolino Fusco, era curioso di capire quale rapporto potesse esserci tra un pensatore  come Giordano Bruno e un pensatore come Gianbattista Vico. Stasera ascolteremo insieme e vedremo. Cleto Carbonara , proprio celebrando il terzo centenario della nascita di Gianbattista Vico - nato in un anno fatale:nel 1668 - in un anno  altrettanto fatale, Cleto Carbonara aveva a dire che, per merito di Vico, lo spirito dei nuovi tempi nato in Italia con la cultura rinascimentale torna in  Italia a riaprirsi alla possibilità di nuovi sviluppi.  Al di là di quelle che possono essere le assonanze tra Bruno e Vico , anche relativamente alla vita, al di là di quello che Vico ,come Bruno , ha svolto, un ruolo di anticonformismo culturale, come Bruno doveva combattere la pedanteria e il dogmatismo del suo tempo, così Vico doveva misurarsi con il cartesianesimo imperante del suo tempo ed era difficile combattere la moda di quel tempo, com'è sempre difficile combattere le mode di ogni tempo, ecco, attraverso Cleto Carbonara io ho conosciuto un Vico, nel quale - in un certo qual senso - in un secolo difficilissimo dal punto di vista culturale per l'Italia, che pure tanto aveva dato nei due secoli precedenti, in un contesto quale quello napoletano abbastanza legato  al conformismo imperante - non dimentichiamo che Vico non riuscirà ad ottenere se no  la poco remunerativa e poco importante cattedra di  Eloquenza o Retorica, rimanendo bocciato quando si presenterà al concorso per la cattedra di Diritto, non per altro demerito che quello di non essere adeguatamente raccomandato dai signori del tempo - dette queste cose, l'assonanza fra Vico e Bruno mi è parsa ancora più evidente proprio pochi mesi fa', quando Aldo Masullo, nell'aprire le iniziative della Biennale Bruniana, volendo sottolineare con  un esempio il più comprensibile possibile, in che cosa dovesse consistere la grandezza di Giordano Bruno, ebbe a portare questo esempio: "è come vedere una donna gravida".  Tutti noi, nel vedere una donna gravida, pensiamo che metterà al mondo un figlio; oggi possiamo sapere anche il sesso del nascituro, ma certamente ignoriamo chi potrà essere quello che sta per nascere, che cosa sarà. Ebbene  Giordano Bruno rappresenta un po' colui il quale conosce in anticipo quello che il tempo ha in gestazione, quello che sarà il futuro che il tempo ci darà. Come Bruno, Vico. Perchè nel pensiero vichiano - attraverso Cleto Carbonara - ho scoperto quanto abbia anticipato tematiche - una su tutte quella dello storicismo - che avrebbero, poi, caratterizzato il grande pensiero europeo soprattutto dei secoli IX e XX. Io partendo da queste considerazioni, sono curioso - come tutti voi -di conoscere questa sera, attraverso le autorevoli voci dell'attuale Direttore del Dipartimento di Filosofia dell'Università Federico II di Napoli Professor Fabrizio Lo Monaco e del Professor Aldo Masullo, come è possibile costruire un rapporto tra questi due grandi pensatori che hanno no solo onorato la loro terra d'origine - che è la nostra terra d'origine - ma hanno soprattutto onorato il pensiero contemporaneo e lo faccio, con la certezza che ci accingiamo  ad assistere alla scrittura dell'ennesimo capitolo di quell'inesauribile e affascinante libro che è il libro della filosofia. Grazie!

(applausi)

Presidente del Lions Club di Nola "Giordano Bruno",

Architetto Rosario Simonetti.

Poichè il moderatore si è allontanato, tocca a me dare la parola agli illustri relatori. Prima, tuttavia, permettetemi di salutare e ringraziare per la loro presenza tutte le autorità civili e lionistiche e innanzitutto  l'Avv. Alfonso Caterino, Governatore del Distretto 108 YA, il Prof.Avv.Ermanno Bocchini,  Direttore Internazionale , il Governatore eletto per l'ano 2009-2010 Avv.Vittorio Del Vecchio. Saluto, altresì, i relatori di questo convegno nelle persone del Prof.Aldo Masullo, nostro socio onorario Professore emerito di Filosofia morale dell'Università Federico II di Napoli, Prof. Fabrizio Lo Monaco, Direttore Dipartimeto Filosofia dell'Università Federico II di Napoli e, infine, un caloroso saluto è riservato al Dott.Felice Napolitano Presidente della Fondazione Premio Cimitile e nostro socio con l'incarico di cerimoniere che lavora in modo incessante e concreto, sotto la cui regia si svolge questo evento. Per economia di tempo o mi resta, duque, che augurarvi buon ascolto e buona serata.

(applausi)

Napolitano: Prende la parola, per un indirizzo di saluto l'Assessore ai Beni culturali del Comune di Cimitile,

Arcangelo Riccardi.

Bona sera. Io sulla falsariga di quanto diceva il Prof.Pasceri, vi rivelerò un piccolo segreto. L'Avv.Armano che organizzatore di questi lavori è venuto prima e mia detto  all'orecchio:"sii breve". Ora io mi attengo rigorosamente alle indicazioni e lo farò anche perchè noi politici in genere siamo prolissi, ma stasera è una serata straordinaria che ci consentirà di arricchire le nostre conoscenze attraverso le parole degli illustri relatori e, dunque, sarò breve.  Dirò solamente che come Comunità siamo particolarmente lieti di ospitare la sesta edizione di questa straordinaria iniziativa dei Lions , siamo lieti di avere tutti voi qui e voglio ringraziare i Lions perchè ogni anno fanno sì che la Comunità che io stasera  ho l'onore di rappresentare si arricchisca sempre più di nuove conoscenze, di nuove interpretazioni di temi sempre interessanti su quello che è il pensiero umano. E, associandomi a quanto a già detto il Presidente Napolitano, anch'io  vi invito a seguire le iniziative che verranno nei prossimi giorni nell'ambito del Premio Cimitile. A tutti, dunque, buon proseguimento.

(applausi)

Napolitano: Prende la parola, per un breve saluto il Presidete del Leo Club

Dott.Francesco Confetto

Un saluto a tutti voi. Anch'io mi atterrò al massimo di sintesi su suggerimeto dell'Avv.Armano. Stasera la cultura è messa in primo piano, con la presenza di illustri relatori come i Professori Masullo, Bocchini e quella del nostro Governatore. Non posso, dunque, che invitarvi a seguire i lavori con estrema attenzione. Grazie!

(applausi)

Napolitano: Cedo di nuovo , per l'inizio dei lavori, al

Prof.Luigi Pasceri

Saltando ogni altro saluto e convenevole, ho il piacere di dare subito la parola al

Prof.Aldo Masullo

Vi confesso di aver avuto anch'io la raccomandazione dell'amico Armano ed è così potente la sua richiesta, soprattutto dopo aver gustato il silenzio, cessato lo scampanio, quasi preferirei di tacere, ma questo potrebbe apparire scortese e non è certo nelle mie intenzioni.

Bruno e Vico, due filosofi, credo che tutti voi sappiate che io non adopero mai la parola "grande"  per i filosofi, per i poeti, io dico o sono veri o non sono veri. I filosofi veri sono pochi, i poeti vetri sono pochi, poi ci sono quelli di complemento, senza di cui le case editrici non potrebbero andare avanti. Quello che io vorrei subito dire è che l'importanza di uomini come Bruno e Vico sta nel fatto che essi hanno pensato e che il pensiero è la cosa più seria che vi possa essere. Noi viviamo in un'epoca in cui di serietà non è che ce ne sia molta in commercio, nè a pagamento e neppure a gratis. Però, il pensiero è serio, per una ragione che a me piace sempre ricordare ed è la ragione che un altro grande - scusate, ho sbagliato:un altro autentico - pensatore come Hegel annotò nella prefazione alla Filosofia del Diritto, cioè che la filosofia è il proprio tempo appreso attraverso pensiero. Non è cosa da poco. In fondo, noi perchè viviamo male ? Perchè non riusciamo veramente a capire il mondo nel quale ci troviamo, di cui facciamo parte e, quindi, non riusciamo a capire noi stessi. La filosofia che, poi, è l'esercizio che ogni persona, in quanto persona umana, può fare senza essere andata alla Federico II o ad altre Università a laurearsi in filosofia, è essenzialmente l'attenzione che ciascuno di noi è spinto a portare a sè stesso: chi sono ? Ricordate l'Oracolo di Delfo:conosci te stesso. Una parola. E' la cosa più difficile e forse impossibile e questa è la tragedia dell'essere umano che ha la necessità di  conoscersi, ma al tempo stesso ha la impossibilità di riuscirvi. Effettivamente, spesso, la responsabilità delle nefandezze è ancor più di chi le subisce che non di chi le fa. Ogni essere umano è un centro, ogni essere umano è una carica di energia, ogni essere umano è un potere.Allora qui natura e cultura trovano la propria congiunzione e armonia e accordo. Che cosa ci da la natura ? Ma la natura non ci da le leggi dello stato italiano, tedesco o cinese, o altre nazioni, la natura ci da una sola cosa - e questo è un punto sul quale Bruno andrebbe ripreso e rivisto in modo molto più approfondito - la natura ci da una sola cosa e questa sola cosa è il diritto inalienabile di ogni persona. Perchè siamo tutti uguali, nessuno sta sotto, siamo tutti alla pari, non c'è gerarchia, c'è anarchia, cioè mancanza di capi. La visione bruniana è una visione anarchica. Ed ecco, allora, che natura e cultura, dove trovano il proprio nesso, il proprio accordo, la propria sinergia ? Non è che noi dobbiamo negare la cultura ricorrendo alla natura:" è diritto naturale"; momento, non è diritto naturale che io sposi dieci donne contemporaneamente, però potrebbe darsi che in un paese questo sia legge e come si vede non è diritto naturale, è un diritto artificiale, è un prodotto della cultura. Così come certe nostre norme non vengono capite. La ragione non può non accettarlo, perchè ognuno è un centro, al tempo stesso proprio perchè ognuno è un centro, non v'è nessuna legge positiva che può distruggere il diritto naturale della mia libertà, della mia indipendenza di centro. Questo è il punto fondamentale. Allora io credo che - mi accorgo che la sto prendendo un poco per le lunghe -questo sia il punto su cui  cui ci si debba soffermare. Quando si discute di filosofia bisogna prendere un solo concetto e portarlo fino alle estreme conseguenze , perchè, tra l'altro, non c'è concetto, movendosi all'interno del quale, non si finisca per attraversare tutti i concetti possibili. L'infinito contratto del mondo: il momento in cui si contrae l'intera storia del mondo è un concetto bruniano. Ora io credo che quello che debba essere portato a conclusione di questo discorso è che l'ambiguità del paradosso che poco fa' ho richiamato della riflessione vichiana, quella ambiguità si risolve, appunto, tenendo presente che vi è una legge di natura che consiste nella pluralità dei centri, ma  proprio fondando su questa legge di natura e su questa libertà naturale l'uomo comincia a costruire un'altra dimensione che è la dimensione della cultura, quella dimensione della cultura a cui lo sguardo di Bruno si volge, considerandola, per così dire, nella sua struttura statica, mentre Vico cercherà di capirne la funzione dinamica, il processo, tenterà di capire da dove si parte e dove si può arrivare e quali siano le regolarità che governano questo processo, di cui non possiamo dire quando, se, come potrà finire. Ecco io credo che posso finalmente adempiere all'impegno datomi di non essere lungo anzi di essere breve e chiedendo scusa se non l'ho adempiuto pienamente , spero che mi concederete almeno l'indulto per il fatto di aver cercato insieme con voi di fare non una lezione di filosofia, ma di richiamare me stesso ad essere più attento a quello che io sono e quello che io sono non è altro che quello che io godo, che io soffro, che io penso. Grazie!

(applausi)

Prof.Luigi Pasceri

Abbiamo sentito la voce autorevole  del Prof. Masullo.Per stringere, do subito la parola al

Prof. Fabrizio Lo Monaco (sul tema :Dominio, tutela, libertà nel diritto e nella storia")

Ringrazio gli ideatori di questo simposio e anche se no mi hanno raccomandato la brevità, forse per ragioni di cortesia verso un ospite, opererò ugualmente una  notevole contrazione e una sintesi delle cose che avevo preparato. Posso operare questa contrazione, anche perchè i temi già trattati dal Prof.Masullo mi esimono dal ripetere vari concetti. Direi che non è il caso che io mi avventuri su confronti e paralleli tra l'opera di Bruno e quella di Vico : soo state stimolanti le riflessioni presenti nell'intervento del Prof.Masullo sulla centralità del diritto e, quindi, è da qui che posso  agevolmente partire .  Dominio, libertà e tutela nel diritto universale è il titolo  di un noto ed importante saggio vichiano di Giuseppe Capograssi, pubblicato nel 1925 dalla Rivista Internazionale di Filosofia del Diritto, una collocazione quanto mai adeguata per presentare  una riflessione dell'opera del Vico da due versanti suoi propri: la filosofia e il diritto nella prospettiva internazionale che l'autore della Scienza Nuova assunse, a suo modo, trattando - com'è noto -  della comune natura delle nazioni. E sul tema il Capograssi interveniva per illuminare potenzialità e limiti dell'ordito problematico di un'operetta meno conosciuta del Vico - quel "De uiversi juris  uno principio et fine uno"- parte del più noto "Diritto universale". Si trattava, per il cattolico filosofo, di ripensare all'originale intreccio, in Vico, di metafisica, diritto e storia, per fissare il principio del Diritto, collegarlo a quello assoluto dell'intero sistema delle idee costitutive della mens umana, al fine di portare ella vita il mondo dell'individuale universale che è proprio del Diritto.In esso, dominio, libertà e tutela  si propongono come espressione della natura umana, del suo conseguente modello di sviluppo nella vita civile. Il che presuppone l'impegno a ridefinire i contrassegni di una antropologia che del modello cristiano assunto introduce motivi originali sintonizzati sui temi e sui problemi della modernità. Privati dal peccato dell'esplicito e diretto contatto con il principio assoluto di verità, gli uomini coordinano le loro individualità,comunicandosi le utilità nella loro esistenza attraversata da varie necessità. E' questa la società nata sotto il segno dell'amore di sè, del trionfo della volontà sulla ragione, causa di contrasti e di discordie.La volontà tiranneggiante la ragione è la cupidigia - ne parlava prima il Prof.Masullo - la brama sfrenata, eccitata dalle cose finite e corporee che la ragione, in fondo, evita. E dinanzi al primato della sensibilità, si impone all'uomo un ideale di perfezione che non poggia più sulla condizione di umana beatitudine,capace di percepire il rapporto diretto con Dio, ossia il rapporto contemplativo. Eppure per Vico non mancano motivi di innovazione dell'orizzonte antropologico tradizionale,che è quello platonico del "dualismo tra mondo delle idee e mondo della realtà", poi tradotto in termini agostiniani tra "civitas Dei e civitas diavoli".In particolare, il "De uno" ricostruisce, nella vicenda storica dell'umanità decaduta, il divenire della ragione umana, nella sua esperienza fondamentale. A emergere, per Vico, è il dramma dell'uomo, capace di elevarsi all'ordine divino e insieme precipitare nella catastrofe della felinità.La tragedia della sua storia è legata a tale ambivalente condizione antropologica. Sarebbe perso, se non lo soccorresse una determinazione del vero, nella sua stessa identità. L'uomo non perde del tutto la relazione con Dio perchè i semi eterni del vero, anche nello stato di corruzione, non sono mai completamente oscurati. E può parlare adeguatamente di una "Vis veri".. Nella Vis veri di Vico si rispecchia la friatica natura divina del "nosse, velle e posse", perchè l'uomo ne  condivide le stesse proprietà, ma è costituito di corpo e mente, di nosse, velle e posse finiti, che tendono all'infinito, scrive Vico. La causa del peccato originale si identifica con la presuntuosa e blasfema scelta della ragione, di possedere una sapienza infinita.L'uomo, invece, è fatto per una scienza finita dell'infinito ed è fondamentale per la realizzazione della sua perfezione il riconoscimento della propria finitezza, nel suo profondo significato colto da Vico, come ineludibile integrazione di verità e certezza , di universale e particolare, di ragione e sensibilità: condizione di autentico sviluppo della vita sociale storica . La vis veri si realizza storicamente nell'azione e nelle relazioni tra gli individui, disciplinandone le utilità e conformandone la ragione sociale, trasformandole progressivamente, nel tempo, in utilità comuni, condizione di coesione,  integrazione nella societas. Così l'analisi della vis veri conduce nel cuore dell'antropologia di Vico e nella fondazione etico-religiosa del Diritto. La ricerca del vero è uno sforzo costante, radicato nella natura stessa dell'uomo di attuazione del giusto e  fondamento della giustizia che indirizza ed eguaglia le utilità.Così si instaura il regno del Diritto , come valutazione normativa delle utilità, giudizio conoscitivo, valutativo che ha un criterio e una misura eterna, cioè il verum che è , al tempo stesso, lo justum che i giuristi identificano nel rego della società "equi boni".  Il diritto non è altro che giustizia, retto da un principio etico intrinseco  che informa e umanizza la realtà sensibile, garantendo il vere vivere , il vivere ex vero et ratione. Non a caso i tre aspetti della virtù: prudenza, temperanza e fortezza - scrive Vico - dono a fondamento delle forme primarie del diritto, appunto: il dominio, la libertà e la tutela, prefigurate nella struttura dell'animo umano e nel corrispondente modello di sviluppo sociale.La vita del diritto è ciò che tutela il mondo delle utilità e delle azioni umane, esprimendo nell'unità di dominio, libertà e tutela non più fondate sull'immediatezza originaria, ma sulla complessità della vita. Le tre dimensioni sono indissolubilmente correlate. Se possedere qualcosa comporta la libertà garantita dalla tutela, essere liberi significa essere padroni di una tale libertà e in grado di preservarla dal punto di vista giuridico; mentre, tutelare implica l'essere liberi e padroni di ciò che si conquista; motivo essenziale è che la libertà e il dominio non possono essere efficaci senza tutela giuridica, perchè laddove questa sia inesistente, il resto inclina alla sola conservazione dell'esistenza, altra dalla vita sociale. La relazione di queste tre forme ai movimenti  reali della vita umana induce non ad un'ipotetica perfezione, ma ad una comprensione dei diversi dei diversi momenti storici, che variano di volta in volta, con il mutare delle ragioni del dominio, della libertà e della tutela in riferimento ai nuovi bisogni istituzionalizzati dal diritto.  Dopo la prima, imperfetta realizzazione dello jus, che si limitava a ciò che era contenuto nel dominio, nella libertà e tutela di uno solo, e dopo che il patrimonium costituiva la seconda universalità ancora più ampia, si giunge,poi,infine alla res pubblica , intesa come la più ampia delle universalità giuridiche, come scrive Vico. Il modello ammirato e mai dismesso è quello romano; la storia dell'Urbe è storia del Diritto , che lavora come in un circolo, tra - scrive Vico - l'Historia romana, con l'aspetto delle Leggi e la giurisprudenza con quello sugli  ordini della Repubblica. Quella di Vico non mai una storia concettualizzata, perchè può essere, grazie al costante esempio romanodella  storia dell'urbe. Nella storia  realizzata, ma non annullata,tanto grande da poter essere  considerato esempio  come della storia di tutte le genti,  Roma rimane la città certa, perciò non vanificabile in un simulacro o in un progetto. In quanto più ampia circolazione ordinata di dominivum, libertas e tutela, lo stato è la comunanza di ogni civile utilità, scrive Vico. Per legittimare tutte le utilità, nella misura in cui cooperano alla vita della Repubblica.E' questa universatilità - lo stato -a cui tendono tutte le forme di vita: il suum, il patrimonium è la più alta affermazione dell'unità viva della ragione nell'azione, dominio superiore a tutti gli altri domini per il bene comune: libertà, come diritto di vivere secondo proprie leggi, tutela come diritto di morte sui propri sui propri cittadini  e di guerra sui propri  nemici. Il diritto del singolo è giustificato e considerato attuabile solo entro la sfera della repubblica, in una forma giuridco-istituzionale che garantisce a tutti gli individui il diritto alla vita  ella polis. Con apparente sacrificio di sè per il rispetto degli altri, della loro coesistenza , l'ndividuo si riappropria della sua essenza, in quanto vera realizzazione dell'umana natura.Espressione, quindi, dell'unità viva del mondo , lo stato è esso stessa vera e propria  idea umana, la forma più ampia di circolazione , di dominio, libertà e tutela. E' idea umana lo Stato, in quanto ispira l'azione degli uomini, realizzando la volontà dell'equo diritto dei cittadini - scrive Vico - la vera società di giustizia , sintesi di ragione e virtù , diretta emanazione del nosse, velle e posse , in quanto patrimonio, disegno umano e divino. Dominio, libertà e tutela, ancora, da un lato servono a ordinare il diritto positivo nella vitalità inesauribile del mondo umano, ma dall'altro stabilizzano questa vitalità in una struttura essenziale.  E qui c'è il risvolto, la piega metafisica di questo Vico. Tuttavia, il diritto positivo non è considerato, da Vico, come una copia deteriore dell'essenza divina; l'attuazione limitata di un diritto ideale al quale esso dovesse essere commisurato, ma una realtà vera nella sua certezza, espressione di un umano atto creativo, compiuto per partecipazione della creatività divina. All'inizio l'analogia è fondata genericamente sul comune carattere di dominio e primalità dell'essere divino e sul relativo rapporto di subordinazione immediatamente istituito. Dietro il discorso, solo apparentemente provvidenzialistico di Vico si può ritrovare il nucleo problematico del pensiero settecentesco: come conciliare utilitarismo e bene pubblico, senza doverli separare, affidare l'uno ai privati e l'altro al monarca illuminato. E la soluzione di Vico sta nell'affermazione dell'auctoritas, che non coincide con l'autoritarismo ma sta nella filosofia dell'autorità che - osserverà nella Scienza Nuova del 1730 - è altro principale aspetto che ha questa scienza , prendendo la voce "autorità" nel primo suo significato di "proprietà". Per Vico, convinto della sussistenza  di un ordine eterno identificato con il verum, si tratta di scandirlo secondo i caratteri della seità divina, così come è dato ritrovarli  riflessi e indubbiamente intrecciati nella seità umana , cioè nella auctoritas. Il problema vichiano della auctoritas si fa notare perchè l'ordine degli elementi è sempre integralmente presente, anche se in certi momenti del corso storico risulta contratto ed esplicito in altri. I fatti non sono un quid originario, ma la costruzione dell'ordo, cioè quella costruzione conservativa che è tentativo di sottrarre il proprium della natura umana alla deriva solipsistica del pensiero cartesiano. L'ordine in cui la mente riesce ad esplicare sè stessa si realizza solo se il diritto si attua nella storia con la sua azione che è umanizzante, di fatto storicizzante, un quanto tenace liberazione dell'uomo dalla primitiva violenza del nomadismo ferino, costitutiva della stessa ratio l'auctoritas è principio di ogni umana , cognitiva azione pratica in cui si concentrano i tre elementi indivisibili del nosse, del posse e del velle . Lungi dall'essere creazione arbitraria del legislatore, come per Hobbes, la auctoritas ha il suo fondamento nella natura stessa dell'uomo che la vuole e la attua con la mente e col corpo. C'è un proprium dell'uomo, posto da Dio, che non può essere tolto senza distruggere l'uomo. "Siffatta autorità divina - scrive Vico - portò di seguito l'autorità umana con tutta la sua eleganza filosofica di umana natura che non può essere tolta all'uomo nemmeno da Dio senza distruggerlo. L'autorità è il proprium della nostra stessa natura , "in tal modo ottenuta - scrive Vico - che non possa da niuno esserci tolta." Le sfere progressive della auctoritas lavoreranno a  scorporare le diverse manifestazioni dello jus, fino a riportare alla luce la ratio vera e immutabile.Dominio, libertà e tutela sono il certo, come fatto, che da vita al mondo e il certo come ragione. Il principio e il fatto della vita si svolgono in queste tre parti , tutta l'attività umana,in quanto sociale e giuridica  che rende il vero implicito al certo. La mirabile vichiana discoverta è che il certo è parte del vero, come auctoritas - scrive Vico - est pars rationis. Al punto che l'autorità, in quanto certum, azione e forza è, senza uscire da se', ragione dell'esperienza, sintesi di mente e natura, mente che si fa corpo e azione. La filosofia dell'auctoritas, delle leggi, è il certum con cui la Provvidenza restituisce all'uomo decaduto la ratio. Il momento del diritto non si risolve nella giustizia ideale , sovrastorico, del semplice dover essere  , nè - d'altra parte - in quello del certum della forza del diritto positivo: autorità e libertà sono valori tra loro reciprocamente coordinati in un rapporto di implicazione inscindibile il che implica che per Vico esistono molteplici forme storiche di autorità e di libertà in un rapporto che è quello dell'umanità colta quale specifica unità viva e perenne dell'esperienza umana. Grazie !

applausi)

Prof.Luigi Pasceri: Ringraziamo il Prof. Lo Monaco per il contributo offerto, sia pure con  il sottofondo delle campane a cui ha dimostrato di saper...resistere. Restituisco, dunque, la parola per il prosieguo della manifestazione.al Presidente

Napolitano: Grazie, Prende la parola per un intervento il Governatore eletto per l'anno 2009-2010

Avv.Vittorio Del Vecchio

Amici carissimi, debbo dire che questo incontro culturale, attraverso gli approfondimenti della filosofia di Giordano Bruno e della speculazione storicistica di Gian Battista Vico  , ci aiuta ad individuare meglio i connotati spirituali dell'uomo lions, il quale dev'essere fautore , responsabile moralmente e socialmente, di un avvenire dell'umanità in cui trionfino finalmente i princìpi di libertà, di giustizia e di solidarietà. E ho appreso con grande soddisfazione che ieri il Premio letterario Cimitile ha dedicato una sessione al tema "Dal sogno di Jhon Lennon a quello di Barak Obama: il cammino difficile dei popoli verso la pace , al di là della razza, al di là della religione e dell'ideologia politica ". Dico questo, perchè questo è un tema che ha sposato il nostro primo e fondamentale scopo che caratterizza il Lions internazionale, che è quello di promuovere, creare e stimolare la comprensione tra i popoli del mondo.  Certamente, però, tutte le iniziative in questa direzione devono fare i conti con i principi filosofici che abbiamo poc'anzi ascoltato , perchè è necessario che ci sia un maggior approfondimento della nostra natura umana è necessario, cioè, che l'uomo comprenda prima se stesso, prima di avvicinarsi agli altri, come ci ha detto egregiamente il Prof.Masullo. Ed allora , proprio ricordando un intervento di Masullo di qualche anno fa' all'Istituito degli Studi Europei, egli diceva che la vera cultura non è la cultura alta, delle accademie, ma è la cultura popolare, quella che promuove un vero e generale incivilimento. Ma se è vero questo è anche vero,però, che la cultura accademica interpreta la cultura popolare e riversando su di essa queste riflessioni, non dico ne condiziona, ma ne indica il percorso che deve seguire. E allora, ben vengano queste iniziative che ascoltano il monito di Giordano Bruno, un monito che è stato contenuto in un pensiero riportato molto opportunamente nel cartoncino d'invito  e il monito è questo: se questa scienza che grandi vantaggi porterà all'uomo per comprendere sè stesso finirà rigirarglisi contro. E quindi la comprensione dell'uomo nella sua vera e più nobile essenza, quale uomo che è componente armonica dell'universo , sia nei rapporti sociali che nei rapporti con la natura , io penso che per farci comprendere questa natura molto possano e contribuiscano le tesi e i pensieri di questi due grandi filosofi, anzi veri come dice il Prof. Masullo. Noi, come associazione di servizio, che possiamo fare ? Abbiamo il dovere di diffondere i giusti principi etici e sociali , specialmente tra le nuove generazioni, perchè solo così possiamo costruire una società in cui prevalga una rete di cooperazione improntata ai principi della giustizia e della promozione dei diritti umani. E facendo questo potremo veramente sperare in un mondo  migliore.Vi ringrazio.

(applausi)

Napolitano:  Prende la parola per le conclusioni il Direttore Internazionale Lions

Prof.Ermanno Bocchini.

Caro Governatore, Governatore eletto, Illustri relatori, Autorità e Amici cari presenti, io sento che in questo momento l'Associazione internazionale dei Lions ha un grande bisogno di una cultura per il mondo che verrà. E la cultura per il mondo che verrà significa capire l'umanità. Capire l'umanità è il titolo di un libro molto bello scritto non da un lions , ma da un a professoressa dell'Università di Arwhard  , la la Nusbaum che spero di invitare l'anno prossimo, perchè lei ha scritto questo libro:Le nuove frontiere della Giustizia. Perchè io traggo lo spunto da questo libro della scuola di Arward per l'esperienza di lionismo nel mondo che in questo momento ho vissuto, perchè - vedete - in questo momento l'Associazione internazionale dice grazie al nostro Maestro di Filosofia morale Prof. Masullo , grazie al Direttore del Dipartimento di Filosofia, perchè in questo momento non è facile capire l'umanità, ma una grande associazione  internazionale di servizio, la più grande associazione internazionale di servizio all'umanità deve porsi questo tema di fondo. E l'associazione internazionale, non il Club di Nola, non il Distretto deve dire grazie al Governatore di questo Distretto perchè oggi, grazie al suo e vostro sacrificio, noi abbiamo creato un centro internazionale di ricerca per la pace e lo sviluppo tra i popoli. Allora, che cosa riceviamo da questa grande cultura che è un grande patrimonio del nostro Mezzogiorno, che perde, forse - come giustamente ha detto il Prof.Masullo - cinquant'anni  per raggiungere benessere materiale, ma che non perde quando parla con l'autorità morale del Prof.Masullo e del Direttore di Dipartimento, non perde nessun distacco dal Nord e dal Nord del mondo nel pensiero. E c'è bisogno di pensiero - lo ha detto benissimo il Governatore eletto, l'amico Del Vecchio; c'è bisogno di un pensiero non debole, di un pensiero forte, perchè forte è la sfida che l'umanità pone sul sentiero della pace.Allora, l'Associazione internazionale può dire grazie ? Io credo che può dire grazie, almeno per due ragioni che danno un senso al mio intervento: Vico e Bruno hanno vissuto momenti di eroismo, perchè è eroe chiunque ha  un pensiero di libertà. La"L" del nostro distintivo, com'è noto, sta a significare libertà che combatte l'inferno dell'incultura, cerchiamo, dunque, ciò che non è dominato dalla bestia trionfante, vi è tanto amore per la nostra terra in ognuno di noi. Questa libertà facciamo in modo che non diventi uno spazio vuoto o uno spazio del silenzio, perchè pensare può anche significare, con Cartesio, la convinzione che tu esisti , ma esisti da solo, non per la tua città: se parli, la città di dice grazie perchè puoi rimetterci qualcosa di tuo ; e questa è la carità che la città si aspetta; aspetta la tua voce, aspetta che la moltitudine non sia solitaria. La solitudine del cittadino globale, di cui parla Bauman, è questo: libertà di dire e libertà, anche, di organizzare insieme ragioni di speranza di un mondo migliore di quello che ci è stato consegnato; ma per far questo occorre ntelligence . Proteggete e difendete, dice Aristofane, nella Vespe, coloro  che cercano di farvi ascoltare qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso rispetto alla bestia trionfante, alle bestialità trionfanti, che trionfano nei mass media, che trionfano nel rumore delle campane o delle televisioni, che trionfano dappertutto. E Aristofane continua : proteggete e difendete quelli che cercano di farvi ascoltare la voce della cultura, che è la voce più bella dell'essere umano: il pensiero , perchè può esserci anche un pensiero a cui voi non date un seguito, ma non vi può essere un service senza un pensiero. We Serve; ma we serve, cosa ? chi ? Ecco il pensiero illumina il percorso del servizio all'umanità. Ed ancora Aristofane: conservate il pensiero degli uomini di cultura, come una cotogna nella vostra cassapanca, i vostri vestiti odoreranno d'intelligenza tutto l'anno. Intelligence and Liberty , questo è il lionismo  del mondo che verrà, questo è il lionismo che "lion ante-litteram" Bruno e Vico   sognavano quando dicevano: pensiero è libertà di parlare. Coraggio, portate con orgoglio questo distintivo in cui è scritto "libertà", non solo di ascoltare, ma di parlare. Oggi il service - e concludo -che più possiamo trarre , uomini di servizio, da questo messaggio culturale e che diventa base fondante, se volete veramente che un centro internazionale di ricerca possa dire da Napoli qualcosa al mondo, all'umanità, all'associazione internazionale che di questo vi è grata, ebbene dovete riuscire a capire che, nel cuore di ognuno di voi, come diceva Bruno ed aveva ripetuto Vico, c'è tanta cupidigia , ma in fondo un po' più in giù, se voi bene guardate, nel vostro animo, trovate un supplemento di anima collettiva che rende la vostra socialità. Costruire la socialità nella libertà è cosa che l'umanità, finora, non ha realizzato. E'  più facile tentare la socialità o il comunismo senza la libertà ? o  costruire la libertà senza socialità? La bestia trionfante ha costruito socialità senza libertà ed è caduta di fronte a un muro che era il muro oltre il quale c'era la libertà. Non possiamo non dirci viennesi : Berlino - disse Jhon Kennedy, quando il muro era ancora lì  - e voleva dire Jhon Kennedy quello che avrebbe detto Benedetto Croce "non possiamo non dirci cristiani" o  ripete Vattimo "il cristianesimo non religioso". Non importa qual'è il tuo Dio, importa se tu credi nella libertà e nell'intelligenza, se tu credi che dentro di te c'è un supplemento d'anima collettiva. Se questo credi, tu sei un lions. Grazie! 

(applausi)

Napolitano:  Prende la parola per la chiusura dei lavori il Governatore del Distretto Lions 108YA

Avv.Alfonso Caterino

Buona sera! Saluto il Direttore internazionale, il Presidenre del Club, il mio amico Vittorio Del Vecchio, Governatore eletto e le autorità che sono qui presenti. Ebbene, io credo che questo simposio sia proprio un salotto, all'aperto, ma  un salotto. Perchè sentire parlare ad alto livello  il Prof.Masullo e il Prof. Lo Monaco mi vien voglia di dire rifacciamolo un'altra volta; per un semplice motivo, perchè questi concetti che sono stati egregiamente esposti da questi due grandi filosofi, credo che li possiamo applicare all'epoca moderna. Voi sapete benissimo nel mondo attuale quello che sta succedendo, guerre, carenza di libertà; io  credo che noi Lions - come diceva l'amico Bocchini - portiamo come emblema la libertà e, allora, l'organizzazione di questo simposio, che si è riportata ai principi del lionismo è quella di prendere attivo interesse al benessere sociale, culturale e umano della comunità e io ci  credo moltissimo a questo principio che fa parte della nostra base associativa, che è stato indicato, addirittura, nel 1917 dal nostro Fondatore Melvin  Jhons e credo che veramente noi dobbiamo osservarlo fino all'infinito, perchè questo è il nostro scopo: noi abbiamo due strade, una è quella di opinione, l'altra è quella della solidarietà. Di solidarietà, lo sapete bene, ne abbiamo fatta moltissima , ma in questo momento penso che vi sia la strada dell'opinione. Ebbene, io desidero - come dicevo poc'anzi - rimarcare che questi concetti  sia del Bruno che del Vico, credo che veramente chi ha ipotizzato questo connubio tra il Bruno e il Vico, ha realizzato una cosa eccezionale: entrambi si riferiscono alla libertà. Il Prof. Masullo diceva sì il Bruno ha preferito il rogo piuttosto che rinnegare le proprie idee; e il Prof. lo Monaco, parlando del Vico ha detto : autorità e libertà, il certo è parte del vero. E allora con questi due principi io vi dico che noi lions possiamo veramente alzare la voce, far sentire le nostre idee. Perchè, vedete, non crediate che oggi è tutto tranquillo; nel mondo ci sono dei lampi di fuoco, ci sono delle libertà negate. Noi non dobbiamo fare come gli enigmi di  Marcel Prust nella sua opera La recerche , ma dobbiamo essere forti  come l'Alfieri "volli, fortissimamente volli", per essere di supporto alle istituzioni , essere un punto fermo nell'ambito della socialità. E concludo ricordando quanto ho letto sul Corriere della sera. Sapete bene che si sono fatte delle elezioni così dete liberfe nell'Iran. Or bene ho letto che il capo dell'opposizione è sparito e questo per me cittadino libero che vive in una nazione libera è un dramma. Ieri abbiamo concluso una tre giorni a Salerno, con l'incontro dei Paesi del Mediterraneo e sono rimasto entusiasta di vedere che tra i lions dei paesi del mediterraneo vi era un israeliano, un  governatore israeliano , il quale ha comunicato di aver avuto il privilegio di aver fondato un club palestinese. Non possiamo, allora, che concludere come ci ha insegnato il Presidente mondiale Al Brandel:"eroi di tutti i giorni e miracoli attraverso il servizio "! Grazie.

(applausi)

La manifestazione termina con l'assegnazione degli attestati di merito del Certamen Bruniano

     (*) in alto: Giordano Bruno con Gian Battista Vico, in una ricostruzione grafica di Arcangelo e Vincenzo Mercogliano ( illustrazione di copertina della brochure "Dalla nolana filosofia alla napoletana scienza Nuova: Bruno e Vico")

 

 

 

 

 

                          

 

 

 

 

 

 

 

 

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