(aggiorn. giugno 2004)

INFORMATICA & COMMERCIO

alla luce della vigente normativa italiana

a fronte delle direttive UE

Forse per la prima  volta nella storia della Repubblica italiana, l'innovazione introdotta  con  ilCodice dei Beni Culturali e  Paesaggistici è scaturita da una volontà comune del Ministero competente e degli Enti  interessati, quali  Regioni, Comuni e Comunità Montane.   Si  tratta  di una rivoluzione di notevole portata se si  pensa che, con tale codificazione si è  unificata la  disciplina riguardante i Beni culturali, inseriti  all'interno delle Città e affidati alla responsabilità del relativo Ministero e  quella dei Beni paesaggistici, la cui responsabilità è  demandata alle Regioni cui  competeva l'emanazione dei Piani Urbanistici: la  novità, dunque, è che - in  conseguenza dell'introduzione del Codice - i Piani saranno adottati previa  concertazione tra Regioni e Ministero e ciò dovrebbe scongiurare i possibili conflitti (di competenze)  spesso verificatisi in passato, con conseguenti ritardi nell'elaborazione dei piani stessi. Altra importante novità, contenuta nel Codice appena approvato, riguarda la spinosa questione delle dismissioni dei beni demaniali. Finalmente, mettendo fine  ad una  polemica , il "Codice" ha sancito il  netto divieto di alienare i  beni  che  abbiano  un riconosciuto valore sotto il profilo storico  e/o  artistico:

il compendio di questi beni, opportunamente monitorato, andrà a  costituire il così detto "Demanio storico  e artistico", quale  categoria  privilegiata nell'ambito del demanio pubblico, al cui interno ben potrà  farsi luogo a dismissione o concessione il  locazione  per quegli  immobili che non rientrino  nella detta categoria. Peraltro va sottolineato che, anche a  riguardo di tali dismissioni o  locazioni, il Codice ha stabilito  il  preventivo intervento delle Sovrintendenze che dovranno dare l'assenso sempre che la destinazione dell'uso prevista dall'acquirente o dal locatario sia compatibile con l'austerità  dell'edificio pubblico ceduto : potrà, cioè essere consentito di adibire un palazzo del demanio pubblico -  purchè non di valore storico  o  artistico  - a Banca , ma  giammai a palestra.  Come si  vede,  con questa importante innovazione, si è inteso   rivitalizzare il  patrimonio immobiliare dello Stato,  sottraendolo all'incuria e al degrado, ma senza  consentirne l'utilizzo indiscriminato magari  per mere finalità commerciali che mortificherebbero  la tradizione culturale  di cui l'Italia  è, e deve  rimanere,  gelosa custode.