(aggiorn. aprile 2006)

SATIRA , TRA LEGGE E GIURISPRUDENZA

                                                                                                                    di MARIO ROMANO

             

Recente  scoperta dell' esistenza di una rete spionistica telefonica  nazionale, che ha determinato il Parlamento all'immediato varo  di una legge per la  tutela del diritto alla privacy del cittadino e per  la repressione della sua violazione, (anche a mezzo delle arbitrarie  intercettazioni telefoniche), rappresenta  una valida occasione  per fermarci a  considerare l'evoluzione  dell'orientamento giurisprudenziale su un tema annoso quanto delicato, qual'è quello dell'invasione dell'altrui sfera di vita privata e di dignità umana, perpetrata in maniera diretta o a mezzo stampa e, per quest'ultima, anche attraverso l'uso della  satira scritta o disegnata. In proposito ci sovviene una pronuncia giurisprudenziale ispirata da spinte di modernismo...di linguaggio, (ci riferiamo alla sentenza della Suprema Corte del maggio 2002, di cui si è occupata Giustiziaoggi nella versione cartacea   e in questa sede - ante - nella pubblicazione Web dell'articolo "Turpiloquio e Cassazione")  che dichiarava non ingiuriosa la cruda espressione  "non mi rompere i Co...." : nella  riproduzione testuale abbiamo ritenuto di usare i puntini sospensivi per rispetto dei Lettori e la maiuscola per un innocente rigurgito di maschilismo, in omaggio agli attributi (sia in senso anatomico che figurato!). Ma lo spunto migliore ci è stato fornito da una nota di Roberto Martinelli(*),apparsa sulla sua Rivista di Categoria ("Giornalisti"- marzo 2006, pag.25), dove, dando conferma  dell' alta levatura di giornalista e uomo di cultura, ha ripercorso le varie tappe della giurisprudenza dell'umorismo (come si legge nell'occhiello), tra cronaca e storia, sottolineando come, già nell'antica Grecia e nel Medioevo, era ammesso il diritto di prendersi gioco dei personaggi pubblici. Naturalmente, il confine tra satira e diffamazione talvolta ha dimensioni assai poco riconoscibili, sicchè è toccato alla Magistratura pronunciarsi, fissando qualche paletto, sia pure  non sempre rigido e definitivo, perchè inquadrato - com'è pur comprensibile - nella cultura dominante dell'epoca e nei personali convincimenti dell'estensore della sentenza. E' accaduto, così, che , spesso, si è giunti ad una vera e propria equiparazione tra satira ed umorismo, come espressione di un diritto di critica , inquadrato nel più vasto concetto di libertà di espressione.

Ha fatto stato , sull'argomento, la sentenza  di alcuni anni or sono, con cui, assolvendo un noto vignettista, la Cassazione ha ritenuto che il disegno che ridicolizza un uomo politico debba interpretarsi come una "metafora caricaturale, espressione artistica del diritto di critica". A temperare una simile concezione, tuttavia, non sono mancate - negli anni novanta - numerose sentenze che hanno escluso dal diritto di cronaca o di critica quelle espressioni verbali o quei disegni che attribuiscono ad un personaggio atteggiamenti o comportamenti ripugnanti, o addirittura penalmente riprovevoli.

 

Come dire, che altro è riprodurre le fattezze di due uomini politici che dividono un metaforico talamo nuziale, per ironizzare su un'alleanza asseritamente indissolubile (si pensi all'incontro... storico tra cattolici e socialisti degli anni ottanta, graficamente rappresentato dalla matita di Forattini con il...matrimonio tra Craxi e De Mita) e altro è una vignetta che indulga a rappresentare una presunta deviazione sessuale di un politico!Vi è da ritenere,dunque, che , al di là dei parametri ,di volta in volta,  fissati dal Legislatore o dai Giudici, ciò che deve guidare il giornalista, nell'esprimersi attraverso scritti, parole o disegni, è il buon senso e la buona fede , accompagnati dalla consapevolezza che un'accusa ingiusta e diffamatoria, lanciata con i mezzi di comunicazione di massa, proprio per l'amplificazione che le deriva dal mezzo usato, può suscitare lacerazioni e ferite  devastanti ed assai difficilmente rimarginabili. La considerazione conduce, allora, al codice etico  di autoregolamentazione, che - da sempre - ha guidato le coscienze dei  massimi esponenti del giornalismo , anche di quello satirico. Per quelli tra noi che (per ragioni anagrafiche) hanno avuto il privilegio di leggerne dal vivo le pagine, il pensiero riporta ai  gloriosi  periodici satirici degli anni andati (come il Marc'Aurelio, il Merlo giallo, il Travaso ecc.) con  la sottile, garbata  ed efficace ironia di  campioni di giornalismo satirico come Alberto Giannini, Giovanni Guaresci, Achille Campanile, illustrati dai graffianti disegni dei precursori degli Altan e dei Forattini, che rispondono al nome di Jacovitti, Scarpelli, Attala Kremos e tanti altri. Ci piace concludere, ricordando che di questi giganti dello storico  giornalismo satirico ci parla - in un'altra mirabile pagina dello stessa Rivista dianzi citata - Mauro De Vincentis il quale , nel definire la satira "un'arte sempre contro" e nel tracciarne la storia, passa dalle origini di questa forma di comunicazione che si nutre di provocazioni, per arrivare  alle dissacranti pubblicazioni che hanno turbato la coscienza religiosa e racconta  un episodio che riportiamo di seguito senza commento. Durante il ventennio fascista,  sottoposto ad un' odiosa perquisizione, il giornalista e disegnatore satirico Giuseppe Scalarini,  alla domanda se avesse un'arma, tirando fuori una matita, rispose:"sì, eccola!" (*) Componente del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, che - insieme all'Avv.Carmelo Peluso,Presidente  dellaCamera Penale di Catania e al Dott.Angelo Busacca, Componente della Associazione Nazionale Magistrati - sarà tra i Relatori della Consulta Nazionale A.STA.F. (Catania 13,14 ottobre 2006) , organizzata  in collaborazione con il Consiglio Forense di Catania , presieduto dall' Avv.Fabio Florio e  con il Periodico  Vita Forense, diretto dall'Avv. Silvestro Stazzone.