( aggiorn. giugno 2014 )

GRANELLI DI SABBIA

di Enzo Quarracino

In ambito penale - com'è noto - costituisce un'aggravante, mentre nel mondo dell'arte è considerato un pregio di cui i lettori debbono essere grati all'autore.

Ci riferiamo alla "recidiva" in cui, con i suoi granelli di sabbia, è incorso Enzo Quarracino, ingegnere con il vizio della poetica, del quale in questa rubrica, appositamente aperta alcuni anni or sono per dare il giusto risalto ai veri talenti, diamo conto del secondo (*) lavoro scritto, con rara maestria, in lingua italiana e napoletana: dopo il meritato riconoscimento dell'Unesco (**) , ci sembra infatti, alquanto riduttivo utilizzare ancora il termine dialetto per il nostro bel vernacolo !

Della raccolta, dunque - nella nostra vetrina web - proponiamo ai nostri lettori un abstract dell'ottima prefazione a firma del prof. Fernando Tommasino e - a seguire - un assaggio... costituito da una delle liriche,in cui si coglie lo spirito arguto e il profondo sentimento che ispira l'opera del caro Enzo.

Buona lettura !

Il Direttore

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(*) Il primo (" Senza maschera" ) è stato recensito,su queste colonne , nel dicembre del 2012.

(**) che ha recentemente annoverato il napoletano, come lingua, tra i patrimoni immateriali dell'umanità.

* * *

"...La seconda fatica poetica di Enzo Quarracino rappresenta una raccolta di liriche ,alcune in lingua ufficiale , altre in forma vernacolare , che, in       uno

stile semplice e con lineare struttura sintattica, affronta alcuni dei grandi interrogativi della nostra terrena odissea, che costituiscono l'assillo costante del vate di Recanati, il quale, nelle vesti di un pastore errante della Scizia, rivolgendosi alla "silenziosa luna", "solitaria, eterna peregrina" del cielo, i domanda "ove tende questo nostro vagar breve" (Leopardi,Canto notturno di un pastore errante dell'Asia). Ed anche se l'autore per un atto di modestia, dichiara che la sua poesia è fatta di semplici "pensieri in rima e lazzi", in realtà la sua esuberanza sentimentale lo porta ad esaminare i molteplici aspetti, più lieti o meno lieti, della nostra umana vicenda e a riflettere su un'ampia tematica e su una vasta gamma di varie sensazioni e di soggettive intuizioni.

(omissis) Nella lirica di Enzo Quarracino è presente, viva e attuale, la rievocazione delle dolci e antiche tradizioni natalizie che, sfidando l'usura e l'oblio del tempo, ripropongono luminosi orizzonti di serene gioie familiari e la speranzosa attesa di un mondo nuovo e migliore nel quale scompaia la triste ombra di Caino.

(omissis) Talvolta un certo amaro pessimismo porta l'autore a non nutrire alcuna fiducia nella obiettività e nella scrupolosità della giustizia che spesso , sotto il velo della imparzialità e della serenità di giudizio, si trasforma da severa teoria in nuda realtà, e,          aldilà

delle sentenze di ipocriti soloni, ci lascia soltanto la certezza di un'unica speranza in una giustizia superiore".

Fernando Tommasino

                                L'URDEMO E L'ANNO

L'urdemo e l'anno e cose vecchie

se jettano 'a ncoppa a fenesta.

Si sparano 'e bbotte,

s'appicciano i bengall

che 'o cielo pare sciso 'nterra

cu tutte e stelle.

L'urdemo e l'anno se magna assaje

e si beve chillu vino buono,

chillo che te stipato apposta !

Chillo che te fa scurdà tutt'e tristezze

e l'anno che è passato.

L'anno nuovo è sempe chin' e speranze,

u' vulessemo tutti cu' pochi guai,

u' vulessemo comme a chillo capace

e fa parlà a gente ca' gente,

e fa stregnere 'e mane chi mane,

e fa chiagnere e cuntentezza.

Ma forse già o' sapimmo

che non sarrà accussì.

E allora l'urdemo e l'anno

tutti a fa rummore

pe non sentì ati rummori,

pe non sentì ati pianti,

pe non sentì ati allucchi.

Adda parè che o' cielo

è sciso 'nterra cu' tutte'e stelle.

Pe 'nu mument' io vuless'

che tutte e mane strette

furmassero 'nu cerchio

pe l'affruntà tutt'insieme

chist'anno nuovo che trase!