(aggiornamento settembre 2007)

SE QUESTA E' GIUSTIZIA ...

una rinascita che non può attendere

E’ questo il titolo della V Conferenza Nazionale dell'Avvocatura, indetta dall'O.U.A. presieduto dall'Avv. Michelina Grillo, che si terrà a Roma nei giorni 11, 12 e 13 ottobre p.v. , al quale parteciperà - su espresso invito dello stesso Organismo Nazionale dell'Avvocatura e del suo Segretario Avv.Maurizio Cecconi - una delegazione dell'Assostampa Forense guidata dal Presidente avv.Mario Rapanà e composta dagli avvocati Marcello Pacifico, Ermanno Baldassarre, Guido Scoponi e dal nostro Direttore avv.Mario Romano. I lavori dell'importante assise sono assegnati a distinte Commissioni, ciascuna delle quali tratterà un argomento in ambito nazionale ed europeo. * * * Pubblichiamo, di seguito, un'ampia sintesi tratta dai lavori preparatori della Conferenza, in tema di "Procedura d'infrazione per l'eccessiva durata dei processi - tutela del diritto di difesa ex art. 6 della CEDU."Attraverso i suoi dicta , la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo quotidianamente ci ricorda i principi da applicare e ci richiama ai doveri nei confronti degli alti Stati-membri dell'Unione , nonchè al rispetto dei principi fondamentali statuiti dalla Convenzione Europea del 3 novembre 1950.Nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario il 19 gennaio del 2007, il Presidente della Corte Europea Jean Paul Costa ricorda come già nel 2000 la Corte avesse manifestato la preoccupazione di "soccombere al suo successo", ovvero il successo delle sue pronunce in favore della tutela di diritti fondamentali sanciti dalla Convenzione del 1950 aveva portato ad un innumerevole quantità di ricorsi individuali pendenti, segno di poca attenzione degli Stati-membri alla materia dei diritti umani. A causa di ciò anche i tempi medi di decisione della Corte si sono dilatati , tanto da essere essi stessi ormai non ragionevoli ai sensi dell'art. 6 § 1 della predetta Convenzione.Secondo la relazione del Presidente della Corte il numero dei ricorsi attualmente pendenti è di circa 90.000. A tale defaillance si è tentato di porre rimedio con la istituzione del Gruppo dei Saggi (maggio 2005) cui è stato devoluto il compito di individuare le misure opportune finalizzate alla deflazione del fenomeno e,

nel nostro Paese, con la legge Pinto (febbraio 2001) che ha fatto da filtro alle istanze dei cittadini italiani nel radicare i ricorsi dinanzi alla Corte di appello, anzichè presso la Corte Europea.Il tentativo di ridurre il numero dei ricorsi tramite pronunce di inammissibilità contrasta, tuttavia, con il principio di facilitare sempre più la via del ricorso e rischia di rendere illusorio il sistema di tutela.Dai dati pubblicati nel Survey of Activity 2006 della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo emerge che al gennaio del corrente anno 2007 vi sono pendenti 3.393 ricorsi italiani il che colloca l'Italia al nono posto tra i "clienti" della Corte, dopo la Federazione Russa (con 19.319 ricorsi), la Francia (con 4.287), la Germania (con 3.932), la Polonia (con 5.125), la Repubblica Ceca (con 3.853).L'Italia, tuttavia, è pur sempre sotto osservazione speciale del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa per la durata eccessiva dei giudizi interni, mentre stanno collassando le Corti di appello italiane , invase dopo l'entrata in vigore della Legge Pinto: un rimedio, quest'ultimo, minore o peggiore del male? A tali problemi occorrerà, dunque, ovviare in futuro con delle modifiche ed integrazioni della legge 89/2001, attraverso nuovi meccanismi di risoluzione dei conflitti, alternativi o extragiudiziali, rispetto all'unico giudiziale, attualmente esistente.In proposito la Corte di, Cassazione a S.U. con le pronunce del 26 gennaio 2004 nn.1338,1339,1340 e 1341, ha recepito gli indirizzi della Corte Europea , specie quelli sulla diretta applicabilità nell'ordinamento interno dei principi della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali.Inoltre la costante giurisprudenza (Cass.S.U. 1338/04 - 1445/04 - Sez.I, 8896/04 e 6775/04 e CEDU 22.07.04, 237.03.03) rafforza la tutela del diritto alla durata ragionevole del processo e ciò anche attraverso l'esame di alcune sentenze della Corte Costituzionale che perviene all'affermazione di una tutela costituzionalizzata di tale diritto attraverso l'art.111 dell Costituzione sul giusto processo che si sovrappone all'art.6 della Convenzione.