(aggiorn. luglio 2018)

“IL PINO MARINO”

di Vincenzo Quarracino

E’ questo il titolo della recente raccolta di liriche di Enzo Quarracino, l’ingegnere-poeta che – come afferma lui stesso nelle note di apertura del libro ha preso:”il vizio” di scrivere” e gliene siamo grati : non capita tutti i giorni, in fatti,di incontrare persone tanto genuine e sincere che traducono in versi le proprie emozioni e ne rendano partecipi i lettori.

L’importanza del possente e rugoso albero affacciato sul mare è rivelata nell’ultimo sonetto in cui l’Autore rievoca il ricordo struggente della sua infanzia con le corse, i giochi a nascindino, le voci fresche dei suoi compagni, la testa appoggiata sul tronco con gli occhi chiusi per la conta e le formichine che percorrono i rami in fila indiana, come operai ai cancelli di una fabbrica…

Quella di Enzo Quarracino rappresenta (citiamo la prefazione curata da Gian Luigi Zeppetella, a sua volta autore di pregevoli lavori letterari) “una passerella di eventi, di immagini, di

persone e di luoghi nitidamente tracciati, ricchi di finalità estetiche e contemplative””.

I luoghi sono prevalentemente quelli della “sua” riviera cilentana, fatta di mare limpido e di rocce aspre e dolci su cui si erge incastonata la ridente Pollica, terra natale del Poeta e tuttora suo rifugio rasserenante ben oltre gli ozi estivi.

La raccolta ,scritta anche in un ottimo napoletano così come quelle precedenti , l’ultima delle quali

(“Il segreto della lucciola”) è stata recensita, circa

un anno fa’, su queste colonne – è rivelatrice della sensibilità dell’Autore verso le cose a lui care e verso le persone,(prima, tra tuttte, la donna amata) e, perché no, anche nei confronti degli animali, compresi quelli solitamente poco simpatici, come lo scarafaggio, verso cui dimostra un affetto che lo spinge a salvarlo, sottraendolo alla caccia domestica dei familiari che comprensibilmente non ne sopportano la presenza….!

Ma, ben più che lo stile divertito che accompagna la descrizione dei personaggi, (uomini e bestie di trilussiana memoria) quello che, con linguaggio intenso e privo di inutili pudori, rmeglio rivela l’animo del Poeta è il fraseggio dedicato ai momenti d’amore. Qui le parole volano verso le vette più alte, evocando – in maniera inconscia e perciò stesso più autantica - talora i versi sublimi di Catullo (“Ed ogni tuo piacere, sarà mille volte il mio…”) e altrove (“Fresca rugiada si è posata muta e bagnata sui sui nostri corpi ignudi…”) quelli di Gabriele D’Annunzio.

Fermandoci qui, non vogliamo rivelare i cento volti del Poeta che , a pagina 10, si autodefinisce “allo stesso tempo preda e cacciatore, santo e peccatore, acqua e fuoco…”. Al lettore, dunque, il piacere della scoperta !