( aggiorn. nov. 2009 )

A ROMA, UNA DUE GIORNI DI STUDIO E PROPOSTA

Tornano alla mente i giorni vissuti a Ravenna nell'ottobre del 1990, quando l'Avvocatura riunì, per la prima volta, gli Ordini e le Associazioni alla ricerca di nuove dimensioni in cui proiettare l'attività forense, al cospetto delle istituzioni. Fu quello il primo confronto da cui scaturì la necessità di creare un organismo (diverso dal CNF), capace di identificare la soggettività politica dell'Avvocato, teso a confrontarsi con la società per incidere tempestivamente nelle trasformazioni e contribuire attivamente alle irrinunciabili riforme.Fu da quell'assise, infatti, che scaturì cinque anni dopo, al termine di uno storico congresso straordinario tenutosi a Venezia nel 1995, l'Organismo Unitario dell'Avvocatura (O.U.A.). Chi - come l'estensore di queste note - visse quella rivoluzione , partecipando in prima persona ai giorni caldi dell'OUA guidato dal carismatico Giovanni Mati, avverte amarezza e rimpianto, di fronte al progressivo logoramento dell' unità faticosamente conquistata, quando sembrava compiuto il miracolo di ridurre ad uno il comune sentire di Associazioni e Ordini, per l'insopprimibile obbiettivo di esaltare il prestigio della nostra travagliata Classe professionale. Non può che salutarsi con favore, allora, l'iniziativa dell'O.U.A. di Maurizio De Tilla di chiamare a raccolta Ordini e Associazioni (come ai tempi di Ravenna), per riaffermare il ruolo costituzionale dell'Avvocato degli anni duemila, teso alla conquista di nuovi e più moderni strumenti processuali.

Di particolare interesse, leggendo il programma dei lavori, si presenta la sessione del Forum della Previdenza, che - tra tutti - appare l' argomento meno avvertito dalla maggioranza degli avvocati, la cui età media li colloca in posizione ancora lontana dal momento del pensionamento e non li fa riflettere sulla necessità di preparare a quarant'anni le condizioni più favorevoli da godere a sessanta:A questo proposito, sarà il caso di avanzare , tra le tante proposte di riforma del nostro ordinamento, quella che preveda un'adeguata formazione, sul piano tecnico e scientifico, dei colleghi da eleggere quale delegati della Cassa Forense, in considerazione del bagaglio di nozioni di macro-economia e di matematica attuariale indispensabili per una consapevole partecipazione alle scelte di tipo finanziario connaturate alla gestione dell'Ente previdenziale.Leggendo gli interventi dei vari Rosa, Ubertini & C. (pubblicati nei recenti numeri di MODELLO 5 ) si ha, infatti, la conferma che il ruolo di cassista esige una preparazione ed una capacità espositiva (comprensibilità del linguaggio, nella spiegazione dei problemi previdenziali) di cui gli avvocati non sempre sono in possesso.il delegato deve, dunque, possedere caratteristiche specialistiche, inconciliabili con l'improvvisazione sorretta da sola buona volontà e tale specializzazione non dovrà essere appannaggio esclusivo dei dirigenti dell'Ente, ben dovendo ciascun delegato, lungi da una passiva partecipazione ai lavori dell'Ente, apportare un proprio efficace contributo nell'interesse di tutti. Mario Romano - già componente OUA