(aggiorn. maggio 2014)

  I COSTI (IN)CIVILI DELLA GIUSTIZIA

di: GINO DI SACCO

Come è noto a tutti e, in particolare agli avvocati che ne sopportano le conseguenze con un decremento del loro lavoro e dei loro introiti professionali, l'escalation degli importi del così detto "Contributo unificato" da pagare per instaurare un giudizio civile dinanzi agli uffici giudiziari del BelPaese - dopo gli esborsi e i tempi (morti) per la conciliazione obbligatoria (tentata e non riuscita) - ha raggiunto vette tali da scoraggiare il comune cittadino dal chiedere la tutela giudiziaria dei propri diritti, con una causa che, in ogni caso, vedrà il suo epilogo in tempi certamente irragionevoli e indegni di un Paese civile. Questo effetto cinicamente deflattivo (...), conseguente a costi insopportabili è stato - su queste colonne - stigmatizzato sovente, paragonandolo alla estemporanea iniziativa di un assessore al traffico che disponga di disseminare le strade di chiodi acuminati nell'intento di diminuire il pesante traffico cittadino! l problema - com'è di ogni evidenza - riguarda il Civile, il Lavoro (un tempo esente da gabelle), dinanzi ai Tribunali ordinari, nonchè la giustizia amministrativa, ossia i ricorsi dinanzi ai T.A.R. ed al Consiglio di Stato. Non può che salutarsi con soddisfazione ed ottimistica fiducia in un positivo risultato, dunque, la notizia della remissione alla Corte di Giustizia Europea della questione dei costi della giustizia amministrativa, da parte del T.A.R. del Trentino Alto Adige. Con un'articolata ordinanza (del 29 gennaio u.s.), infatti, quel Tribunale Amministrativo ha ipotizzato un possibile contrasto con riferimento all'art.47 della Carta dei Diritti fondamentali UE e agli articoli 6 e 13 della Convenzione CEDU, con richiamo specifico agli articoli 3, 24 e 113 della Costituzione italiana ed all'art.1 del Codice del processo amministrativo.

Per comprendere la portata abnorme della vexata quaestio, basti sapere che, per l'introduzione di un un ricorso amministrativo in materia di appalto, il contributo unificato richiesto è di 12 mila Euro per il primo grado e di 18 mila per l'appello, dinanzi al Consiglio di Stato ! Si tratta, al pari di quanto accade per la giustizia civile (compresa la materia delle esecuzioni mobiliari e immobiliari) di norme che è eufemistico definire strumento dei denegata giustizia, tanto più inaccettabili sul piano del diritto comunitario, se si pensa che nella vicina Francia è in corso una vibrata sollevazione dell'Avvocatura per contestare la recente introduzione, in materia civile, di un contributo unificato di 35 euro ! I Cittadini italiani e gli avvocati che sono chiamati a farne rispettare i sacrosanti diritti dinanzi ai giudici, auspichino , dunque, il responso della Corte Europea, preparandosi ad analoghe future rivendicazioni nella materia civile, onde rendere accessibile a tutti (e non ai soli ricchi) il ricorso alla Giustizia.

 

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(*)Per una precisa scelta editoriale di Giustiziaoggi, tutti gli articoli inerenti il pianeta giustizia sono preceduti dall'immagine tratta dalla copertina del libro "I Racconti di un Giudice" di G.Pellegrino - Ediz.Cedam