(aggiorn.genn.2012)
Dallo Scaffale al
WEB
S.O.S./stiamo
assassinando
gli
Avvocati
e la
Giustizia

di
Tommaso Calculli
Recensione a cura del
Direttore
E' uscito, pochi mesi or
sono - per i tipi della Graficom di Matera - un volume dalla
copertina a dir poco provocatoria, dove il coltello da cucina, nel ricordare
l'immagine del Gomorra dedicato da Saviano a ben altri crimini,
denuncia il pericolo che la Giustizia e gli Avvocati stanno
correndo non già per attacchi esterni (che, pure, non mancano),
ma a causa delle carenze per così dire endemiche, che
vanno dalla lentezza dei giudizi civili e penali, alla farragine
della burocrazia e dei termini processuali, per non parlare (ma
il libro ne parla) dei ritardi e della disapplicazione di
sanzioni di tipo disciplinare per violazioni deontologiche sia
della dell'avvocatura che della magistratura, all'interno
della quale sembra diffondersi una sorta di sacertas che
sfiora l'intoccabilità: su questo tema Calculli
(ottimamente coadiuvato da Nicola Di Marzio) rievoca un
articolo di Anna Maria Greco, apparso sulla rivista
Panorama oltre tre anni or sono. sottolineandone giustamente
la cocente attualità.
Il libro ci offre lo spunto
per amare riflessioni su un tema che, da sempre, è fatto oggetto
di accesi dibattiti ma di spente iniziative da
parte degli addetti ai lavori.
La situazione è tanto più
drammatica se si pensa che le riforme varate dai nostri
Legislatori, negli ultimi anni, non hanno avuto alcun risultato
concreto nella direzione di un vero ammodernamento
dell'apparato: l'aver trasferito molte funzioni precipue della
giurisdizione all'avvocato, al notaio o al commercialista
(come nel caso delle procedure di espropriazione) non si è
tradotto in un accorciamento dei tempi, che sono rimasti quelli
di sempre, ma ha rappresentato unicamente un appesantimento
dei costi (connessi al nuovo tipo di giustizia gestita da
privati), a carico del creditore, con la conseguenza di
scoraggiare l'utilizzo delle procedure legali per questioni di
non rilevante portata economica.
Non meno fallimentare -
dopo i primi mesi dalla sua entrata in vigore - si sta rivelando
la nuova figura del "mediatore-conciliatore", al quale era stata
attribuita una miracolistica funzione deflattiva del contenzioso
civile che affolla i nostri uffici giudiziari.
Anche in questo caso,
infatti, il ricorso obbligatorio alla preventiva (tentata)
conciliazione, non solo non potrà portare - se non in un numero
esiguo di casi riguardanti questioni di estrema semplicità - a
scongiurare il ricorso al Giudice, ma comporterà un
allungamento dei tempi ed un appesantimento dei costi, senza
dire del caos conseguente alla mancata previsione di competenza
territoriale (che consentirà una vera jungla senza regole)
e dell'intasamento prevedibile dei Tribunali chiamati ad
attribuire efficacia (con l'omologazione) alla pronuncia del
"mediatore". Sembra strano, eppure nel vigente codice era ed è
tuttora presente una norma (l'art. 322 c.p.c. non abrogato) che
espressamene demanda il compito di porre in essere la preventiva
conciliazione ad un Giudice già esistente nel nostro sistema
processuale (quale il Giudice di Pace), con previsione di
esecutività del verbale di conciliazione extragiudiziale nelle materie di
competenza funzionale e per valore di tale Giudice e
di valore di scrittura riconosciuta in giudizio, in tutti gli
altri casi, anche eccedenti la detta competenza.
Si è spesso ironizzato
sulla scarsa scienza giuridica dei Giudici di Pace, specie di
quelli del primo arruolamento dalle file dei burocrati di Stato
in pensione (come ufficiali, segretari comunali e simili),
via via sostituiti da avvocati, anche non della terza età
, immessi nelle funzioni dopo un periodo di tirocinio e
affiancamento con un Giudice togato civile e penale, che stanno
dando prova di notevole capacità tecnica ed equilibrio,
destreggiandosi in un mare di cause e ricorsi. Vien di
chiedersi, allora, se è mai possibile che la loro funzione potrà
essere (meglio) svolta da soggetti privi di professionalità e
pratica legale!
E' un interrogativo che molti si pongono ed al
quale siamo impegnati a dare risposta non preconcetta tra un
anno, quando gli effetti della riforma potranno essere con buona
attendibilità valutati.
La speranza è che non
accada di vedere diminuire il contenzioso per le difficoltà ( in
termini di tempo e di spesa) connessa a questa riforma: se ciò
dovesse verificarsi, correremo il rischio che - con tali metodi
deflattivi - il Legislatore potrà ipotizzare di ridurre
drasticamente il traffico automobilistico delle nostre
autostrade, disseminando chiodi o puntine da disegno lungo i
percorsi più affollati...
M.R.