( aggiorn. maggio 2016 )

 

 

 

GIURISPRUDENZA EUROPEA

 

IN TEMA DI ASILO DI MIGRANTI

C-601/15 – J.N., 15 febbraio 2016

Direttiva 2013/33/UE – Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea – CEDU – Trattenimento di un richiedente asilo – Principio di proporzionalità – Tutela della sicurezza nazionale e dell’ordine pubblico – Diritto alla libertà e alla sicurezza

La Corte di Giustizia è stata chiamata, con questa, causa a valutare la conformità dell’ articolo 8, par. 3, primo comma, lett. e) della direttiva accoglienza alla luce dell’articolo 6 e dell’articolo 52, par. 1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

In particolare, con la sua questione pregiudiziale il giudice del rinvio ha chiestola Corte se la misura di trattenimento disposta in base al suddetto articolo 8 rispetti il contenuto del diritto alla libertà sancito dall’art. 6 della Carta ed inoltre se tale misura possa farsi rientrare tra le “limitazioni che possono legittimamente essere apportate” alla norma di cui all’articolo 6, anche in considerazione della giurisprudenza interpretativa in materia e dei limiti ulteriori apportati dall’articolo 5 della CEDU.

Premettendo che la conformità della norma di cui all’articolo 8 deve essere valutata solo con riferimento alle norme

della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e non anche in base

alla CEDU, la Corte ha rispostotivamente alla questione pregiudiziale, rilevando, in primo luogo, che il trattenimento disposto ai sensi dell’articolo 8 è da considerarsi legittimo, in quanto limitazione contenuta in un atto giuridico e perciò prevista dalla legge.

 

In secondo luogo, la Corte ha definito i contenuti del “rigoroso inquadramento” cui devono essere soggette tutte le limitazioni apposte al diritto alla libertà e agli altri diritti garantiti di cui all’articolo 6 della Carta, valutando il rispetto nel caso di specie dei criteri di ammissibilità che sono imposti alla misura del trattenimento, ossia necessità e proporzionalità della misura.

Riguardo al primo punto, la Corte riconosce che la misura di trattenimento in esame opera “entro i limiti dello stretto necessario” ed inoltre risulta soggetta ad “un complesso di condizioni che mirano ad inquadrar(ne) rigorosamente” il ricorso.

In particolare essa può essere disposta solo per fini di tutela della sicurezza e

dell’ordine pubblico. In secondo luogo, la misura risulta conforme con il principio di proporzionalità in quanto il trattenimento di cui al caso di specie “per sua stessa natura” rappresenta “una misura appropriata” per la tutela della sicurezza pubblica e “idonea” al perseguimento dell’obiettivo di cui all’art. 8 par. 3, primo comma lett.e) della direttiva accoglienza. La Corte, pertanto, conclude che “non risultano elementi tali da mettere in discussione la validità della norma in esame alla luce dei suddetti articoli della Carta”.