(aggiorn. febbr. 2007)            

LETTERA APERTA AI MAGISTRATI

di: Alfredo De Marsico

Documento estratto dalla Rivista Forense "Quaderni"diretta dall'Avv.Augusto Conte - Presidente dell'Ordine di Brindisi.

Pubblichiamo, senza commento, un'ampia sintesi della lettera indirizzata dal Prof. De Marsico, nel lontano 1970 attraverso il settimanale "Il Meridione", alla A.N.M. e riprodotta da Quaderni, su segnalazione del Collega Ennio Masiello che ne evidenzia la cocente attualità, pur se non indenne da spirito fortementente ideologico.

Signori Magistrati,apprendo che il Vostro ultimo congresso ha rivelato , più sconcertante che mai, il disorientamento che, specie per il conflitto fra le quattro correnti dell'Associazione, lacera e strazia il corpo della Magistratura. Voi sapete che da anni nutro allarme di cui ho espresso, dal ultimo, a Firenze e Bologna, poichè considero il problema nascente da questa Vostra spietata lotta interna, come il più grave pericolo che incomba oggi sul Paese e ritengo doveroso, dopo aver speso tutta la vita nella missione della toga forense, dopo aver conosciuto, ammirato e stimato centinaia di magistrati, ribadire pubblicamente il mio pensiero, per nulla o poco che valga.Di fronte ad un pericolo simile, anche tacere è colpa. E non si può tacere per un malinteso rispetto alle persone anche di molti magistrati perchè ciò sarebbe mancare alla Magistratura.Si parla, talvolta anche a sproposito, di leggi democratiche, di giudici democratici, di giustizia democratica e così via. Da ciò tutta una foresta di aberrazioni e il furore con cui molti magistrati suonano le campane a martello perchè le leggi siano interprette in conformità della Costituzione. Ma chi ha pensato, sostenuto o fatto mai il contrario ?La verità è - non Ve ne adontate- che la Costituzione è usata in questo nostro felicissimo tempo come uno straccio pronto a farsi inalberare per ogni dissennata rivolta o (come è uso dire) contestazione.Ho letto che un oratore (che sembra appartenere al CSM) ha affermato che oggi la Costituzione democratica è circondata da leggi dell'epoca fascista, sì che s'impone un sistema che debba necessariamente imprimere al giudizio un'interpretazione anche politica,

per adeguare la legge alla Costituzione.Se il fascismo è caduto, ma le sue leggi restano, ciò accade non solo per l'atassia degli organi legislativi ma anche perchè hanno un contenuto sociale che anticipò i tempi. E' uno spauracchio generalizzare il ripudio di un preteso persistente spirito tirannico delle leggi e ritenere l'uso della Costituzione come detergente e revulsivo metabolico.Può anche accadere che qualche volta il giudice avverta il disagio di applicare una norma vecchia a situazioni nuove (versare vino nuovo in vecchi barili, come nella stupenda immagine del Vangelo) , ma sono casi sporadici in cui il giudice, dignitoso, sereno e fermo nella sua apoliticità, sa trovare la via. E in ultima analisi il dovere di toglierlo di impaccio spetta al legislatore. Concluderò con una parola chiara. Questa faccenda della interpretazione libera, sociale, evolutiva della legge (chiamatela come volete) è il più serio attentato che possa, consapevolmente o meno, muoversi allo Stato, ed è una trasparente dichiarazione di guerra allo Stato. Con essa non crollerebbe solo la certezza del diritto, ma la certezza della Giustizia. A Volte mi vien fatto di pensare, dinanzi alle Vostre scissioni, dolorose e deleterie, che sarebbe ora di chiamarVi tutti a rinnovare il vostro giuramento di fedeltà alla legge. Se la vostra coscienza politica non accettasse questo obbligo sacro, come unico di tutta la vostra vita, se lo considerasse una catena da schiavi, potrebbe scegliere nel giornalismo, nel parlamento, nell'insegnamento, la sua arena. La piazza - nel suo significato più nobile, come aperta fucina anch'essa di storia, Vi aspetterebbe plaudente, i tribunali no.