(aggiorn. ott. 2010)

AL DI LA’ DELLA NOTTE”

di:  RAFFAELE SARDO

Le vittime innocenti della mafia della camorra e della ndrangheta – Gli agenti Domenico Russo ( S. Maria C.V. ) e Nicandro Izzo, ( Calvi Risorta ) il sindacalista Francesco Imposimato ( Maddaloni ) fratello del giudice Ferdinando. “E’ uno sguardo nella soffitta del tempo, - dice la 2° di copertina - dove ci sono le foto in bianco e nero ora­mai sbiadite. Sono fotogrammi impressi nella memoria dei familiari delle vittime innocenti che raccontano tragedie mai dimenticate. II libro ricostruisce, attraverso il ricordo di chi quelle foto le conosce bene, storie che devono essere di esempio per le giovani generazioni perche questo non accada mai piu’. Persone che devono essere ricordate non solo per la loro tragica e assurda fine, ma per senso della memoria. Della loro e della nostra memoria. La ricostruzione sistematica delle vicende raccontate ci consegna un ritratto doloroso, che riapre ferite mai chiuse definitivamente e che ha suscitato nei familiari delle vittime sdegno, angoscia, paura, pianto. Ogni vittima qui non e più solo un nome, ma vive anche con la sua storia. Parlare di loro, dei loro affetti, significa rimetterle al posto giusto, nello scrigno delle cose più preziose. Dove meritano di stare, senza distinzione alcuna”. L’editore è Tullio Pironti e la prefazione è di Alberto Spampinato con l’introduzione di Paolo Siani ( fratello di Giancarlo il giornalista de “Il Mattino” assassinato dalla camorra). Il libro tratta tre casi che interessano da vicino la nostra provincia. Raffaele Sardo, giornalista, freelance, laureato in Scienze della Comunicazione ha 52 anni e vive e lavora nell’agro aversano e collabora con il quotidiano “La Repubblica” - Come scrittore ha pubblicato varie opere tra le quali ci piace ricordare “La Bestia”, per i tipi di Melampo e con una prefazione di Roberto Saviano. La Foto di copertina è di Simone Florena. Ecco il primo episodio, quelllo dell’uccisione di Mimì, carabiniere in terra di mafia - Domenico Russo - Ucciso il 3 settembre 1982, mentre seguiva con la sua Alfetta nelle strade Palermo la A112 del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. nuovo prefetto, insieme alla giovane moglie, Emmanuela Setti Carraro, trentadue anni, aveva deciso di uscire per andare cena. Domenico Russo, "Mimi", faceva d’ autista e da scorta al generale. Era I'unico agente di scorta per chi all'epoca non esisteva un servizio come quello di adesso. E I'auto non era nemmeno blindata. Uscirono da villa Whitaker dov'è ospitata la prefettura, attorno alle ventuno. Dietro di loro si avviarono anche due auto e una moto.

Una Bmw, una Fiat 13 e una moto Suzuki. In queste macchine c'erano gli uomini che alcuni minuti dopo li massacreranno a colpi di mitra. Alle ventuno e quindici, in via Isidoro Carini, i sicari si materializzarono. Affiancano l'A 112 con dentro il generale e la moglie Emmanuela Setti Carraro e un'altra auto affianca l'Alfetta guidata da Domenico Russo. I kalashnikov cominciano a crepitare. Emmanuela è colpita. L'auto sbanda. Finisce la corsa vicino ad un marciapiede. Per lei e per il generate non c'e pia niente da fare. Anche per Mimi, sventagliate di kalashnikov. Piovono proiettili. Per lui entra in azione la motocicletta che, secondo i pentiti, era guidata da Pino Greco, detto "Scarpuzzedda". La sua auto va a sbattere dietro la A112 con dentro i corpi del generate e della moglie. Mimì scende dall'auto per difendere il prefetto e la gio­vane consorte. Si rende subito conto che il gruppo di fuoco era troppo numeroso e con la sua pistola d'ordinanza avrebbe potuto fare ben poco. Nonostante ciò, non esitò a sparare e a cercare di fermare i killer. Non resistette a lungo. Il volume di fuoco che misero in campo i mafiosi ebbe subito ragione del povero carabiniere scelto. Ma Mimì non e morto, e ferito gravemente. Tra­sportato in ospedale, i medici lo dichiareranno clinicamente morto. Morirà dopo tredici giorni di agonia. Qualche ora dopo, a Santa Maria Capua Vetere, quando la notizia si diffonderà, toccherà ad un carabiniere, un collega di Mimì, avvisare i suoi parenti. Il Comune di Santa Maria Capua Vetere ha intitolato una strada a Domenico Russo. Proprio la via dove abitava da ragazzo. Al giovane carabiniere ucciso con i1 prefetto di Palermo e la moglie a stata anche assegnata la medaglia d'oro al valor civile con la seguente motivazione: “Di scorta automontata per il servizio di sicurezza ad emi­nente personalità, assolveva al proprio compito con sprezzo del pericolo e profonda abnegazione. Proditoriamente fatto segno a numerosi colpi d'arma da fuoco esplosi a distanza ravvicinata da parte di alcuni appartenenti a cosche mafiose, tentava di rea­gire al fuoco degli aggressori nell'estremo eroico tentativo di fronteggiare i criminali, immolando cosi la vita nell'adempi­mento del dovere”.