( aggiorn. marzo 2009 )

DONNE , CANCELLI E DELITTI

di LILIANA DE CRISTOFORO

Edizione GuidaNato da un'esigenza di indagare l'universo femminile, nei momenti di turbamento generati dalla privazione della libertà, questo libro rappresenta l'approdo naturale di Lliana De Cristoforo, dopo oltre trent'anni , durante i quali ha diretto importanti Istituti penitenziari, prevalentemente femminili. Ne è scaturito un racconto nel quale l'Autrice, con la carezzevole soavità della sua prosa, riesce a sublimare i ricordi delle protagoniste, stemperando le asprezze di episodi cruenti, inquadrandoli in una cornice di profonda umanità. E' così che, passando da nonna Alfonsina a SophiaLoren, il lettore è guidato alla scoperta di aspetti veri e nascosti di un pianeta mai abbastanza esplorato, qual'è quello dell'interiorità femminile, spaziando da problematiche antiche, quali il delitto d'onore, fino alla violenza carnale, la prostituzione, la tossicodipendenza e l'immigrazione clandestina.Struggente si rivela la storia di Alfonsina, un 'anziana detenuta finita dietro le sbarre per aver ucciso il marito, uomo parassita e violento, che era stata costretta a sposare per volontà dei suoi, secondo la tradizione dell'epoca. Dopo aver vissuto trenta anni sottoposta a continue sevizie, nell'indifferenza degli abitanti di Lione , piccolo centro dell'Irpinia , e con l'invito... a sopportare da parte dei suoi stessi parenti, secondo una visione della vita tipica di quegli anni lontani (i primi del novecento), Alfonsina racconta di aver trovato la forza per riscattare la propria dignità di persona umana, ridotta da quell'uomo crudele al rango di bestia .Nel ripercorrere gli anni della sua adolescenza campagnola, la donna si sofferma in una descrizione bucolica dell'ambiente, ricordando come per tutti gli anni della giovinezza non aveva mai visto il mare, che - ora poteva finalmente ammirare dalle sbarre del penitenziario (di Pozzuoli - n.d.r.), dove - a differenza che nel suo squallido tugurio di Lioni - aveva tre pasti al giorno e perfino il riscaldamento ed un lavoro retribuito.

"A me non sembra di stare in galera; la galera , quella vera, io l'ho fatta per trent'anni a casa mia!". E' questo il paradossale epilogo del racconto della nonnina, la cui esistenza appare segnata da un tragico destino: uscita dalla casa di pena , dopo aver scontato il suo debito con la giustizia, nel 1980 finisce i suoi giorni sepolta dalle macerie della sua povera abitazione, crollata nel terremoto dell'Irpinia!"Quello degli istituti di pena - scrive la De Cristoforo - è un crogiuolo in cui coesistono gli aspetti più anomali ed emblematici di una umanità derelitta e disperata." Ed è' attraverso questa constatazione che , con naturalezza, il racconto passa dai ricordi di vite desolanti, come quelle di donne vittime della droga, per culminare con l'episodio della detenzione della mitica Loren, la cui permanenza nella Casa Circondariale di Caserta, scatenò letteralmente l'immaginario collettivo e l'interesse della stampa internazionale, da cui la De Cristoforo fu letteralmente presa d'assedio, alla ricerca di particolari possibilmente inediti: c'è la piscina in carcere ? E' venuto a trovarla Marcello Mastroianni ? Chi le ha mandato mille rose rosse ?In realtà, a parte le telefonate di numerosi giornalisti (tra cui Rita Dalla Chiesa, all'epoca alle prime armi), nessun episodio eclatante segnò i giorni di Sophia a Caserta, che visse la sua quotidianità con compostezza e senza alcun privilegio, al pari ogni altra detenuta. Il racconto di quei giorni rappresenta, comunque, una godibile carrellata di novità, nel grigiore di quelle mura e merita di essere letto con piacere.A ben vedere, tuttavia, altre storie suscitano una simpatia anche maggiore e di esse non riveliamo alcun particolare, per conservare intatti la curiosità e l'interesse verso quest'opera che si iscrive, a buon diritto, tra le più brillanti testimonianze letterarie dedicate al complesso animo femminile, visto con gli occhi amorevoli di una Donna, addetta ai lavori !