( aggiorn. agosto 2011 )

FEDERALISMO FISCALE

Novità per i Comuni in tema di "patto di stabilità".


Cambiano le sanzioni per i comuni e le province che non hanno rispettato il patto di stabilità interno nell’anno 2010 (le precedenti sanzioni erano nel frattempo entrate in vigore il 1° gennaio 2011!). L’ottavo decreto attuativo del federalismo fiscale, il decreto legislativo in materia di meccanismi sanzionatori e premiali relativi a Regioni, Province e Comuni, approvato definitivamente dal Consiglio dei ministri giovedì 28 luglio scorso, modifica le penalità per gli enti inadempienti ai vincoli di finanza pubblica, a partire dagli sforamenti realizzati nel 2010. La novità principale riguarda la sanzione più pesante e discussa, relativa al taglio dei trasferimenti in misura pari all’importo dello sforamento effettivo rispetto all’obiettivo patto. Era stata introdotta dalla manovra correttiva 2010 e aveva il pregio di responsabilizzare gli enti inadempimenti, ma nello stesso tempo era molto più pesante rispetto alla misura precedente che prevedeva il taglio del 5% dei trasferimenti, e in molti casi difficile da applicare. Così, nel suo primo anno di applicazione la sanzione viene confermata, ma perde la sua forza, grazie ad una clausola di salvaguardia per cui l’importo del taglio non può superare comunque il 5% delle entrate correnti (titolo 1 tributarie più, titolo 2 trasferimenti più, titolo 3 extratributarie) dell’ultimo consuntivo. Dopo la soppressione dei trasferimenti statali operata con il federalismo fiscale, la sanzione si riferisce anche alle “nuove” entrate del fondo sperimentale di riequilibrio; in caso di incapienza gli enti locali sono tenuti a versare la differenza allo Stato. Al termine del periodo transitorio, cioè dal 2014 i tagli saranno operati sul fondo perequativo.La sanzione non si applica nel caso in cui il superamento degli obiettivi del patto di stabilità interno sia determinato dalla maggiore            spesa        per

interventi realizzati con la quota di finanziamento nazionale e correlati ai finanziamenti dell’Unione Europea rispetto alla media della corrispondente spesa del triennio precedente.Altra modifica di minor rilievo riguarda l’aggiornamento della base su cui si calcola la riduzione delle indennità degli amministratori, che fa riferimento alle indennità risultanti al 30 giugno dell’anno 2010, anziché del 2008. Possono esultare i 46 comuni (su 2.265), che nel 2010 non erano riusciti a centrare gli obiettivi di finanza pubblica; essi sono concentrati in Lombardia (15 comuni) e Veneto (8 comuni), seguiti dalle regioni Campania e Sicilia. Una sola provincia ha sforato il patto di stabilità.

Questo, in cinque punti, il quadro sanzionatorio per il mancato rispetto del patto di stabilità dopo le modifiche del decreto premi e sanzioni. Taglio del fondo sperimentale di riequilibrio o del fondo perequativo pari alla differenza tra il risultato registrato e l’obiettivo programmatico e comunque per un importo non superiore al 5 % delle entrate correnti registrate nell’ultimo consuntivo.

Gli enti che hanno sforato il Patto sono assoggettati al limite alle spese correnti, che non potranno superare il valore minimo dei corrispondenti impegni assunti nell’ultimo triennio. Il divieto di assunzioni abbraccia il personale di ruolo e a tempo determinato, i co.co.co. e i contratti di somministrazione di lavoro temporaneo. Sono inoltre vietati i contratti di servizio con soggetti privati che si configurino come elusivi del blocco. Divieto di ricorrere a mutui e prestiti per il finanziamento degli investimenti. Taglio del 30%, rispetto al valore risultante alla data del 30 giugno 2010, delle indennità di funzione di sindaci (o presidenti di provincia) e assessori e dei gettoni di presenza dei consiglieri comunali o provinciali.