LEGGI & GIURISPRUDENZA : La rincorsa di Achille e la tartaruga!

 

di Mario Romano

Com’è noto, il paradosso di Zenone che sosteneva l’ncapacità di Achille (piè veloce - n.d.r.) di raggiungere la lentissima tartaruga è stato ampiamente confutato, da subito, dalle ineccepibili obiezioni di Diogene di Sinope e ancor prima dal grande Aristotile !

In tema di giustizia, tuttavia, quel paradosso sembra resistere specie nel rapporto tra le riforme legislative e le correzioni da parte dei massimi livelli della Giurisprudenza, quali la Corte Costituzionale e la Cassazione a Sezioni Unite. E’ il caso ( a mo’ di riferimento emblematico) della norma (l’art.75 del D.Lgs.6.9.2011 n.159 concernente il reato di violazione di obblighi di sorveglianza) che ha atteso ben otto anni prima di essere abrogato dalla Corte Costituzionale con la sentenza (.n.25/2019) recepita dalla Corte di Cassazione con propria sentenza (la n.29642) dell’8 luglio del corrente anno.

A seguito della dichiarata incostituzionalità del citato articolo, dunque, è rimasta sancita la giuridica inesistenza del detto reato. E tuttavia, durante l’ arco temporale di previgenza della norma, le condanne per quel reato sono state regolarmente inflitte ed altrettanto regolamente scontate.

Ma tant’è, se è vero che la legge penale - sia pure con i temperamenti di cui all’art.2 del codice penale afferenti la successione di leggi nel tempo - non ammette retroattività (tempus regit actum), è altrettanto vero che, proprio per questo, si dovrebbe operare con enorme prudenza e saggezza allo scopo di evitare le distorsioni conseguenti all’applicazione di leggi contenenti ipotetici contrasti con la Costituzione, prefase obligee dell’intero assetto giuridico cui ogni norma è astrattamente tenuta a conformarsi.

Alla stregua di tali considerazioni, dunque, per quanto attiene il recente varo del c.d.”Decreto

Sicurezza bis” non può non tenersi in debito conto il rilievo mosso da un giurista del peso di Giovanni Maria Flick (presidente emerito dellaConsulta, nonchè ex Ministro della Giustizia), il quale non ha esitato ad adombrare possibili profili di incostituzionalità di detta riforma alla luce dell’art. 10 della Carta Costituzionale in tema di “applicazione dei trattati internazionali e di rapporti con cittadini stranieri provenienti da paesi in cui è impedito l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana”.Si tratta, con ogni evidenza, di elementi

che - duole constatarlo - hanno forse formato oggetto di valutazione non adeguatamente approfondita da parte dell’organo competente (Commissione affari costituzionali) e, quindi, dell’Aula.

Peraltro, riguardo alla riforma in argomento, non trascurabili appaiono, altresì, le accorate espressioni da parte dell’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati che ha evidenziato, con una certa preoccupazione, le difficoltà che la norma sembra frapporre al salvataggio dei naufraghi, obbligatorio in forza dei vigenti principi di diritto internazionale.

Fuor da ogni polemica, dunque, prima di qualsivoglia correzione o abrogazione totale o parziale, per la cui realizzazione sarà necessario il decorso dei tempi lunghi (evocati in apertura di queste note) che di certo non sono ascrivibili alla Corte Costituzionale, se e quando sarà chiamata a decidere, non può che guardarsi con favore alla moral suasion del Capo dello Stato da più parti auspicata, come previsto dall’art.74 della Costituzione, nella prospettiva di una rilettura del testo recentemente licenziato, con armonizzazione degli straripamenti avanti accennati, con salvezza del sacrosanto diritto/dovere di proteggere i confini nazionali che, di fatto, ha ispirato il Legislatore.