PROCESSO CIVILE TELEMATICO \ (molte) CROCI & (poche) DELIZIE :

I RISCHI DELL’ARCHIVIAZIONE

di Enrico Romano (*)

 

Com’è noto il DPCM 13.11.2014 ha introdotto nuove “ regole per la formazione, l’archiviazione e la trasmissione di documenti con strumenti informatici e telematici”.

Vale ricordare che l’art. 4 del decreto legge n. 193/09, ha previsto a individuazione -con uno o più decreti del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione- delle regole tecniche per l’adozione nel processo civile e nel processo penale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in attuazione dei principi previsti dal Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) di cui al D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82.

La formulazione legislativa, a dir poco incoerente, porta a prefigurare il Codice come fonte quasi sovraordinata alla quale dovrebbe darsi attuazione attraverso leggi ordinarie e regolamenti. Al di là degli evidenti problemi di coordinamento a livello di sistema delle fonti, pare che un dato non possa essere messo in discussione e cioè che, fintantoché permarrà lo stato attuale della legislazione, il CAD e le relative regole tecniche dovranno trovare piena applicazione anche in ambito di processo civile telematico.

In realtà, prima dell’emanazione del Codice in questione (e comunque ancor oggi per le fattispecie non regolamentate dallo stesso), era consolidato l’orientamento secondo cui (Cass. 29.05.2014 n. 12065, conf. a Cass. 15 12.2006

n. 26937). le norme sul documento amministrativo non trovavano automaticamente applicazione nel processo civile, esaurendo i loro effetti nell’ambito dei rapporti con la P.A. e nei relativi procedimenti amministrativi.

Conservazione documentale e sua ricaduta sul processo civile telematico

 

 

Tra i principi ai quali si dovrebbe dare attuazione nel processo telematico, ci sarebbero anche quelli previsti dagli art. 43 e 44 del CAD e dalle regole tecniche emanate con il dpcm 3 dicembre 2013, riguardanti l’archiviazione dei documenti civilistici.

E’ sconcertante, allora, scoprire che, nel report elaborato dall’AGID (Agenzia per l’Italia Digitale), uno degli obiettivi per il periodo 2014 – 2020 è il “risparmio in termini di risorse hardware per l’archiviazione, in seguito a conservazione documentale”: si tratta – con ogni evidenza – di un obbiettivo che si pone in contrasto con il regolamento UE n. 910/2014 (che entrerà in vigore il1° luglio 2016) e segnatamente con l’art. 3 (co.1).

In proposito, ci limitiamo a sottolineare alcuni casi quali - il giudizio di appello e la prova delegata ex art. 203 c.p.c., di cui non sfuggirà il valore emblematico ai fini della difficoltà che ad essi si accompagneranno.

Ve n’è abbastanza, dunque, per aspettarsi interventi legislativi rapidi ed efficaci, volti a rendere concretamente ed utilmente fruibile una

riforma, al momento non priva di buchi neri !

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(*) Direttore editoriale GIUSTIZIAOGGI

Presidente Sez.ANAI c/o Trib.S.Maria Capua Vetere