(aggiornamento al 03.05.2002)     

L' EDITORIALE 

IL DIRITTO DI  DIFESA ,  ovvero:

         un'audace rivisitazione del dettato costituzionale

Se non la si vuole definire - come,  pure, da qualche parte  si è gridato - una scelta anticostituzionale e punitiva,  quella  recentemente  prospettatta dal Gardasigilli (di   far gravare a carico degli avvocati il costo della difesa d'ufficio, mediante  la previsione  di un aumento dell1% del contributo obbligatorio sugli onorari), di certo  appare   un tentativo  di riscrivere - per di più, con legge ordinaria o, per dir meglio, con un emendamento ad una legge ordinaria -   uno dei capisaldi della nostra Carta Costituzionale. Com'è noto, infatti, l'art.24 della Costituzione, dopo aver sancito  quale "diritto inviolabile quello della difesa" di ogni cittadino, continua  "assicurando ai non abbienti , con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione." E' evidente che, laddove il Legislatore enuncia un impegno verso i cittadini, tale impegno  di natura finanziaria riguarda lo Stato e non certo una categoria di cittadini ed ancor meno una classe professionale cui , per legge, è sì devoluta la attività difensiva nelle varie sedi giurisdizionali, ma  giammai il carico dei costi di tale attività, sia nei  casi in cui  essa venga espletata su mandato del privato cittadino, sia - a fortiori - laddove essa si svolga quale munus pubblico, qual'è, appunto, la  difesa d'ufficio,  in  assolvimento di un mandato statuale, conforme ad  un preciso dettato costituzionale. Non poco stupore ed  accorato  disappunto ha suscitato, allora,

la presa di posizione  del CNF (PresidenteNIcola Emilio Buccico) che ha ritenuto di condividere la proposta  di legge nei termini sopra enunciati, suscitando , con ciò,  unanime  reazione di segno  opposto  da parte    di  molti Consigli Forensi e dello stesso Organismo Unitario (OUA)

 

Quest'ultimo,  in particolare , rivendicando la sua  natura di soggetto politico dell' Avvocatura   italiana,  così come statutariamente sancito  nel Congresso nazionale che  nesegnò la nascita (Venezia, 1995), ha  - attraverso le parole del suo Presidente SIlvano Berti - opportunamente ribadito che  non va confuso l'impegno civico  al quale l'avvocatura  è chiamata  per  l'attuazione del   dettato  costituzionale dell'art.24, con l'impegno  finanziario al reperimento dei circa 77.000.000 di  Euro  (pari a 150 miliardi  delle  vecchie Lire)  necessari per  realizzare in concreto  quel precetto costituzionale.   Una simile realizzazione - aggiungiamo - colma  finalmente il ritardo nell'attuazione dell'art.24 della Costituzione, troppo a lungo e troppo spesso  adottato con una sorta di  fictio juris, mediante l'assegnazione...platonica  all'imputato ,  che ne sia sprovvisto,di un difensore (di ufficio) e   non  di vera e propria difesa .