(aggiorn.marzo2020)

BANCHE & RIPETIZIONE DI INDEBITO

Al vaglio della S.C. l’ affidamento con scopertura e il tasso di

interessi “uso piazza”

Nota a cura di ENRICO ROMANO

La vicenda contenziosa da cui è scaturita l’ordinanza n.7115 del 12.03.2020 della I Sez. Civile della Corte di Cassazione :

La società X ed i garanti Sigg. YY convenivano in giudizio la Banca K, deducendo di aver intrattenuto con le stessa un complesso rapporto, caratterizzato da un'apertura di credito con affidamento mediante scopertura su vari conti correnti. In particolare, la società attrice aveva concluso un contratto di apertura di credito con affidamento sul conto corrente acceso nel 1988 ed aveva concluso un secondo contratto di apertura di credito con affidamento sul c\c xxx. La banca aveva preteso il rilascio di una fideiussione omnibus da parte dei Sig. XXX. Il Sig.T. , a sua volta, aveva costituito con K un rapporto bancario, consistente in un'apertura di credito "con affidamento mediante scopertura"

su diversi conti correnti. Gli attori deducevano la nullità della clausola di determinazione degli

interessi ultra legali, mediante rinvio al c.d." uso

piazza", l'illegittimità della capitalizzazione trimestrale degli interessi e della commissione massimo scoperto, nonché l'errato addebito dei

giorni valuta e spese e l'illegittima segnalazione alla centrale rischi da parte della convenuta.

La Banca resisteva, concludendo per il rigetto della domanda ed in via riconvenzionale chiedeva la condanna solidale della Società X srl e dei fideiussori al pagamento di complessivi 1.309.432,36 C. Il Tribunale di Lecce dichiarava la nullità delle clausole relative alla determinazione dell'interesse ultra legale secondo gli usi di piazza ed alla capitalizzazione trimestrale degli interessi, nonché la clausola relativa agli addebiti per "commissione massimo scoperto", valuta e spese.

Il giudice di prime cure accoglieva inoltre la domanda riconvenzionale proposta dalla Banca nei confronti della società X e per l'effetto condannava quest'ultima al pagamento in favore dell'istituto di credito di € 266.966,04 oltre ad interessi legali, nonchè la domanda proposta dal garante J e per l'effetto condannava la Banca al

pagamento di 2.247.357,26 C oltre ad interessi.

La Corte d'Appello di Lecce, espletata nuova consulenza contabile, con sentenza n. 316/14, dichiarava inammissibile l'appello proposto nei

confronti della Società X e dei fideiussori YY, poiché la Banca aveva impugnato i soli capi della sentenza di primo grado aventi ad oggetto la declaratoria di nullità parziale dei contratti n.xxx e n.xxxx intercorsi con AB, i quali non erano assistiti da fideiussione. Il giudice di appello, inoltre, rilevava che la banca aveva sollevato rituale eccezione di prescrizione della domanda di ripetizione di indebito proposta dal correntista con riferimento al solo conto corrente n.xxxx; con riferimento a tale rapporto, accoglieva l'eccezione di prescrizione in relazione ai versamenti

solutori extra-fido; rideterminava inoltre, sulla base della nuova consulenza contabile, l'ammontare degli interessi a credito del T.,

mentre, in accoglimento dell'appello della banca, detraeva dall' importo complessivamente attribuito a S.T. l'ammontare delle somme per ritenute fiscali, in misura del 27% sugli interessi attivi riconosciuti. Sulla base di ciò, condannava la banca al pagamento, in favore di A.M., costituitasi in qualità di erede universale di S.B. al pagamento di 206.221,23 C con riferimento al conto corrente n.xxx e di € 2.602.566,84 con riferimento al conto corrente n.xx.

La Corte territoriale condannava inoltre la Banca alla rettifica delle comunicazioni inviate alla Centrale Rischi presso la Banca d'Italia.

Di qui il ricorso per cassazione proposto da A.M., cui la Banca resisteva con controricorso e ricorso incidentale.

Nell’ esaminare il primo motivo di ricorso ritenuto infondato, la S.C. rileva come la Corte territoriale abbia fatto corretta applicazione del

consolidato indirizzo secondo cui, se i versamenti eseguiti dal correntista in pendenza del rapporto abbiano unicamente funzione "ripristinatoria" della provvista la prescrizione decorre dalla chiusura del conto, mentre nel caso di versamenti solutori - in quanto il conto non sia affidato, ovvero il cliente abbia operato sconfinando dall'affidamento concesso - la prescrizione decorre dal singolo versamento (Cass. sez. u. 24418/2010). Nel contempo gli Ermellini non mancano di ribadire un principio , ormai consolidato relativo alla decorrenza del termine di prescrizione decennale: “

l'azione di ripetizione di indebito, proposta dal cliente di una banca, il quale lamenti la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici maturati con riguardo ad un

contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, è soggetta all'ordinaria prescrizione decennale, la quale decorre, nell'ipotesi in cui i versamenti abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, non dalla data di annotazione in conto di ogni singola posta di interessi illegittimamente addebitati,

ma dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati”.

Nella citata ipotesi, infatti – evidenzia la Corte - ciascun versamento non configura un pagamento dal quale far decorrere, ove ritenuto indebito, il termine prescrizionale del diritto alla

ripetizione, giacchè il pagamento che può dar vita ad una pretesa restitutoria è esclusivamente quello che si sia tradotto nell'esecuzione di una prestazione da parte del "solvens" con conseguente spostamento patrimoniale in favore dell’ accipiens". Trattasi , per l’appunto, di argomento già più volte valorizzato dalla S.C. e che risale alla sentenza delle Sezioni Unite n. 24418/2010.

E’ altresì, ribadita dalla Corte la necessità di distinguere tra versamento ripristinatori della provvista ovvero solutori: “ nel contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, ove il cliente agisca nei confronti della banca per la ripetizione d'importi relativi ad interessi non dovuti, è necessario distinguere

i versamenti riprìstinatori della provvista, operati nel limite dell'affidamento concesso al cliente, da quelli solutori, ovvero effettuati oltre tale limite ai fini della decorrenza della prescrizione decennale dell'azione rispettivamente dalla estinzione del conto o dai singoli versamenti” la

decorrenza della prescrizione dipende dal carattere solutorio - e non meramente ripristinatorio - dei versamenti effettuati dal cliente. Ai fini della valida proposizione dell'eccezione, peraltro, non è necessario che la banca indichi specificamente le rimesse prescritte, né il relativo "dies a quo", emergendo la natura "ripristinatoria' o "solutoria" dei singoli

versamenti dagli estratti-conto, della cui produzione in giudizio è onerato il cliente, sicché la prova degli elementi utili ai fini dell'applicazione della prescrizione è nella disponibilità del giudice che deve decidere la questione.

Nel richiamare l’orientamento espresso dalle Sezioni Unite sin dalla sentenza n.15895/2019, l’ordinanza in commento ribadisce che grava sull’istituto di credito l’onere di allegazione laddove voglia opporre l'eccezione di prescrizione al correntista che abbia esperito l'azione di ripetizione di somme indebitamente pagate nel corso del rapporto di conto corrente assistito da apertura di credito, e che tale onere è soddisfatto con l'affermazione dell'inerzia del

titolare del diritto e la dichiarazione di volerne profittare, senza che sia necessaria l'indicazione delle specifiche rimesse solutorie.

Quanto agli altri motivi , la parte ricorrente ha dedotto che :

a) la Corte d'appello, pur avendo dichiarato la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori (dovuti dal

correntista) avrebbe fatto propri i conteggi della Ctu, che aveva escluso la capitalizzazione anche per gli interessi creditori (in favore del correntista), mentre per questi ultimi avrebbe dovuto applicare la capitalizzazione annuale;

b) la Corte, inoltre, pur rilevando il passaggio in

giudicato della statuizione che ha affermato la nullità della clausola relativa alle spese forfettarie di tenuta conto per indeterminatezza dell'oggetto, non avrebbe detratto tali spese dal

saldo riconosciuto in favore del cliente , la S.C. li ha ritenuti privi di pregio, evidenziando quanto segue. Quanto alla censura sub

a), la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi maturati con riguardo ad un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente e negoziato dalle parti

in data anteriore al 22 aprile 2000, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall'art. 1283 c.c., comporta che il giudice deve calcolare gli interessi senza operare alcuna capitalizzazione

(Cass. 17150 del 2016). Tale conclusione, che discende dalla nullità della capitalizzazione trimestrale per violazione dell'art. 1283 c.c., vale evidentemente sia per gli interessi a debito che per quelli a credito del cliente, ove anche per essi sia stata prevista la suddetta capitalizzazione trimestrale, posto che l'art. 1283 c.c. non opera al riguardo alcuna distinzione.

La censura sub b) è stata ritenuta inammissibile per difetto di autosufficienza, in quanto non è risultato che la Corte territoriale, affermata la nullità per indeterminatezza della clausola circa le spese di tenuta del conto corrente, abbia poi

omesso di escludere tali spese dal saldo del conto corrente medesimo.

In relazione al ricorso incidentale della Banca K. la stessa ha dedotto di aver sollevato l'eccezione dì prescrizione in relazione a "qualsivoglia pretesa creditoria", compresa -a suo dire- quella relativa al conto corrente n.xxx, rilevando che non risulta ravvisabile alcuna rinuncia ad avvalersi della prescrizione per l’altro conto corrente.

La S.C. ha giudicato infondato il motivo , evidenziando che la Corte di Appello, alla luce dell’ interpretazione della comparsa di costituzione nel giudizio di primo grado della banca, ha ritenuto che l'eccezione di prescrizione fosse stata ritualmente sollevata dalla banca unicamente in relazione al conto corrente n. yyyy , in virtù del riferimento specifico, contenuto nel corpo dell'atto e nelle conclusioni dello stesso soltanto a tale contro corrente ed ha rilevato la assoluta genericità del riferimento iniziale alla prescrizione di "qualsivoglia pretesa creditoria"

contenuta nella premessa, priva di alcun elemento che consenta di riferire la suddetta eccezione ad un rapporto diverso da quello indicato nella comparsa di costituzione e risposta, vale a dire il rapporto n. yyyy.

Questo il ragionamento seguito dalla S.C. per arrivare a statuire la conformità a diritto della sentenza della Corte territoriale: “la censura sollevata dalla ricorrente deve qualificarsi come vizio processuale, che si sostanzia nella deduzione di un'attività "deviante" rispetto al modello prescritto dal legislatore, ed in particolare un vizio afferente a portata e contenuto della comparsa di costituzione e risposta, come valutata dal giudice di merito; da ciò consegue che il giudice di legittimità non deve

limitare la propria cognizione all'esame della sufficienza e logicità della motivazione con cui il giudice di merito ha vagliato la questione, ma è investito del potere di esaminare direttamente gli atti sui quali il ricorso si fonda (Cass. Sez. U., 8077 del 2012).

Orbene, sulla base dell'esame della comparsa di costituzione e risposta della odierna ricorrente nel giudizio di primo grado, ritiene il Collegio che l'eccezione di prescrizione sia stata sollevata dalla banca con riferimento al solo conto corrente n. yyyy” Dunque, secondo la S.C., l’eccezione di prescrizione con riferimento anche

all’altro conto corrente non si può dedurre dal generico riferimento all’eccepita prescrizione di “qualsivoglia pretesa creditoria” perché,anzi, in relazione a tale rapporto l'eccezione di prescrizione non risulta mai formulata non essendo rilevante , per la sua assoluta indeterminatezza, un’eccezione come quella descritta. Sotto tale profilo, correttamente la Corte ha evidenziato come in presenza di una pluralità di rapporti tra le medesime

parti, “l'eccezione di prescrizione, compiutamente formulata in relazione ad uno di essi, o meglio ai crediti derivanti da uno di essi, non può automaticamente estendersi agli altri rapporti giuridici ed alle pretese da essi scaturenti, a pena di incorrere nel vizio di ultra-petizione”.