(aggiorn. luglio 2010)     

     LE INIQUITA' DEL SISTEMA PREVIDENZIALE FORENSE

Il Direttivo Nazionale dell’Associazione Nazionale Forense-esaminata la questione relativa all’interpretazione dell’art. 2 comma 26, L. 335dell’08.08.1995 (cd. Legge “Dini”), secondo il quale i professionisti pensionati ultrasettantenni che continuino ad esercitare la professione dopo aver maturato l’ultimo supplemento a pensione, avrebbero l’obbligo di iscriversi alla Gestione Separata dell’INPS e di versare, per questo, un contributo con aliquota pari, allo stato, al 17% del reddito prodotto; preso atto della circostanza che, sulla base di tale interpretazione, l’INPS ha inoltrato ai soggetti interessati un avviso bonario richiedendo il versamento di tali considerevoli importi far data dal 01.01.2006, peraltro gravati di sanzioni ed interessi; RILEVA La questione sopra illustrata si innesta in un momento particolarmente delicato per l’avvocatura, già pesantemente gravata dall’aumento della contribuzione previdenziale ordinaria, a seguito della entrata in vigore agli inizi di quest’anno della riforma da tempo richiesta dall’Ente Cassa Forense. Purtuttavia sulla vicenda, di particolare rilevanza in quanto le pretese dell’Inps colpiscono gli avvocati più anziani, quindi verosimilmente più fragili, ai quali viene richiesta una contribuzione di entità addirittura superiore a quella versata nel periodo di piena attività e maggiori redditi, inspiegabilmente ad oggi non si registra alcuna presa di posizione ufficiale da parte dell’Ente. E’ di tutta evidenza, invece, la opportunità che l’ulteriore, obbligatoria contribuzione, la cui entità deve rimanere proporzionata all’età e alla ridotta attività degli avvocati ultrasettantenni, confluisca nelle casse del nostro Ente Previdenziale, tenendo conto che la normativa che lo regola, peraltro, non prevede possibilità di opzione per l’iscrizione verso altra Cassa.

E’ altresì altrettanto evidente la necessità di avviare un ampio e analitico confronto sia all’interno dell’avvocatura - nelle sue componenti istituzionali, politiche ed associative – che con le altre categorie di professionisti interessati, al fine di ribadire il principio della unicità della prestazione previdenziale, atteso l’obbligo del pensionato attivo di rimanere iscritto alla Cassa Forense. Infine non va ignorato che, alla luce dei dati recentemente pubblicati sulla Rivista della Cassa Forense, la questione riguarderebbe oltre 8000 colleghi ultrasettantenni che, allo stato, sono obbligati soltanto al versamento del contributo di solidarietà (oggi del 5%) e che, nel caso in cui si accertasse la fondatezza della pretesa dell’INPS, verrebbero colpiti con un aumento di oltre il 200%! INVITA la Cassa Forense, bene comune degli avvocati, attraverso i propri rappresentanti istituzionali, a tutelare i diritti e gli interessi degli iscritti, ad attivarsi celermente per definire la questione e chiarire i rapporti con l’INPS, al fine di accertare definitivamente che la contribuzione - obbligatoria - sui redditi prodotti dagli avvocati ancora in attività, che godono già di un trattamento pensionistico debba necessariamente confluire nelle casse dell’Ente. AUSPICA, nel contempo, anche attraverso l’azione che Cassa Forense vorrà esplicare,possano trovare una opportuna definizione tutte le posizioni contributive eventualmente arretrate, come già evidenziate dall’INPS, attraverso il contemperamento degli interessi delle parti coinvolte. EVIDENZIA la opportunità che tale questione venga chiarita, e opportunamente discussa, nel corso della imminente IX Conferenza della Cassa Forense, prevista a Stresa nei giorni dal 15 al 18 aprile p.v.