(aggiorn. dicembre 2013)

L'ALBERO DELLE STELLE

Ancora un libro meritevole di essere sottratto... alle fredde tavole dello scaffale. Lo ha presentato - con molta sobrietà e passione per la cultura - un Giornalista di razza come Nando Santronastaso, in contrappunto con l'intervento del Prof.Giorgio Agnisola (autore di una splendida prefazione al volume) e con le argute osservazioni della Dott.ssa Bovenzi Salamiti. Stiamo parlando del racconto "L'albero delle stelle" della scrittrice ANGELA MIGLIOZZI, alla sua seconda esperienza dopo la raccolta di poesie "La radice dell'arcobaleno ", edita nel dicembre del 2011 (v. in questa rivista, ante: aggiorn, giugno 2012). L'evento che si è svolto, nei giorni scorsi, presso il Cenacolo culturale "Il Pilastro " di S.Maria Capua Vetere, ha visto la partecipazione di una folta platea che ha ascoltato con ammirato piacere alcuni brani del libro e i dotti commenti dei tre Presentatori. Nel segnalare volentieri il lavoro, Giustiziaoggi pubblica, di seguito, un abstract della prefazione di Giorgio Agnisola che rende, meglio di ogni altro nostro commento, il significato vero e profondo dell'opera letteraria della Migliozzi.

Buona lettura !

IL Direttore (...) I'impressione che la scrittrice narri di sé e consegni al lettore uno spartito della sua anima è forte, per non dire palese. Eppure, nonostante l'avventura personale, che si coglie nella trama della pagina come riverbero di uno stato interiore poetico e ispirato, il racconto cattura per il clima di attesa che lo anima, di esodo, potrebbe dirsi,verso un universo distante e favoloso: che è di tutti, che nel profondo ci appartiene. La storia muove dal desiderio inesprimibile di tornare in un luogo amato: luogo di silenzio e di pienezza, di memoria e di incanto, nel tempo e fuori dal tempo. Un antico palazzo di un immaginario quanto irreale borgo è lo spazio contingente di una migrazione d'anima. Il fisico contesto di mura d'epoca lungo una via silenziosa e solitaria, di un ampio e rigoglioso giardino, di antiche scale, di volte e pareti affrescate, diventa, nella sensibilità del protagonista, il luogo della rivelazione e del ritorno. (...) L'epilogo è interessantissimo. Con un capovolgimento di orizzonte prospettico e narrativo, l'autrice lascia il percorso piano e lineare intrapreso,quello della storia, che ha condotto all'incontro con se stesso, ed elabora una riflessione che apre la narrazione ad un avvertimento più ampio, si direbbe cosmico, della vita.