(aggiorn. novembre 2007)

"TURBAMENTI OLFATTIVI"

Aderendo all'invito di molti nostri lettori, con questa rubrica, GIUSTIZIAOGGI inaugura uno spazio dedicato non tanto a segnalazione di novità bibliografiche , quanto ad estrapolare da volumi, anche non recenti, che sembrano dimenticati sullo scaffale del Libraio (e ,talvolta, dei nostri Studi) pagine, meritevoli di essere (ri)lette ed offerte - con il moderno strumento della pubblicazione internet - alla riflessione degli addetti ai lavori.Nell'inviarci la pagina (possibilmente di non più di ottanta righe) sarà opportuno - ai fini di una corretta pubblicazione - la precisa segnalazione dell'Autore e dell'Editore del libro, senza necessariamente accompagnare il testo riprodotto con un esemplare del libro stesso.

Il Capo Redattore

"Turbamenti olfattivi" è il titolo di un libro interessantissimo, frutto di una originale ricerca fatta da un medico-scrittore.Per la precisione, l'autore Domenico De Maio è uno psichiatra che ha inteso dimostrare l'enorme influenza che esercitano le sensazioni olfattive sul comportamento dell'uomo.Il saggio, curato con raffinata eleganza dalla Casa Editrice Laruffa, ci è stato segnalato dall'amico giornalista Ernesto Genoni. Lo ha accompagnato con una breve , quanto efficace, recensione che siamo lieti di pubblicare , nella certezza che saprà suscitare l'ammirata curiosità per questa opera davvero unica nel suo genere. Avreste mai immaginato che l'olfatto fosse un elemento fondamentale della nostra esistenza e che da esso dipendesse se ci comportiamo in un modo o in un altro? In questo libro assai gradevole Domenico De Maio, che di mestiere nella vita ha fatto lo psichiatra di alto lignaggio, prova a convincerci che è proprio così : i buoni e i cattivi odori condizionano il nostro vivere quotidiano. Che noi lo vogliamo o no. Già una decina di anni fa' l'Autore diede alle stampe una monografia su "Le allucinazioni olfattive dei malati psichici". Da quel momento De Maio non ha più smesso di giocare col nostro...naso.Ma con questo non crediate che il libro sia una cosa da poco. Tutt'altro. E' uno spaccato, anche se parziale, dell'esperienza letteraria, filosofica, clinica, scientifica, religiosa, antropologica e di costume - e chi più ne ha più ne metta -che ha visto impegnati autori illustri , da Aristotile e S.Tommaso a Kant ed Hegel. In sintesi l'olfatto permea e condiziona tutte le vicende umane, l'uomo, l'ambiente, i costumi sociali e persino la santità e i santi. E a dimostrarne la peculiarità De Maio scomoda non solo gli autori citati ma tanti altri fuoriclasse in una galleria in cui ognuno ha voluto dire la propria sul naso e dintorni. Così l'elenco si allunga con citazioni,una più autorevole dell'altra : Thomas Mann, Flaubert, Baudelaire, (che parla dell'olfatto come di una soffocante potenza evocatrice), Proust, Oscar Wilde, D'Annunzio, Corrado Alvaro fino ad arrivare al sicilianissimo Andrea Camilleri. Per non dire di Freud che elaborò svariate teorie sulle percezioni olfattive, soprattutto sul così detto feticismo olfattivo. Di qui a parlare dell'odore di femmina il passo è breve. Ancora letteratura: Don Giovanni e Casanova, Tolstoj, Zola, Henry Miller, insomma un corteo sterminato .Il libro si conclude con due capitoli che solo il medico poteva scrivere :

"Anatomia e fisiologia dell'olfazione" e "Patologie dell'olfatto", con un glossario degli aromi storici. Insomma, un libro tutto da gustare e da...odorare.Ernesto Genoni

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Quelli che seguono sono brani tratti dal libro di Gaetano Salvemini "Dizionario delle Idee" a cura di S.Bucchi - Editori Riuniti, segnalato dal Dott. A.T. di Firenze, che ringraziamo per la copia gentilmente trsmessa in omaggio. Pag.84Partiti - Un partito che è al potere rispetta i diritti dei suoi avversari solamente se è persuaso che anch'essi alla loro volta rispetteranno i suoi diritti quando andranno al governo. Deve cioè esistere tra i vari partiti un minimo di fiducia e di buona volontà reciproca, la volontà di convivere pacificamente e una certa riluttanza a spingere la lotta politica a tali asprezze che l'ultima parola debba rimanere alla sola forza brutale. E' necessaria, cioè, una qualche coscienza di appartenere ad una comunità nella quale i contrastanti interessi potranno sempre alla meglio conciliarsi attraverso la libera discussione e mediante compromessi che non creino in nessuno il sentimento di una sopraffazione o di una disfatta irreparabile. Insomma un regime democratico non può esistere se non esiste un minimo di cooperazione anche fra i partiti che sembrano più inconciliabili. (Il concetto di democrazia, "Il Ponte", gennaio 1946, pp.23-24) Partitocrazia - L'ufficio della minoranza (o delle minoranze) non è quello di partecipare al governo, ma quello di sorvegliare l'opera della maggioranza che governa. Il suo ufficio non è neanche quello di convincere la maggioranza che è sulla strada sbagliata. Nella più parte dei casi , e specialmente nelle questioni essenziali, più ragione ha la minoranza e più compatta si stringe la maggioranza intorno alla propria opinione. Questa è la "Partitocrazia", inevitabile dove vi sono partiti, sebbene se ne scandalizzino quanti non hanno idea di quello che realmente è un regime rappresentativo. Quelli che stanno nei partiti non si lascerebbero smuovere neanche dalle cannonate. La discussione mira a convincere quei cittadini che, essendo estranei ai partiti, e non essendo accecati dalla passione di parte, giudicano con la loro testa , nel giorno delle elezioni. spostandosi di qua e di là, danno la vittoria ad un partito piuttosto che ad un altro. (Proporzionale sproporzionata, "Il Mondo", 27 settembre 1952- Opere, VIII, pag.793)