( aggiorn. giugno 2011)

RADIOGRAFIA DI DI UN'ADDETTA AL...LAVORO !

 

a cura d:i Oriano Marmo

 

Edito per i tipi della Novecento media, il libro rappresenta un' analisi profonda del mondo del lavoro realizzata da una vera esperta, quale certamente può considerarsi la Calderone, nella sua qualità di presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro. Dopo una sorta di radiografia, dalle sfumature veritiere e talvolta impietose,sul corpo vivo del pianeta Lavoro, l'Autrice si arrischia a prospettare qualche terapia per curare il male oscuro della disoccupazione , specie giovanile, che rappresenta, nel nostro Paese - secondo i più recenti dati Istat - il 30% del totale della forza lavoro: la prima metodologia da seguire - secondo la Calderone - è quella di togliere all'immagine del lavoro la colorazione politica, ancorata ai vecchi schemi di "destra" o "sinistra". Il lavoro , infatti - ricorda Marina Calderone - è concetto di rango costituzionale, insuscettibile di etichette di parte, dal momento che la Carta costituzionale, (pur con le necessità di aggiornamenti in ragione dei tempi in rapida mutazione), in quanto prefase obligeè di tutte le leggi statali, non ha alcun segno partitico, essendo stata pensata e voluta dai Padri della nostra Patria, con l'unico concorde intento di costruire una Repubblica libera e democratica, fondata proprio sul lavoro, inteso quale diritto-dovere e perciò stesso valore assoluto ed irrinunciabile. Sicuri di aver suscitato sufficiente curiosità nei nostri lettori, ci fermiamo qui, ricordando che il volume - di cui va segnalata la passione sociale del prefatore don Ciotti - è, da oggi, nelle edicole ed è stato presentato, nei giorni scorsi, a Treia, ridente cittadina del maceratese, nel corso del Festival del Lavoro che si è occupato, anche, della recente riforma ( cd."Mediaconciliazione") , introdotta dal D.Lgs. n.28/2010 , la cui attuazione ha fatto registrare un largo favore da parte dei Consulenti del Lavoro, intenzionati a dare il loro attivo contributo professionale . In proposito, tuttavia, sia consentito all'estensore di queste note - dal basso della sua esperienza maturata in oltre un quarantennio di vita forense e quasi un decennio di attività di magistrato onorario - formulare se non la contrarietà, quanto meno un sano e motivato scetticismo sugli effetti positivi di questa riforma in relazione all'auspicato snellimento dei tempi della giustizia civile.

Basti sul punto osservare , infatti, che - al di là dei profili di possibile incostituzionalità tuttora all'esame della Consulta - nei tre mesi trascorsi dalla parziale entrata in vigore della nuova legge, ben il 75% delle controversie devolute alla nuova figura del Mediatore-conciliatore ha avuto esito infruttuoso, con la conseguente necessità, per le parti, di fare ricorso alla Giustizia ordinaria. La procedura tentata , dunque, ha finito con il tradursi, per la stragrande maggioranza dei cittadini, in un dispendio di tempo e di denaro (dati i costi alquanto onerosi) , a fronte del più che prevedibile esito (negativo) del ricorso a questa anomala figura di giudice non giudice, cui non è dato di entrare nel merito e dirimere i casi a lui devoluti, specie laddove non si tratti di piccole controversie, ma di complesse vicende (si pensi alla materia successoria ed ereditaria, per non parlare di quella dei diritti reali e immobiliari), per le quali è inevitabile la necessità di far luogo ad una articolata istruttoria, con l'apporto delle cognizioni tecnico-giudiriche del Magistrato, nonchè degli Avvocati e dei Consulenti. Ma, tant'è: il simpatico Guardasigilli Alfano, e con lui il vivido Ministro Brunetta , la pensano diversamente e son convinti di aver risolto i problemi con l'uso della conciliazione obbligatoria (ma inefficace) e delle notifiche a mezzo mail (ad ogni costo)! Ad entrambi, allora, ci permettiamo di rivolgere due inviti:

-vengano per un'ora a vedere (e perchè no, a partecipare) alle code da un cancelliere civile e presso gli ufficiali giudiziari;

-interpellino questi funzionari (magari, quelli del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere e delle sezioni distaccate del capoluogo Caserta e di Piedimonte matese), sul numero delle pratiche da smaltire e sul numero delle unità di lavoro assegnate all'ufficio. Se lo faranno, c'è da sperare (conoscendone l'onestà culturale) che, mentre l'abbronzatura nasconderà il rossore sui loro volti, adotteranno ben altri correttivi legislativi, volti a sanare i mali della nostra rugosa giustizia civile !