(aggiorn. maggio 2014 )

LA MAGISTRATURA DI PACE PER IL RILANCIO DELLA GIUSTIZIA

Pubblichiamo volentieri il testo della lettera diretta al Ministro della Giustizia On.Orlando da parte del Presidente dell'Associazione Nazionale Giudici di Pace Avv.Gabriele Di Girolamo. A seguire, il comunicato diramato il 1 maggio u.s.,dopo l'incontro con lo stesso Guardasigilli. * * * L’Associazione Nazionale Giudici di Pace, unica in Italia ad aver sottoscritto la Carta Europea dei Giudici Laici a Bruxelles il 11/05/2012, ritiene che oggi siamo di fronte ad una svolta epocale del sistema Giustizia; sotto tale profilo la Magistratura di Pace, come ha fatto in passato, è pronta a dare il proprio apporto per il raggiungimento degli obiettivi. Già nel corso di questa legislatura l’On. Carrescia Piergiorgio (primo firmatario) del P.D. ha presentato un progetto di riforma della magistratura di pace che condividiamo appieno, in quanto tratta e accoglie le annose istanze che questa magistratura ha da anni avanzato e realizza le conclusioni del Collegio dei Saggi nominato dal Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano, sull’efficienza del sistema giustizia che prevede, tra l’altro, una valorizzazione della magistratura di pace. Il contributo della Magistratura di Pace può consistere in:

 

a) competenze in materia civile. Affinchè ci sia una reale razionalizzazione della competenza per materia è necessario che cada, a distanza di venti anni, il tabù della incompetenza del giudice di pace di decidere sugli immobili: se all’inizio dell’esperienza di questa magistratura, una simile circospezione era giustificata, a distanza di venti anni avendo acquisito esperienza e professionalità, oltre ad essere cambiati i requisiti di reclutamento, una simile diffidenza risulterebbe non più giustificabile ed addirittura anacronistica. Alla luce di tali motivazioni è possibile individuare l’intera materia condominiale (oggi divisa tra la competenza del giudice di pace e quella del tribunale); decreti di usucapione; esecuzione mobiliare; separazione consensuale tra coniugi qualora non vi sia la prole. In relazione all’esecuzione mobiliare va evidenziato che il giudice di pace ha la competenza di decidere, in punta di diritto, la legittimità del titolo esecutivo, ma non è competente per l’esecuzione, che si traduce in un mero calcolo aritmetico, oltre ad essere causa di intasamento dei tribunali.

 

b) Sinistri stradali. Anche la competenza relativa ai sinistri stradali deve essere intesa come una competenza funzionale del magistrato di pace, allorchè non vi sia il decesso della persona. E’ da evidenziare, infatti, che in materia penale per le lesioni colpose gravi e gravissime (art. 590 c.p.), il giudice di pace possa liquidare cifre senza alcun limite di valore, mentre in materia civile per la stessa materia: danno biologico, abbia una competenza di € 20.000,00.

 

c) Aumento della competenza per valore. Anche tale aumento dovrà essere inteso come un aumento strutturale e non come una mera rivalutazione della competenza precedente determinata dallo scorrere degli anni.

d) Mandati plurimi. Al fine di rendere efficace la razionalizzazione delle competenze, è necessario il mantenimento nelle funzioni della Magistratura di Pace attraverso mandati plurimi quadriennali fino al compimento del settantacinquesimo anno di età (come prevede la legge attuale), al termine dei quali il magistrato di pace sarà sottoposto ad una valutazione oggettiva del proprio operato nel quadriennio precedente da parte del Consiglio Giudiziario di appartenenza e del Consiglio Superiore della Magistratura. Solo coloro che superano tale valutazione potrà esercitare la propria funzione per il quadriennio successivo. Va altresì detto che, parlando di autonomia della magistratura, anche l’U.E. ha precisato, con Raccomandazione CM/Rec(2010) 12 del 17/10/2010, che questa deve passare attraverso la permanenza nelle funzioni: paragrafi 49 e 54.

 

e) Conciliazione. In questi anni si sta assistendo ad un proliferare di società di mediazione che non hanno raggiunto l’obiettivo ufficiale prefissato, cioè quello di rendere meno agevole l’accesso all’autorità giudiziaria. Le statistiche riportate nelle relazioni dei presidenti delle Corti d’Appello nell’inaugurazione dell’anno giudiziario, hanno evidenziato di fatto un fallimento della scelta; infatti generalmente la conciliazione avviene nel 10% dei casi, nel 70% la persona citata non si presenta, nel rimanente 20% non vi è accordo. Il legislatore oltre venticinque anni fa ha previsto l’art. 322 c.p.c. che prevede la conciliazione extragiudiziale davanti al giudice di pace. Questo istituto, a nostro parere, deve essere potenziato e rivalutato: non siamo contrari a società di mediazione, ovvero ad istituti che l’avvocatura vuole attivare accedendo a fondi strutturali messi a disposizione nel periodo 2014/2020 dall’U.E., ma proponiamo che accanto a questi istituti vi sia anche la conciliazione extragiudiziale davanti al giudice di pace; in tal modo si dà l’opportunità di scegliere se pagare le società di mediazione o dare mandato ai propri legali di procedere all’accordo con la propria controparte, ovvero presentarsi, anche personalmente, davanti al giudice di pace e trovare una soluzione ai propri problemi.

 

f) Previdenza. E’ necessario l’individuazione di un riconoscimento previdenziale per la magistratura di pace, tenendo presente le varie realtà all’interno di essa. L’A.N.G.d.P. ritiene che sia necessaria un’azione ed una visione globale e lungimirante della scelta politica che si sta per compiere. Non solo si andrebbe a deflazionare il carico dei tribunali, ma gli stessi potrebbero essere più efficienti e specializzati nelle loro materie, così come possono esserlo gli uffici del giudice di pace. Inoltre, una simile efficienza porterebbe sicuramente ad un rallentamento degli indennizzi previsti dalla Legge Pinto che, come ha sostenuto l’ex Guardasigilli Cancellieri nel gennaio scorso in Parlamento, ammontano ad € 387 milioni.Priva di pregio è poi la previsione fatta

da alcune rappresentanze dell’avvocatura secondo cui un aumento della competenza ai giudici di pace determinerebbe un aumento delle impugnazioni ed un intasamento dei tribunali .Un aumento delle impugnazioni, in termini assoluti, può sicuramente verificarsi,ma attualmente le statistiche dicono che gli appelli alle sentenze dei giudici di pace sono al di sotto del 10% e molte di queste vengono confermate dai giudici superiori. L’aumento delle impugnazioni, volendo partire dalla suddetta percentuale, avrebbe un impatto talmente minimo da non comportare alcuna variazione statistica del carico dei tribunali. Un’ultima annotazione che si ritiene necessaria riguarda il personale amministrativo. Questo, come attualmente sta avvenendo, viene dislocato tra il tribunale e la procura nella misura del 95% e non sulla base delle effettive esigenze degli uffici. Se si vuole far funzionare il sistema non si può prescindere da una rivisitazione della riassegnazione del personale amministrativo a partire da una collaborazione dei presidenti dei tribunali, procuratori e coordinatori degli uffici del giudice di pace. Non può essere sostenibile l’assegnazione a questi uffici, peraltro già carenti di personale, di figure professionali che non rispondono alle esigenze dell’ufficio stesso. Roma, 30/04/2014 COMUNICATO STAMPA L’Associazione Giudici di Pace, unitamente ad altre rappresentanze, ha incontrato nella giornata di ieri il Ministro della Giustizia On. Andrea Orlando e la dirigenza ministeriale; era, altresì, presente il sottosegretario Dr. Cosimo Ferri. L’Associazione ha ribadito le varie istanze ed aspettative della categoria, facendo anche riferimento all’incontro avvenuto nel marzo scorso con lo stesso Guardasigilli ed evidenziando le criticità dell’ufficio del processo oggetto delle linee programmatiche.Il Ministro, dando continuità alle argomentazioni dell’incontro svoltosi nel mese scorso e confermando l’imprescindibilità della magistratura di pace, ha ribadito i punti essenziali della riforma:a) Continuità nelle funzioni;b) Ampliamento delle competenze civili e penali;c) Ipotesi previdenziale; materia che sarà oggetto di una specifica legge delega ed in concerto con gli altri ministeri competenti. L’Ufficio del Processo, così come l’associazione aveva ben interpretato ed anticipato con la lettera del 25/04/2014 indirizzata al Ministro, attualmente è una “scatola vuota” priva di contenuti che non può essere riempita con l’attività del magistrato di pace in servizio, sia perché questi non può essere impiegato in una struttura che comprende il proprio giudice di appello, sia perché il giudice di pace in servizio dovrà continuare la propria funzione giurisdizionale nel proprio ufficio, stante l’ampliamento delle competenze.E’ stato istituito, infine, un tavolo di confronto, avente ad oggetto tutti gli argomenti trattati, finalizzato alla redazione della riforma del giudizio civile e della magistratura onoraria e di pace. Il tavolo di confronto ministeriale sarà attivo l’intero mese di maggio.Sarà cura dell’associazione continuare a portare avanti le istanze della magistratura, come ha sempre fatto.

01/05/2014 Gabriele Di Girolamo Presidente dell’A.N.G.d.P.