TOGHE SEPARATE / AL TRAGUARDO L’ INIZIATIVA DEI PENALISTI ITALIANI !

Nota a cura del Direttore

Negli ultimi giorni del corrente mese di ottobre, è stata coronata dal pieno successo la raccolta delle firme mirate alla presentazione di una legge di iniziativa popolare per l’ introduzione della carriera separata tra magistrati giudicanti ed inquirenti.

Le firme (ben 60.000),raccolte dalle Camere Penali con il fattivo contributo dei Radicali, da sempre impegnati in battaglie a sfondo sociale e non partitico, saranno depositate ufficialmente presso la Camera dei Deputati ai primi di novembre p.v.

Si tratta, dunque, di un risultato che onora l’ Unione delle Camere Penali italiane e ne consacra la soggettività politica (nel senso

più nobile del termine). da anni inseguita dal Ceto forense (OUA docet !).

L’auspicata riforma – come ha giustamente osservato l’ Avvocato Beniamino Migliucci, presidente delle Camere Penali – rappresenterà un passo importante per una giustizia più giusta, in piena sintonia con l’ordinamento dei maggiori Paesi europei, dove è già vigente la netta separazione tra la figura del giudice e del pubblico ministero che, a differenza di quanto accade in Italia, è, a tutti gli effetti, “parte” nel processo e perciò stesso in posizione separata e

distinta rispetto a quella del Magistrato chiamato a giudicare. Purtroppo, malgrado il consenso largamente trasversale assicurato alla proposta legislativa, essa – dato l’imminente esaurimento della legislatura – potrà essere sottoposta all’

esame del Parlamento solo dopo le elezioni di primavera ed auspicabilmente essere varata nel corso del 2018 !. A quanti (afflitti da complessi di difesa corporativa o da anacronistiche visioni conservative e antieuropeiste), muovono critiche o preoccupazioni rispetto alla separazione delle carriere, vale ricordare che anche dalla parte più illuminata della magistratura italiana è venuta l’ispirazione verso questa riforma di civiltà giuridica.

Nel 1988, infatti, alla vigilia dell’ entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale presentato in Calabria dall’allora Ministro Vassalli al Congresso Forense di Copanello , Giovanni Falcone, inimitabile esempio di Magistrato inquirente, sostenne – nel corso di un convegno a Venezia - che quel codice ben poteva essere occasione per affrontare i temi dell’obbligatorietà dell’azione penale e della separazione delle carriere.

Con tali premesse, dunque, è ragionevole aspettarsi che, a distanza di ben trent’anni da quella intuizione da parte di chi ha dato la vita per portare avanti inchieste giudiziarie di portata epocale, si affronti con serietà il problema posto sul tappeto dalla classe forense e, in particolare dai penalisti, non a proprio vantaggio, ma a beneficio dei cittadini per garantire processi celeri e sentenze giuste emesse da giudici terzi ed imparziali.