(aggiorn.marzo 2010)

DAL GOA, AL GDP AL "MEDIATORE"

 Luci ed ombre del Decreto Legislativo 4 marzo 2010 n.28 ispirato dal miraggio della velocità delle controversie

Si era sul finire degli anni 80, in coincidenza con la soppressione delle Preture e l'introduzione del Giudice Unico : i Tribunali della penisola scoppiavano sotto il peso dei faldoni dei processi civili, la cui durata travalicava spesso la vita fisica delle parti in contesa e degli stessi difensori, rendendo difficoltoso per i Giudici occuparsi dei nuovi processi che, proprio perchè tali, nascevano già vecchi, o meglio predestinati a divenirlo ! La "soluzione" venne, allora, individuata nella istituzione di una figura di Giudici "a tempo", denominati G.O.A. (ossia, Giudici Onorari Aggregati), scelti tra gli avvocati di solida esperienza, che dovevano rimanere in carica fino all'esaurimento delle cause più antiche (talora ventennali) loro affidate, in apposite sezioni civili denominate "stralcio". Secondo l'illusoria previsione del Legislatore dell'epoca, dunque, le cause,che duravano già da decenni , avrebbero dovuto raggiungere il traguardo della sospirata sentenza, nel giro di uno o due anni, tanto più che, nella maggior parte dei casi, l'istruttoria era stata già praticamente completata. Risultato: i G.O.A. sono ancora quasi tutti in carica e i giudizi del cd. vecchio rito,dopo oltre quindici anni , affollano ancora le aule civili ! Un nuovo effetto deflattivo (sic!), venne, allora, individuato nella introduzione (con la Legge 374/91 entrata in vigore qualche anno dopo ) del Giudice di Pace, con una competenza in gran parte simile a quella del vecchio Pretore, sia in campo civile che penale.Anche in questo caso, in un primo tempo, si assistè ad una accelerazione dell'iter processuale, mentre, negli anni successivi, il numero esorbitante di controversie devolute a questo Giudice di prossimità ha creato inevitabili ritardi, anche se si è ancora lontani dai record (negativi) raggiunti da molti Giudici togati (Tribunale e Corte d'appello) sul ruolo dei quali sono già annotati rinvii al al 2014, disposti con la massima disinvoltura e accettati con serena rassegnazione dagli avvocati, che continuano a svolgere le funzioni di falsi....cancellieri di udienza (scrivendo a penna fiumi di verbali), salvo, poi, essere redarguiti dai veri cancellieri quando si azzardano a prendere un fascicolo da uno scaffale, magari per verificare se la controparte ha depositato una memoria...Il tutto, in un clima di indescrivibile confusione per l'affollamento determinato dalla crescente sopravvenienza di cause piccole e grandi ! Ecco,allora, il Mediatore stragiudiziale introdotto con la novella 28/2010 , che fa obbligo di tentare la soluzione stragiudiziale delle insorgenti controversie , scongiurando - almeno tale dovrebbe essere la filosofia ispiratrice di questa ennesima riforma - il ricorso indiscriminato al Giudice ordinario (di Pace o non), per l'ottenimento di un diritto in materia civile e commerciale,fatta eccezione per quella devoluta alla competenza di Giudici speciali (come ad es: la materia del lavoro, della previdenza, nonchè quella matrimoniale, fallimentare e agraria).Qui, senza addentrarci nel profilo organizzativo ed in quello inerente la competenza territoriale (che, per la verità, non appare chiaramente disciplinata), ci limitiamo a sottolineare taluni aspetti della nuova legge, evidenziandone le possibili conseguenze vessatorie sulle parti in contesa.Ci riferiamo, in particolare, innanzitutto, all'art.13 del citato Decreto legislativo, secondo cui, "quando il provvedimento che definisce il giudizio corrisponde interamente al contenuto della proposta, il giudice esclude la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice che ha rifiutato la proposta, riferibili al periodo successivo alla formulazione della stessa, e la condanna al rimborso delle spese sostenute dalla parte soccombente relative allo stesso periodo, nonchè al versamento all'erario di un'ulteriore somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto. Ferma restando l'applicabilità degli artt.92 e 96 c.p.c., le disposizioni di cui al presente comma si applicano altresì alle spese per l'indennità corrisposta al mediatore e per il compenso dovuto all'esperto. Quando il provvedimento che definisce il giudizio non corrisponde interamente al contenuto della proposta, il giudice , se ricorrono gravi ed eccezionali ragioni, può nondimeno escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice per l'indennità corrisposta al mediatore e per il compenso al'esperto" .

Siffatta disposizione, suscita perplessità perchè , mentre nel successivo art. 23 che elenca le abrogazioni ad essa connessa,non ne è fatta menzione, essa, di fatto, abroga la previsione normativa di cui all'art. 91 c,p,c. in tema di spese conseguenti alla soccombenza sul merito.In proposito, va segnalato che una precedente innovazione introdotta con la Legge 18.06.2009 n.69 aveva già integrato il previgente articolo 91 anche con riferimento al dettato di cui al successivo art.92 c.p.c.,ond'è che sarebbe stato giusto far riferimento a tale recentissima norma, per abrogarne o modificarne il contenuto, senza far ricorso ad abrogazioni tacite, tanto più che un apposito articolo della nuova legge (il 23 sopra citato, appunto) è stato dedicato all'elencazioni delle "abrogazioni" !Ma v'è di più. Al di là della connotazione di natura processuale, , è innegabile che la norma, nella sua configurazione sopra testualmente riportata , finisce con il costituire elemento di pressione sproporzionata (se non di vera e propria coartazione) sulla volontà delle parti e, prevalentemente, su quella più debole, che - nelle controversie contro i poteri forti, quali quelli bancari, assicurativi e simili - è la parte privata, ossia il comune cittadino ! Se ciò è vero, prende corpo il sospetto che l'ispiratore della novella, piuttosto che in un sincero desiderio di accelerazione della giustizia civile, sia da ricercare, forse, nella tutela dei poteri forti : un tale giudizio, da parte nostra è espresso in forma di dubbio, nella speranza di essere smentiti dai fatti, dopo un ragionevole periodo di concreata applicazione della riforma e la verifica dei suoi benèfici effetti. Esso, tuttavia, trova, allo stato, amara conferma dalla lettura dell'art. 11 dello stesso Decreto istitutivo del Mediatore, in cui leggesi che "prima della formulazione della proposta, il mediatore informa le parti delle possibili conseguenze di cui all'art.13" . Appare, infatti, a dir poco strano che una tale informativa venga data dal mediatore (cui non compete, come erroneamente recita l'articolo citato, la facoltà di formulare la proposta,che è prerogativa di una delle parti), laddove sarebbe ragionevole, al limite, che fosse inclusa nella proposta stessa da comunicare alla controparte. A parte ciò, resta il fatto che non si comprende come, pur nella vigenza e piena operatività del Giudice-mediatore (quale, nella sua ispirazione, doveva essere il Giudice di Pace) il Legislatore abbia avvertito la necessità di istituire una nuova figura di Conciliatore extragiudiziale, ove sarebbe bastato potenziare e rendere effettivo il ruolo del GdP, senza costi aggiuntivi per le parti o sanzioni vessatorie, come quelle appena riferite. Nel ricordare il contenuto dell'art. 23 della novella in commento, si è sopra evidenziato che, tra le norme abrogate, non figura l'art. 91 c.p.c. Qui ci corre l'obbligo di aggiungere come non vi sia traccia neppure dell'art. 322 c.p.c. che è tuttora in vigore. Esso - come il Legislatore mostra di ignorare deliberatamente con la riforma in esame - attribuisce al Giudice di Pace la facoltà di far luogo a conciliazione preventiva in sede non contenziosa sia per cause rientranti nella competenza del detto Giudice, sia per quelle esorbitanti da tal competenza (II comma dell'articolo cit.), nel qual caso il verbale di conciliazione assume valore di scrittura privata riconosciuta in giudizio, con espresso riferimento al dettato di cui agli artt. 215 c.p.c. e 2702 c.c. Concludiamo, allora, queste brevi note con un interrogativo: Quid juris , rispetto alle previsioni di cui all'art. 23 sopra evocato, se una parte - in luogo di adire il Mediatore della recente novella - proporrà, prima dell'instaurazione del giudizio, istanza di mediazione e conciliazione extragiudiziale al Giudice di Pace ai sensi dell'art. 322 c.p.c. , mentre l'altra parte comunicherà di volersi avvalere del'opera del nuovo Mediatore? (*) Il disegno - per una precisa scelta editoriale di questa rivista - campeggia simbolicamente su tutti gli articoli e i commenti che riguardano la nostra Giustizia-lumaca, dove le ragnatele, per la verità, assediano i fascicoli piuttosto che le toghe ! Enrico Romano - Direttore editoriale