(aggiornamento  maggio 2002)

FORME DI TUTELA DEL LAVORO INTERINALE

    di   NATASCIA PAPARCONE

Il mondo del lavoro è ormai caratterizzato da nuove forme di lavoro atipiche che si discostano sempre di più dal, ormai “obsoleto”, rapporto di lavoro a tempo indeterminato, si richiede quindi una forma di tutelabilità più consona alle new- entry  di forme di lavoro a tempo determinato, espressione della introduzione di una cultura della flessibilità del rapporto di lavoro, tipico il lavoro interinale. Il giovane lavoratore non è più libero di scegliere il rapporto di lavoro che più soddisfa e nel tempo stesso scegliere il datore che più gli ispira, pertanto, questa deficienza dovrà essere colmata almeno da una più solida forma di tutela.  A questa esigenza ha provveduto, anche se solo in parte, la sentenza della Corte di Cassazione –sez. lavoro- n°3020 del 27.02.2003 la quale ha sancito il principio per cui il contratto di prestazione di lavoro temporaneo costituisce per il lavoratore la fonte esclusiva della disciplina normativa del suo rapporto di lavoro c.d. contratto base e al suo contenuto va fatto riferimento per accertare l’assoggettamento della impresa utilizzatrice alla sanzione prevista dal comma 3 dell’art.10 L.196/97 che comporta la conversione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato per la violazione di un elemento essenziale e peculiare del contratto base e cioè della durata del rapporto di lavoro… A questo punto, però, si rende necessario analizzare la struttura tipica del rapporto di lavoro interinale il quale ha luogo attraverso due distinti contratti:

1a) contratto di fornitura di lavoro temporaneo

1b) contratto di prestazione di fornitura di lavoro temporaneo il rapporto di lavoro temporaneo è caratterizzato da una “scissione fra gestione normativa e gestione tecnico produttiva” del lavoratore; quindi la fonte esclusiva della disciplina normativa del rapporto di lavoro del lavoratore interinale è costituita dal contratto di prestazione di lavoro temporaneo, con la conseguenza che ha rilievo unicamente il termine finale contenuto nel contratto di prestazione di lavoro qualora vi fosse contrasto con il termine previsto dal contratto di fornitura.E’ rilevante il contenuto di detto contratto il quale si estende all’impresa utilizzatrice per effetto di una fattispecie caratterizzata da due autonomi negozi ontologicamente fra loro collegati che danno luogo ad un “ rapporto indivisibile trilaterale”... Il caso sottoposto all’attenzione della Corte di Cassazione è quello di un lavoratore che stipula un contratto per prestazione di lavoro temporaneo con la M. spa, l’8/6/98 con durata da tale data sino al 26.6.98, prestando la sua attività presso la P spa sino al 31.7.98, con cui la M. aveva concluso un contratto di fornitura per sostituzione di lavoratore assente, e nominativamente indicato con durata sino al rientro del lavoratore stesso. Nel mese di agosto, tra le stesse parti, era intervenuto altro contratto di prestazione d’opera per sostituzione del lavoratore assente, presso la P., non nominativamente indicato, con durata sino al rientro dello stesso; tale termine era indicato anche nel contratto di fornitura. Il lavoratore ha quindi chiesto all’autorità giudiziaria di accertare che il rapporto di lavoro fra lui e la P. si era trasformato per superamento del termine convenuto nel contratto di prestazione di lavoro temporaneo in rapporto a tempo indeterminato ai sensi dell’art. 10 c.3 L.196/97 o, in alternativa, 

di accertare che detto effetto era avvenuto ai sensi del c.2 della norma stessa nei confronti della M., per effetto del secondo contratto con la stessa intervenuto, nel quale non era stato indicato il lavoratore sostituito… il giudice ha dichiarato che la conversione del rapporto di lavoro in rapporto a tempo indeterminato aveva avuto luogo nei confronti della P., cui ha ordinato la reintegrazione del lavoratore con corresponsione della retribuzione sino all’effettiva reintegra. La P. propone appello al Tribunale il quale accoglie l’appello dichiarando che il rapporto di lavoro indeterminato era costituito con la M. dal 4.8.98, perché nei confronti della P. non poteva, ex art. 1372 c.2 cc., avere alcuna efficacia il termine finale della prestazione indicato nel contratto di prestazione temporanea; essa si era attenuta al termine apposto al contratto stipulato con l'impresa fornitrice nell'inconsapevolezza del termine esistente nel contratto intervenuto fra il lavoratore e la stessa. Sicchè, essendosi protratta la prestazione lavorativa fino al termine ultimo che la vincolava (il rientro del lavoratore sostituito) non si era verificata l'ipotesi prevista dal predetto comma 3 dell'art’10, di protrazione della prestazione oltre il termine stabilito, sanzionata con la trasformazione del rapporto esistente fra impresa fornitrice e lavoratore in rapporto a tempo indeterminato alle dipendenze dell’impresa utilizzatrice: per carenza del presupposto di detto effetto giuridico individuabile nella inconfigurabilità di un rapporto di lavoro temporaneo. La decisione si basa sulla ritenuta completa autonomia fra il contratto intervenuto fra il lavoratore e l’impresa fornitrice di lavoro temporaneo e quello stipulato fra quest’ultima e la impresa utilizzatrice dell’attività del lavoratore. Secondo quanto sostiene la Cassazione data la distinzione dei ruoli tra l’impresa fornitrice e l’impresa utilizzatrice; l’impresa fornitrice è un datore di lavoro privo di potere gestionale delle energie lavorative del lavoratore utilizzate dall’impresa utilizzatrice sulla quale non gravano gli oneri retributivi e previdenziali ; la regolamentazione del rapporto di lavoro è costituita esclusivamente dal contratto di prestazione di lavoro temporaneo che produce effetto anche nei confronti dell’impresa utilizzatrice la quale ha l’obbligo di correttezza e buona fede controllando “ l’esatto contenuto del contratto di lavoro temporaneo che costituisce il titolo che gli consente di gestire il lavoratore”.Il lavoratore essendo egli l’oggetto del contratto di fornitura non ha alcun obbligo di conoscenza del contenuto dello stesso, se all’interno del contratto di fornitura sonno intervenute delle modificazioni del contratto “ base” il lavoratore non è tenuto ad alcun obbligo d’informazione del contenuto del contratto in questione in quanto la correttezza e buona fede incombe sugli altri due soggetti del rapporto di lavoro. Atteso che la legge prevede che i termini di durata nel contratto di lavoro temporaneo siano corrispondenti a quelli previsti nel contratto di fornitura...

 

In forza di tali considerazioni, dunque, la  Cassazione ha inteso accogliere la domanda di reintegrazione del lavoratore  da parte della Spa P.