(aggiorn. giugno 2010)

CALENDARIO DI G. BRUNO

Quello sopra riprodotto (a sin. in alto) è un testo certamente meritevole di essere segnalato per sottrarlo all'oblio dello...scaffale.Ce ne ha fatto omaggio - a nome dell'ignaro Autore - il prof.Luigi Pesciari (Docente del Dipartimento di Filosofia del Liceo "Giosuè Carducci" di Nola), lo stesso che ha preceduto, con le sue presentazioni, le maiuscole relazioni dei Proff. Aldo Masullo,Gianfranco Borrelli ed Ermanno Bocchini, nel corso del Simposio Bruniano, svoltosi il 13 giugno u.s. nell'ambito del PREMIO CIMITILE, di cui questa rivista presente all'evento con il proprio direttore, come nella passata edizione,- è impegnata a dar conto in apposito spazio.Qui ringraziamo gli appassionati organizzatori del Simposio (Avv.Alberto Armano e Prof.Paolo Allocca), per averci permesso di accostarci all'opera di Giordano Bruno anche attraverso il lavoro del Prof. Ciro Asproso, di cui pubblichiamo un abstract della post-fazione al testo in commento. Con l'occasione, ci piace segnalare, altresì, il lavoro di Francesco Afro De Falco, giovanissimo e brillante regista che ha curato un cortometraggio ispirato al processo al grande filosofo nolano, proiettato nell'ambito del simposio bruniano del 13 giugno scorso. Ci limitiamo a pubblicare la cover dell'interessante DVD (in alto a destra), sicuri di suscitare la curiosità dei nostri lettori per un'opera fuori commercio e fuori dal comune. il Direttore da "IL CANDELAIO" di Giordano BrunoPost fazione di Ciro AsprosoGiordano Bruno e il Dio in-esistente Sembra che sia quasi inevitabile cedere alla retorica delle celebrazioni e dei giudizi entusiastici per chi si accosta, da laico, al pensiero di Giordano Bruno, perchè si ha sempre davanti agli occhi il martire e l'icona del libero pensiero, ossia quello che il filosofo nolano è diventato per la storiografia tradizionale.Probabilmente, ciò è dovuto alla nostra indignazione di uomini abituati a vivere nella democrazia e nella tolleranza e alla nostra paura di non essere capaci di avere, di fronte alla violenza di un potere,ottuso, il coraggio di operare la sua scelta.Ma, anche il suo particolarissimo stile pregnante ed oscuro che inquieta ed esalta con una sorta di "scarna ridondanza", contribuisce non poco alla scelta della scorciatoia celebrativa, invece della faticosa ricerca del senso autentico del suo filosofare: sembra che attraverso la pletora dell'aggettivazione e dell'arditezza sintattica, Bruno voglia quasi occultare, insieme per sfida e per paura, la scarna lucidità del messaggio filosofico.Della sua vita si sa tutto, omai. Fu monaco per vocazione, poi gettò la tonaca alle ortiche per amore del suo "bel sole intelligenziale". La voce del mio cor per l'aria sento ove mi porti, temerario ? China che raro è senza duol troppo ardimento. Non temere, rispond'io, l'alta ruina!Fendi sicur le nubi e muor' contento s'il ciel sì illustre morte ne destina.Fuse insieme neoplatonismo, pitagorismo e atomismo in una concezione panenteistica. Fu, certamente, un rivoluzionario, anche se appare ancora oggi come un ribelle.Egli fu uno che nel tempo della confusa transizione rinascimentale, seppe riproporre la filosofia socratica come ricerca "eroica" della verità.Fu antipedante fino alla pedanteria, polemico per amor di pace, aveva qualcosa di simile all' "orgoglio dei dannati" di cui parla Baudelaire nei "Fiori del male".

 (...) Il ritorno di Giordano BrunoDa qualche tempo si moltiplicano gli scritti sulla filosofia di Bruno e le sue opere sono state pubblicate in molte lingue. Alcuni studiosi parlano di una vera e propria "Renaissance" bruniana. Pare che la filosofia, attraverso il ritorno di Bruno,abbia riscoperto il proprio primato e che Bruno sia tornato tra noi. La parola "ritorno" , immediatamente, qualifica come neo-platonico Bruno, perchè appunto la sua filosofia rappresenta una fuga da "solo a solo" di chi aspira al ritorno al luogo da cui proviene, come luogo della libertà e della realizzazione di sè. Bruno proviene da Cicala: ovviamente Cicala non è soltanto l'amenissimo monte che sovrasta Nola "inghirlandato d'edera e di rami di ulivo, di corniolo, di alloro, di mirto e rosmarino, cinto di castagni, di pioppi e di olmi felici per le nozze con la vite feconda". Cicala non sta a significare solamente il "dolce cielo della patria", la Campania felix che il Vesuvio quasi come padre avvolto in un manto di nebbia cerulea, sembra proteggere dalle tempeste, con la sua mole. (...) E proprio lui, l'accademico di nulla accademia, il fastidito , lui che è in tristitia hilaris et in hilaritate tristis , sempre controcorrente, quasi un cinico, si lascia spesso travolgere da una struggente nostalgia per Nola e per Cicala e si intenerisce al ricordo del suo amore lontano, la signora Morgana B., alla quale dedica il "Candelaio". ( ...) Ma perchè Bruno ricorre , nelle sue opere, spesso a parole ed espressioni sboccate e sempre blasfeme ? La "blasfemia" è, per Bruno, il banco di prova della laicità e il contrassegno che connota la commedia "Candelaio" che è un vero e proprio unicum nel panorama letterario italiano.Nonostante l'esorbitante verbosità che qualifica Bruno come intellettuale del suo tempo in quanto ha bisogno di ricorrere alla prolissità ed ai contorsionismi espressivi, al duplice scopo di esibire erudizione e mascherare o obnubulare, per autotutela, la chiarezza dele sue idee, l'assunto filosofico della parità ontologica di tutti gli esistenti, viene svolto , con efficacia impareggiabile, attraverso una commistione di stili e di lessici in cui la sintassi e il motteggio napoletani sono la giusta dose di pepe per rendere il "cardo" argomentativo ed esaltarne la freschezza e la conistrenza. Il mondo degli esistenti è un "Candelaio"!!! Non solo Bonifacio è un candelaio, ma l'intero mondo degli esistenti, a meno che non comprendano, all'apice dell' "eroico furore", che la loro esistenza è con-sistenza e dunque che l'essenza dell'esistenza è l' "essere-con" e mai l'essere in sè e per sè, l'esser da solo.Solo il Dio in-esistente, immanente e coincidente con tutti gli esistenti è l'esser da solo perchè è l'esser tutto. Candelaio è , dunque, un interiezione per indicare che il mondo degli esistenti è il luogo dove, alla fine, tutti saranno costretti, prima o pio, a sparire come atto dell'eser-ci, non essendo più l'esser-ci in atto. (...) Il concetto della Vicissitudine non poteva essere espresso in modo più efficace ed oscuro, schiacciato com'è dalla esuberante, trabocchevole, ma mai stucchevole, pretora di "oscenità" e doppi sensi, che se inebriano gli spiriti liberi (pochi!) , risulta noiosa, prolissa, fastidiosa o offensiva per la gran massa di imbecilli che affollano il mondo.