( aggiorn. giugno 2014 )       

POS PER GLI STUDI LEGALI E PRELIEVI

FORZOSI DALLA CASSA AVVOCATI

INSORGE L'A.N.A.I.

contro la nuova CANNIBALIZZAzione statale! 

L'Associazione Nazionale Avvocati Italiani denuncia: continua l’attacco all’autonomia delle Casse con un trattamento invasivo che realizza un vero e proprio prelievo di natura coercitiva.

"È politicamente corretto - dice il presidente Anai Maurizio De Tilla - eliminare gli sprechi aumentando al 15 per cento il taglio delle spese degli enti previdenziali (su consulenze, gestioni, acquisti di beni strumentali, etc.). Ma giuridicamente è scorretto che le Casse professionali debbano versare allo Stato i risparmi ottenuti sulle spese di gestione".

Secondo De Tilla si tratterebbe di "un esproprio di risorse private che non ha alcun fondamento giuridico ed è viziato sotto il profilo della costituzionalità. Ciò che appare maggiormente illegittimo (ed assurdo) - ha continuato il presidente Anai - è che da un lato con la doppia tassazione e con l’aumento delle rendite finanziarie (dal 20 al 26 per cento) le Casse vengono considerate private (alla stessa stregua delle imprese), e dall’altro vengono assimilate all’Inps e come tali assoggettabili a tutti i prelievi forzosi previsti in tale settore. Siamo di fronte ad una evidente contraddizione che sta a dimostrare quanto lo Stato sia vorace verso i professionisti italiani e segnatamente verso il loro risparmio previdenziale. Le Casse professionali e l’Adepp faranno bene a resistere a tale perversa logica e ad intraprendere specifiche azioni giudiziarie anche nelle sedi europee.

Altra vessazione fatta ai professionisti - ha concluso De Tilla - è l’estensione della normativa che impone la dotazione del POS* per l’accettazione di

pagamenti con il bancomat per importi superiori a 30 euro. L’imposizione è assurda perché i professionisti (soprattutto gli avvocati) vengono pagati quasi sempre con assegno o a mezzo bonifico bancario. L’obbligo del POS è qualcosa che produrrà vantaggi solo per le banche e per i fornitori di tali

apparecchiature.

Le categorie professionali si sono opposte a tale arbitraria imposizione che non ha nulla a che vedere con le esigenze di tracciabilità, ma che realizza

solo aumenti dei costi e difficoltà negli adempimenti. Nella maggior parte dei casi il sistema del POS non avrà alcuna applicazione pratica e si rivelerà solo come l’ennesimo annuncio che procurerà solo oneri non giustificati".

 

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Fin qui il comunicato stampa diffuso dall'ANAI. Sul punto, peraltro, segnaliamo ai nostri lettori (e, in particolar modo, ai colleghi avvocati), la puntuale precisazione del Presidente del CNF Prof.Avv.Guido Alpa che - con nota del 20 maggio u.s. diretta alle sedi dei COA - ha chiarito la portata della norma istitutiva del POS per gli studi legali, come una facoltà ma non un obbligo per i professionisti.

Ben vero, il D.Lgs 21.11.2007 n.231 espressamente prevede che detto mezzo di pagamento "può" essere adottato , insieme agli altri già in uso (assegno, bonifico ecc.), ond'è che l'eventuale rifiuto da parte del Legale (che non fosse dotato dell'apposito strumento collegato con un istituto bancario), non comporterebbe alcuna sanzione, se non la insorgenza della mora del creditore, emendabile, in qualsiasi momento, con il successivo adempimento anche a mezzo di sistema diverso.

 

Il Direttore