(  aggiornam. settembre 2004 )

 IMPORTANTI MODIFICHE  ALLA  RIFORMA BIAGI

MIGLIORATA LA TUTELA DEL LAVORO IN APPALTO

di

 ENRICO  ROMANO (*)

Con uno  schema di Decreto Legislativo   approvato nel  corso del Consiglio dei Ministri del 3 settembre u.s., il  Governo si appresta a varare significative integrazioni al  Decreto Legislativo n.276/2003, destinate ad avere positive ripercussioni sul  delicato mercato del Lavoro. a) In tema di sanzioni. E' prevista la modifica dell'art.18 del vigente Decreto Legislativo,con l'introduzione di un'ammenda di € 50,00 per ogni  lavoratore occupato, in assenza di autorizzazione all'esercizio di attività; in  particolare la nuova norma prevede addirittura una sanzione di  carattere penale (arresto fino a 18 mesi) per il caso di sfruttamento di lavoro minorile,  oltre all'applicazione della  sanzione pecuniaria aumentata fino a sei volte. Del pari sanzionata (con ammenda da € 375 a 750) è l'attività non autorizzata di ricerca e  selezione di personale. b) in tema di appalti.Per  accentuare la tutela del  lavoratore l'art.29 del Decreto previgente è  stato modificato nel senso di  estendere l'obbligo di solidarietà  ( di carattere retributiva e contributiva) tra il committente imprenditore  con l'appaltatore non solamente ai contratti di appalto di servizi ma anche a quelli  di  opera:  tale obbligo, inoltre, si estenderà  per  il periodo di un anno successivo  alla  durata dell'appalto o  alla data della sua  eventuale anticipata cessazione.  

Particolare rilevante è che il  nuovo Decreto  legislativo  - almeno nella  sua  formulazione  recentemente licenziata - non  prevede alcuna norma di  carattere transitorio,  talchè  nell'arco di tempo intercorrente tra la  vecchia Legge 1369/60 (abrogata dal D.lgst. 276/03) e  quella conseguente al nuovo Decreto ,  non  sarà possibile l'irrogazione  di  alcuna  sanzione,  salvo quelle previste per eventuali ipotesi di fatti costituenti reato. C'è da auspicare, dunque,  che ad evitare possibili eccezioni di incostituzionalità, per evidente violazione dell'art. 3 della Costituzione per diverso  trattamento  di soggetti  in  momenti  di poco successivi, rispetto alla stessa  fattispecie, il  Parlamento ponga rimedio  a questo vuoto, ottemperando all'irrinunciabile principio della  certezza del diritto e scongiurando  l'arricchimento del contenzioso da risparmiare al  mondo del Lavoro, già  attraversato da cronica conflittualità!   

 

(*)  Avvocato - Dottore di Ricerca  in  Diritto del Lavoro  Seconda Università di Napoli