(aggiorn. marzo 2013)

"IL CARCERE NON DEV'ESSERE UN INFERNO SENZA SPERANZA"

È questo il messaggio che si coglie dalle pagine del libro scritto con la penna e col cuore, da una Donna che ha vissuto per oltre trent'anni - nella sua qualità di direttrice di istituti di pena (chiamati, con un involontario eufemismo, Case circondariali ,sia maschili che femminili) - a contatto con la disperazione di chi si trova tra quattro mura, in espiazione di una condanna e, ancor peggio, in attesa di un giudizio, che potrà anche dichiararne l'innocenza. E' significativo che le parole sono quelle scritte, non dalla Autrice, ma da una detenuta particolare, quale fu Sofia Loren che, della Casa circondariale di Caserta, fu ospite - sia pure per soli diciassette giorni, nel lontano 1982 - per un' evasione fiscale, reato per il quale, ai giorni nostri , ben difficilmente si varca la soglia delle patrie galere ! Nell'uscire dal carcere di Caserta - dopo una permanenza vissuta con estrema compostezza e modestia - la diva volle lasciare, con una lettera da donna a donna, un segno di stima ed ammirazione alla direttrice che aveva dimostrato, anche in quella occasione, grande professionalità , trattandola senza riguardi, ma con grande umanità, al pari di tutte le altre ospiti. "Prostitute, contrabbandiere, assassine non sono certo delle dame di compagnia" - scrisse sul Mattino lo scrittore Domenico Rea, come ricorda la De Cristoforo nell'ultimo capitolo del suo lavoro - "ad esse Sofia è andata incontro per risciacquarsi i panni e ricollegarsi alla sua origine nel cui fondo c'è un enorme deposito di fratellanza". Al di la' della retorica - come si vede - l'evento fu occasione per considerazioni etiche e sociologiche che , come tali, offrirono lo spunto per riflessioni che hanno portato la direttrice-scrittrice a spaziare sull'universo,mai abbastanza esplorato, della donna dietro le sbarre.

In realtà, infatti, quello di Sofia, anche se di innegabile impatto sotto il profilo dell'interesse mediatico per la personalità della protagonista, non è il principale centro di interesse del romanzo-verità, che si articola,in una sorta di crescendo emotivo, sull'introspezione di personaggi reali (sia pure nascosti da pseudonimi, per intuibili ragioni di riservatezza), tutti ricchi di pathos umano nei cui confronti, il lettore - attraverso lo stimolo vivo e al tempo stesso discreto, suscitato dalla prosa piacevole e mai leziosa della De Cristoforo - finisce con avvertire una istintiva sintonìa che rappresenta, forse, il miglior successo per l'opera letteraria, giunta alla sua seconda edizione, dopo un meticoloso lavoro di arricchimento e rivisitazione di ciascuna delle dodici protagoniste: di molte di esse, l'autrice ha avuto modo di raccogliere confidenze e, talora, vere e proprie confessioni inerenti le tragiche vicende che le hanno spinte al reato. Ebbene, la delicatezza con cui descrive i particolari di questa cruda realtà , rappresenta - a nostro avviso - il vero motivo del successo , forse inaspettato allorchè questa opera letteraria ha visto la luce nella precedente edizione, cui , per vero (v.ante : febbr.2009), la nostra rivista ha dedicato adeguata attenzione, avendone individuato la robusta carica di novità, frutto di esperienza vissuta sul campo, rivestita da una vivida capacità narrativa.

Il Direttore Mario Romano