(aggiornamento 08.06.2002)

IMPRONTE, DOV'E'IL PROBLEMA ?

di MANUELA ROMANO

"Se sono uno strumento necessario per l'identità, non vedo proprio nulla di strano che si prendano le impronte digitali. Lo vedo strano quando si prendono solo ad alcuni e non ad altri". Con queste parole Romano Prodi (LA STAMPA , 7 giugno u.s. , pag.5) ha chiarito il suo pensiero sul disegno di legge che , da alcuni giorni, è al centro di polemiche e levate di scudi di proporzioni alquanto esagerate e talora preconcette."E' quel solo - ha proseguito il Presidente della Commissione Europea (v. foto )- che vedo strano. Lo vedo molto strano".Si tratta di una notazione di alto profilo giuridico e morale, che promana da una personalità collocata al di fuori - e al di sopra - degli schemi di parte e che offre, come tale, ampi spazi di condivisione. In realtà, per costituire un mezzo efficace e non discriminatorio, l'acquisizione delle impronte digitali non deve essere limitata ad una particolare categoria di cittadini (stranieri), ben dovendo estendersi alla generalità di quanti risiedono - per appartenenza etnica o per immigrazione non clandestina - sul territorio nazionale.E' vero, infatti, che il concetto di "indicazione segnaletica", se riservata ad una singola categoria di persone, evocando una connotazione negativa ("schedatura" ), può giustificare razionalmente una posizione di ostilità rispetto ad una riforma che - se generalizzata - non può che avere ricadute di grande spessore nell'ambito dell'ordine pubblico.Fino a quando l'Autorità di Polizia avrà a disposizione le impronte dei soli pregiudicati (c.d.:"vecchie conoscenze"... di tutti i Commissariati della Penisola),

sarà sempre difficile - se non addirittura impossibile - risalire all' identità dell'autore di un delitto, allorchè si tratti di un comune cittadino (fino ad allora) incensurato.Senza parlare dei casi più eclatanti (omicidi, attentati, rapine sanguinose ecc.) per comprendere l'importanza che il rilevamento delle impronte può rappresentare ai fini delle indagini, basterà pensare alle ipotesi delittuose più frequenti, come la presentazione all'incasso di assegni trafugati, con l'ausilio di un documento di riconoscimento (abilmente) falsificato:non occorre essere cassiere di un Istituto di Credito per intuire la funzione di deterrente che potrebbe avere la possibilità di confrontare in tempo reale, (con l'utilizzo di collegamento telematico con banca-dati centrale) l'impronta digitale del presentatore del titolo, se essa risulterà apposta sul documento di riconoscimento presentato da persona sconosciuta.E a confortare il convincimento che non si tratti di un'idea stravagante o rivoluzionaria, oltre a ricordare come senza alcuno scandalo, da anni, tutti i cittadini sono identificati con una sorta di impronta fiscale ,qual'è il codice fiscale, soccorre la constatazione che il rilevamento delle impronte digitali figura, da sempre, già previsto(evidentemente, in forza di una legge caduta in desuetudine o di una circolare ministeriale dimenticata, ma non certo per un capriccio del Poligrafico di Stato !) - e chissà perchè mai attuato - nelle Carte d'Identità rilasciate dai Comuni della Repubblica italiana ( v.foto) : guardare, per credere!